Il consigliere di minoranza di Imperia Senza Padroni, Luciano Zarbano, interviene con una nota stampa per esprimere alcune riflessioni in merito alla riunione del Tavolo Antimafia, convocata il prossimo martedì 8 aprile aprile in Comune. Due i dubbi principali sollevati dal consigliere: “il primo è che la riunione sarà a porte chiuse; il secondo è che il Presidente della Commissione della regione Liguria sarà ascoltato dai membri del Tavolo e non viceversa“.
Tavolo Antimafia: i dubbi del consigliere Luciano Zarbano
“Tra pochi giorni, nel Comune di Imperia, si terrà la riunione del Tavolo Antimafia (formato dai membri delle sole Commissioni Comunali I^ e II^, anche se le materie trattate dalle altre 4 Commissioni, oltre la Commissione Speciale Sanità, avrebbero potuto avere qualche attinenza con il problema mafia) con all’ordine del giorno l’audizione del Presidente della Commissione Antimafia della Regione Liguria, l’On. Dott. Andrea Orlando. Due aspetti saltano subito all’occhio: il primo è che la riunione sarà a porte chiuse; il secondo è che il Presidente della Commissione sarà ascoltato dai membri del Tavolo“.
Nel primo caso, non si comprende il motivo di tanta riservatezza: se l’argomento è la lotta alla mafia, perché escludere (anche indirettamente) i cittadini dalla discussione? Nel secondo, ci si aspetterebbe semmai il contrario: ovvero che fossero i membri del Tavolo a porre quesiti e sottoporre problematiche al Dott. Orlando, considerato il ruolo istituzionale che ricopre.
Il 30 ottobre 2023 c’è stata un’“inaspettata” (ma forse non poi così tanto) metamorfosi: dalla Commissione Comunale Antimafia si è passati a un “comodo” Tavolo Comunale Antimafia.
Che differenza sostanziale c’è tra i due organismi? La Commissione Comunale Antimafia è un organismo formale e istituzionale, deciso dal Consiglio comunale, con poteri ben definiti di deliberazione, controllo e, se necessario, anche di indagine. In altre parole, un organo ufficiale con regole, competenze e responsabilità chiare. Il Tavolo Comunale Antimafia, invece, è un organismo informale, pensato per il confronto e la collaborazione.
Qui si incontrano istituzioni, associazioni e svariati attori sociali per condividere informazioni e idee. Di per sé, la possibilità di dialogo è ampia e flessibile – ma manca quella “cornice” istituzionale che, con i suoi vincoli e doveri, renderebbe il tutto più impegnativo e incisivo. Con questa “trasfigurazione” si è dunque passati da un organo ufficiale, dotato di poteri e procedure, a una sorta di chiacchierata conviviale, dove partecipano più o meno tutti coloro che hanno interesse (o dicono di averlo) nel contrasto alla criminalità organizzata.
La domanda sorge spontanea: perché rinunciare a una Commissione con poteri e responsabilità, in favore di un Tavolo più flessibile, soprattutto per chi ci si siede? La Commissione Comunale Antimafia (quella vera) ha poteri più ampi e penetranti, è un organo istituzionale completo di obblighi, regolamenti e doveri formali. Il Tavolo, invece, è più “amichevole”: chiunque – associazioni, cittadini, scuole, magari anche qualche passante – può accomodarsi per discutere di antimafia. Meno vincoli, meno formalità, e (soprattutto) meno “peso” istituzionale.
Potremmo dire: tanta apertura, zero documenti scomodi. Se la Commissione rischiava di creare imbarazzi con i suoi report e i suoi poteri di controllo, il Tavolo ha un vantaggio indiscusso: si può convocare e sciogliere con notevole facilità, evitando obblighi di trasparenza troppo stringenti. E a chi si chiede: “ma a che serve, esattamente?”, basta un comunicato in cui si ribadiscono “la massima collaborazione” e “l’impegno condiviso” per serrare i ranghi e placare le curiosità.
Se si fosse voluto fare sul serio, mantenere l’idea iniziale, la Commissione avrebbe avuto un senso: un ente con compiti e responsabilità ben definiti, in grado di incidere davvero. E invece, si è scelto di puntare su un Tavolo più comodo, allestibile e smantellabile a piacimento. L’importante è esserci, no? E se poi non si ottiene un risultato tangibile, pazienza: perlomeno si è dato prova di buona volontà, con in più l’occasione di fare quattro chiacchiere in compagnia.
A questo punto, diventa chiaro anche il perché delle porte chiuse. A volte, quando si sceglie la strada più facile, è meglio che i cittadini non possano guardare troppo da vicino come ci si organizza per “combattere” la mafia. D’altronde, tra un Tavolo apparecchiato e una Commissione con veri poteri, la differenza è sostanziale, e, ahinoi, si vede.