14 Aprile 2026 12:17

Ventimiglia: muore cadendo da una scala. A processo il figlio per omicidio colposo. La difesa chiede l’assoluzione: “Un dramma nel dramma”

In breve: Il Pubblico Ministero chiede la condanna a 8 mesi: “Il figlio è responsabile”

Si è tenuta questa mattina, presso il Tribunale di Imperia, una nuova e decisiva udienza del processo per la tragica morte dell’operaio 51enne, deceduto nel 2022 dopo essere precipitato da una scala durante un presunto sopralluogo per l’installazione di un climatizzatore. A processo il figlio della vittima, titolare della ditta edile, un altro imprenditore e il proprietario dell’immobile. Oggi in aula la requisitoria del Pubblico Ministero e l’arringa della difesa, in un dibattimento che punta a fare luce su presunte gravi violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro.

Il Pubblico Ministero chiede la condanna a 8 mesi: “Il figlio è responsabile”

Il Pubblico Ministero, dopo aver ricostruito la dinamica dell’incidente, ha messo in luce alcuni elementi fondamentali: “Abbiamo una ricostruzione indiziaria perché nessuno ha assistito alla caduta. Un dato è certo: la vittima è caduta dopo essere salita su una scala e aggrappandosi ad un palo che sosteneva la rete metallica sulla sommità del muro. Il palo non ha retto e si è divelto provocando la caduta dell’operaio che si reggeva a quello”.

La discussione si sposta poi sul perché la vittima sia salita sulla scala e il PM dichiara: “Ci sono dati indicativi che mostrano come quella fosse una giornata lavorativa a tutti gli effetti finalizzata al montaggio di un ponteggio, non un sopralluogo. Anche le altre persone presenti erano lì non per un caffè o per caso, erano vestiti da lavoro ed erano lì per lavorare in nero”.

Il figlio è responsabile per la morte del padre – dichiara il PM – mi rendo conto che sia una affermazione forte, ma è l’unico colpevole. Devono essere concesse le attenuanti per la particolare delicatezza della situazione umana e il fatto che è un soggetto encomiabile. Chiediamo quindi la pena di un anno di reclusione che può essere ridotta ad 8 mesi. Per gli altri imputati invece chiedo l’assoluzione”.

L’arringa della difesa: “Che colpa ha questo ragazzo?”

Inizia poi l’arringa della difesa del figlio della vittima, rappresentata dall’avvocato Marco Bosio: “Siamo in un dramma nel dramma e bisogna considerare il contesto familiare. È vero, il padre aveva un debito con l’agenzia delle entrate e ha sfruttato l’escamotage di affidare la ditta al figlio, ma si tratta di una ditta a oggi a posto, seria e in regola. L’autonomia decisionale prima dell’incidente è sempre stata nelle mani del padre sommando l’autorità professionale a quella paterna”. L’arringa si sposta poi sul lavoro in sé: “Non si sono mai registrati incidenti sul lavoro nella ditta. La vittima era molto abile, aveva una grandissima esperienza che forse però gli ha giocato un brutto scherzo il giorno dell’incidente. Secondo il PM non era un sopralluogo, ritengo cambi poco, ma secondo noi era un sopralluogo per capire se e come montare il ponteggio”.

L’avvocato Bosio prosegue poi spiegando che l’imputato al momento della caduta era lontano, non ha dato indicazioni al padre su come montare la scala “Lui che aveva imparato a lavorare dal padre non gli dà certo indicazioni data la sua esperienza. La vittima è salita sulla scala, ma ritenere inadeguata la scala non è reale perché permetteva di guardare oltre. Non è stata usata per salire sul muretto largo 30 cm, non ci doveva salire, doveva solo osservare”.

La scala – prosegue l’avvocato – era solida. Il muro non era visivamente ammalorato. Non sappiamo come si sia staccato questo montante, sta di fatto che il muro non sembrava pericolante. E allora i contorni di responsabilità si delineano meglio. Non c’è la classica situazione dell’infortunio del lavoro, qui abbiamo un datore di lavoro che è un lavoratore, un capovolgimento di ruoli che incide sulle condotte. Non possiamo collegare l’evento alla violazione delle norme sulla sicurezza perché la scala per l’osservazione era adeguata. Senza contare l’imprevedibilità”.

Quale addebito di colpa dobbiamo dare a questo ragazzo? Chiedo venga assolto perché il fatto non sussiste” chiosa l’avvocato Bosio.

L’udienza è stata quindi rinviata per repliche al 25 giugno.

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