5 Agosto 2026 11:14

Imperia: spaccio di droga, il SILP CGIL in allarme. “Organici inadeguati per affrontare l’emergenza”

Il SILP CGIL di Imperia interviene sul tema dello spaccio di stupefacenti nel Ponente ligure, prendendo spunto dai cinque arresti effettuati nell’ultima settimana tra Sanremo, Perinaldo e Imperia. In una nota firmata dal segretario generale provinciale Antonio Peroni, il sindacato esprime apprezzamento per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine, ma evidenzia le criticità legate alla carenza di organici, alle risorse disponibili e alla gestione del fenomeno, avanzando una serie di proposte rivolte alle istituzioni.

La SILP-CGIL: “Cinque arresti in una settimana non sono una vittoria, sono un allarme”

Cinque arresti in meno di una settimana tra Sanremo, Perinaldo e Imperia. Cocaina divisa in involucri già pronti, ecstasy, ketamina, bilancini di precisione, contanti, materiale per il confezionamento. Un ragazzo che sniffa su una panchina di Calata Anselmi a Borgo Marina davanti agli operatori. Un acquirente fermato sul motorino con la dose ancora in tasca.

C’è chi legge questi numeri come una buona notizia. Noi li leggiamo per quello che sono: la fotografia di un fenomeno che le forze dell’ordine stanno contenendo con le unghie, non governando. E lo stanno facendo con organici che nessuno ha mai adeguato alla realtà di questa provincia.

Il dato più eloquente non è nel bilancio dei sequestri. È in un dettaglio che gli investigatori conoscono benissimo: durante le fasi dell’arresto, i cellulari degli indagati hanno continuato a squillare. Clienti. Uno dopo l’altro. Significa che l’offerta è capillare, ma soprattutto che la domanda è enorme, stabile e trasversale. Non è un problema di «sicurezza percepita». È un mercato.

Le cause: quello che non si dice nei comunicati

1. Organici calibrati sulla popolazione residente, non su quella reale.

Imperia è provincia di frontiera e provincia turistica. D’estate le presenze si moltiplicano, il mercato degli stupefacenti si moltiplica con esse, e le piante organiche restano quelle di sempre — anzi, si assottigliano per pensionamenti non compensati e per un’età media del personale che continua a salire. Nel Ponente si chiede a un numero insufficiente di operatori di coprire controllo del territorio, ordine pubblico, servizi di frontiera, indagini. Qualcosa, necessariamente, si sacrifica.

2. La frontiera assorbe risorse che vengono sottratte al territorio.

Ventimiglia e i dispositivi di controllo ai valichi impegnano stabilmente personale che, altrove, sarebbe destinato alla prevenzione e alla repressione dello spaccio. È una scelta politica nazionale ed europea: legittimo discuterne, ma che sia chiaro che non è a costo zero e che il conto lo pagano il territorio e i colleghi.

3. Il Ponente è terminale di una filiera che parte molto più a monte.

La cocaina che finisce in involucri da otto grammi su una panchina non nasce a Borgo Marina. Arriva attraverso rotte e scali portuali, transita, viene frazionata. Finché l’azione si concentra quasi esclusivamente sull’ultimo anello — il più povero, il più esposto, il più facilmente sostituibile — il sistema si riproduce identico il giorno dopo l’arresto.

4. La marginalità come manodopera.

Uno degli arrestati viveva in una tenda in spiaggia, senza fissa dimora, con permesso di soggiorno scaduto. Non è un dettaglio di colore: è la descrizione di un bacino di reclutamento. Chi non ha casa, documenti validi, accesso al lavoro regolare né prospettiva di rimpatrio effettivo diventa la manovalanza a perdere delle organizzazioni. Chi ci guadagna davvero non dorme in spiaggia e non viene quasi mai fermato in flagranza.

5. Le porte girevoli.

Gli operatori lo vivono ogni giorno: arresto in flagranza, direttissima, e in tempi brevissimi la stessa persona è di nuovo sulla stessa panchina. Non è colpa della magistratura, è l’effetto di un impianto normativo che scarica sul penale un problema che è anche sanitario e sociale, e di un sistema penitenziario al collasso che non può assorbire ciò che gli si chiede.

6. La prevenzione è stata smantellata.

Sedi sotto organico, servizi territoriali ridotti all’osso, educativa di strada quasi inesistente, progetti nelle scuole affidati alla buona volontà. Nel frattempo la cocaina è diventata una sostanza a basso costo e ad alto consumo di massa, la ketamina — un anestetico veterinario — circola nel divertimento notturno, e crescono le sostanze sintetiche di cui sappiamo pochissimo. Alla polizia si chiede di tamponare a valle un argine che è stato tolto a monte.

Le soluzioni: cosa chiediamo, concretamente

  • Un piano straordinario di assunzioni e una revisione dei criteri di distribuzione degli organici, che tenga conto di presenze turistiche, frontiera e flussi reali e non della sola popolazione residente. Per il Ponente servono numeri, non rassicurazioni.
  • Potenziamento delle articolazioni investigative: Squadre Mobili, sezioni antidroga, Sezioni di PG. Gli arresti di questi giorni nascono da attività qualificata: si finanzi quella, non solo la vetrina delle pattuglie straordinarie.
  • Investimento vero in tecnologia e analisi forense. I telefoni sequestrati sono miniere di prove: senza strumenti, licenze e personale formato per estrarli e analizzarli in tempi utili, restano oggetti in un sacchetto.
  • Aggredire i patrimoni. Indagini economiche, sequestri, misure di prevenzione patrimoniali. Si colpisca il profitto, non solo la dose.
  • Rinnovo contrattuale dignitoso e pagamento integrale dello straordinario prestato. Non è una parentesi rivendicativa: chi lavora sottopagato, con mezzi vetusti e sedi inadeguate, con turni coperti da un collega in meno, produce meno sicurezza. È aritmetica, non ideologia.
  • Tutela della salute degli operatori: DPI adeguati per la manipolazione di sostanze — il rischio di esposizione a oppioidi sintetici non è più teorico — formazione specifica e disponibilità di naloxone nei dispositivi operativi.
  • Coordinamento reale in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con controllo coordinato del territorio e chiarezza sui ruoli. Se la Polizia Locale interviene su fatti di spaccio, deve avere formazione, tutele e dotazioni conseguenti: non si colmano i vuoti dello Stato scaricandoli su altri operatori.
  • Ripristino e finanziamento dei servizi di prevenzione e riduzione del danno, in raccordo con ASL, Comuni e scuole. Sul consumo giovanile la repressione da sola ha già dimostrato di non funzionare, in tutta Europa.
  • Una discussione seria e non ideologica sul Testo Unico 309/90, che distingua nettamente il consumo dal traffico e liberi risorse investigative e giudiziarie per chi la droga la vende all’ingrosso.

Il punto

Ai colleghi delle Sezioni Operative dei Carabinieri, alla Squadra Mobile della Questura di Imperia, agli agenti della Polizia Locale che in questi giorni hanno lavorato bene va il nostro riconoscimento pieno. Ma il riconoscimento sindacale non basta, e non è quello che chiediamo: chiediamo condizioni di lavoro all’altezza di quello che si pretende da questi lavoratori.

Cinque arresti in sei giorni non sono la prova che il dispositivo tiene. Sono la prova che il mercato è così denso che ci si inciampa. Continuare a celebrare i risultati senza dare a chi li ottiene uomini, mezzi, tutele e un contratto decente significa una cosa sola: preparare la prossima emergenza.

Antonio PeroniSegretario Generale Provinciale SILP CGIL Imperia

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