14 Aprile 2026 15:18

“Vorrei un Angel Shot”. Il drink in codice nato nel 2016 per chiedere aiuto entra nei bar ad Imperia. Le origini e come funziona

È più o meno dal 2018 che, tra alti e bassi, circola sui social la storia dell’“Angel Shot”: un finto drink, in codice da ordinare al bancone quando ci si trova in una situazione di pericolo o disagio, specialmente in contesti di appuntamenti o uscite serali. Dopo anni in cui è stato rilanciato ciclicamente, il fenomeno è tornato virale nelle ultime settimane, e comincia a fare capolino anche in alcuni locali della provincia di Imperia.

L’origine di questa idea risale al Regno Unito, più precisamente nel Lincolnshire, dove è nata la campagna “Ask for Angela” (“Chiedi di Angela”): un’iniziativa contro le aggressioni sessuali che invitava le donne a usare questa frase in codice per chiedere aiuto al personale dei locali in caso di appuntamenti pericolosi o situazioni di disagio. L’obiettivo era permettere loro di essere accompagnate all’uscita o di ricevere assistenza senza allarmare chi si trovava con loro. La campagna ha avuto risonanza internazionale e si è trasformata negli Stati Uniti nell’“Angel Shot”, adattata al contesto dei cocktail bar.

A cosa serve ordinare un “Angel Shot”?

L’iniziativa è lodevole: ordinare un “Angel Shot” permette di comunicare in modo discreto al personale del locale la necessità di ricevere supporto. A seconda della “versione” del drink (liscio, con ghiaccio, con lime), può implicare la richiesta di un taxi, della chiamata alle forze dell’ordine o di essere accompagnati fuori in sicurezza.

Tuttavia, perché questa iniziativa possa realmente funzionare, è necessario che non rimanga un fenomeno legato solo all’hype del momento. Serve una diffusione concreta e continuativa del “codice” tra baristi e addetti ai lavori, una campagna di comunicazione efficace e, soprattutto, una consapevolezza costante del fatto che le situazioni di disagio e violenza – soprattutto contro le donne – non si presentano solo quando diventano trending topic.

Iniziative come l’Angel Shot rappresentano quindi un valido aiuto, ma devono essere integrate in un contesto più ampio e strutturato di prevenzione e ascolto. Solo così si potrà passare da un gesto simbolico a un vero strumento di tutela.

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