Non si è fatta attendere la reazione della minoranza dopo la delibera di Giunta (pubblicata QUI dal nostro giornale) che assegna la gestione della piscina “Felice Cascione” alla Federazione Italiana Nuoto.
Il consigliere comunale del Partito Democratico, Ivan Bracco, ha affidato a un video sui social un duro attacco all’amministrazione Scajola, annunciando l’invio di un esposto agli organi di controllo
Bracco, riprendendosi davanti all’impianto di via San Lazzaro, ricostruisce la vicenda partendo dalla gestione attuale, quella della Rari Nantes Imperia. Il consigliere ricorda di aver già sollevato la questione in Consiglio Comunale, presentando un’interpellanza.
“Pochi giorni fa la giunta ha deliberato di affidare la gestione dell’impianto natatorio alla Fin, escludendo la Rari Nantes, di fatto affidando nuovamente a una persona vicina al sindaco la gestione della piscina.” Il consigliere sottolinea che questa persona sarebbe “attualmente vicepresidente regionale della Fin” e che ne avrebbe parlato alla stampa “ancora prima che fosse formalizzato l’atto”.
Il nodo, per l’esponente del Pd, è tutto procedurale: “Ci sono delle problematiche sull’affidamento diretto, perché ricordo a tutti che è un impianto pubblico, dunque deve rispettare le evidenze pubbliche di assegnazione, non si può dare a chi si vuole.”
Bracco annuncia quindi il passo successivo: “Invierò una nota specifica alle autorità competenti, in primis all’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, la quale aveva emesso una circolare esplicativa proprio riferita all’assegnazione delle piscine, e ad altri enti competenti quali la Corte dei Conti, la Guardia di Finanza e la Procura della Repubblica”, per verificare se la procedura scelta dal Comune sia regolare.
A sostegno delle sue perplessità, Bracco richiama una sentenza del Consiglio di Stato del 2016 (QUI), che aveva bocciato l’affidamento diretto senza gara della gestione di una piscina comunale, deciso da un altro Comune per ragioni di urgenza. I giudici di Palazzo Spada avevano stabilito che l’affidamento diretto “rappresenta un’eccezione al principio generale della pubblicità e della massima concorrenzialità” e che i presupposti per ricorrervi “devono essere accertati con il massimo rigore e non sono suscettibili d’interpretazione estensiva”.






