Locali di servizio e spogliatoi trasformati in vere e proprie “saune”, camere destinate al riposo del personale rese invivibili dalle temperature elevate, con pesanti ripercussioni sul benessere e sulla sicurezza degli operatori. È la denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che ha chiesto con carattere d’urgenza l’installazione di impianti di climatizzazione nei locali destinati al personale della Casa Circondariale di Imperia, evidenziando come le condizioni ambientali siano ormai incompatibili con gli standard previsti dalla normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Secondo quanto rappresentato dal SAPPE, le elevate temperature registrate nelle camere di servizio della caserma agenti e negli spogliatoi compromettono il necessario recupero psico-fisico del personale e rendono estremamente gravoso lo svolgimento dell’attività lavorativa. Nella nota indirizzata alla Direzione dell’istituto e al Provveditorato regionale viene inoltre richiamato il rispetto degli obblighi previsti dal decreto legislativo n. 81 del 2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
«Siamo davanti ad una situazione che non può più essere tollerata», denuncia Vincenzo Tristaino, segretario nazionale del SAPPE per la Liguria. «È inaccettabile che donne e uomini della Polizia Penitenziaria, chiamati ogni giorno a garantire la sicurezza dello Stato, debbano lavorare e perfino riposare in ambienti soffocanti, privi delle più elementari condizioni di vivibilità. Non chiediamo privilegi, ma il rispetto della dignità dei lavoratori e delle norme vigenti. Se si pretende professionalità, lo Stato deve garantire condizioni di lavoro adeguate.»
Ancora più diretto Giuseppe Giangrande, segretario provinciale del SAPPE di Imperia: «La situazione è diventata insostenibile. Gli spogliatoi e le camere di servizio raggiungono temperature tali da rendere impossibile il recupero delle energie durante il turno. È paradossale che nel 2026 si debba ancora rivendicare il diritto ad ambienti salubri. Altro che “al fresco”: la Polizia Penitenziaria si squaglia! Auspichiamo che la Direzione intervenga immediatamente per porre fine ad una condizione che mortifica il personale e rischia di incidere anche sull’efficienza operativa dell’istituto.»
Per Donato Capece, segretario generale del SAPPE, «questa vicenda rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto poco si investa nelle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria. Si parla continuamente di sicurezza, ma ci si dimentica che la sicurezza passa anche dalla tutela di chi la garantisce ogni giorno. Non è concepibile che il personale sia costretto a operare in condizioni climatiche proibitive, mentre le ondate di calore sono ormai un fenomeno strutturale e non episodico.»
«Il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – prosegue Capece – devono stanziare risorse straordinarie per climatizzare tutti gli ambienti destinati al personale negli istituti penitenziari italiani. Non servono annunci, ma interventi concreti e immediati. Garantire ambienti di lavoro dignitosi significa tutelare la salute degli operatori, migliorare l’efficienza del servizio e assicurare livelli di sicurezza più elevati all’interno delle carceri.»
Il SAPPE conclude chiedendo che la richiesta avanzata dalla struttura provinciale di Imperia venga accolta con la massima urgenza e che l’Amministrazione avvii un piano nazionale per l’adeguamento climatico delle caserme, degli spogliatoi e dei locali di servizio della Polizia Penitenziaria, affinché il personale non sia più costretto a lavorare in condizioni incompatibili con la dignità e la sicurezza previste dalla legge.






