16 Aprile 2026 08:58

L’intervista con Inoki: “A Imperia vorrei tornare. Le piccole province danno ispirazioni, ma spesso per riuscire bisogna andare via”

Un viaggio nel tempo e nello spazio, tra jazz, memoria e radici. Con “The Jazzness”, il nuovo album di Inoki, l’anima ruvida e profonda del rap italiano torna a raccontarsi in una chiave inedita, più riflessiva, intima e musicale.

Un disco nato lontano dal caos urbano, sulle rive silenziose del lago d’Orta, dove Inoki ha riscoperto il valore del “togliere” per ritrovare l’essenza. Tra collaborazioni d’autore, come quelle con Zibba, Kiddo e Chryverde, e il ritorno al brano “Vecchio Quartiere” – dedicato a Porto Maurizio – il rapper rivela un legame mai spezzato con Imperia, tra nostalgia e voglia di ritorno.

In questa intervista ci racconta la genesi del progetto, il suo sguardo sul presente e un consiglio sincero per chi sogna la musica partendo dalla provincia.

L’intervista con Inoki

The Jazzness” è un disco particolare, lo hai raccontato tu stesso. Sotto un certo punto di vista, anche per come hai spiegato com’è nato il disco, sembra esserci l’esigenza di rallentare, magari di togliere qualcosa di rumoroso, anche nel senso di notifiche del telefono, caos, vita che corre… Da cosa nasce questo bisogno di ‘togliere’ invece che aggiungere?

C’era bisogno di staccarsi dalla giungla urbana che è la vita oggi. Ci siamo chiusi nello studio sul lago d’Orta e abbiamo lasciato andare il flusso creativo. Volevamo cercare di creare qualcosa senza tempo. Abbiamo pensato di prendere vecchi brani e dargli nuova vita, con calma e pazienza non con la fretta e il consumismo di un fastfood.

Com’è nata e com’è stato collaborare con Zibba, Kiddo e Chryverde?

È stato un lavoro di composizione musicale. Oggi la produzione è tutta con il computer, copia-incolla di hit americane che vengono riproposte con le app… ormai è così. Noi invece ci siamo messi a suonare, a reinterpretare, a fare la musica come si faceva una volta.

Vecchio Quartiere” è un brano pubblicato nel 2001 all’interno del progetto “Quinto Dan”. Parla del legame con Porto Maurizio, dei cambiamenti nel tempo, dei volti familiari che non ci sono più, delle storie lasciate ai margini. Una canzone che non invecchia mai….

Non conosco più Imperia come quando ero bambino, ms ciò che ho visto all’epoca mi ha portato a scrivere questa canzone nel 2001. Non so se è attuale, ma certe cose, certe sensazioni, per chi cresce qui e poi va via è difficile che cambino. Effettivamente sono tornato poco tempo fa per fare il video e tutti gli amici mi dicono che non è cambiato niente da allora!

Sempre in “Vecchio Quartiere”, ieri e oggi, c’è il verso che dice: “Biochimicamente sento il richiamo del mio mare. Devo andare”. Quanto il mare influenza la tua scrittura anche oggi? E torni ogni tanto qui?

Quando abitavo a Imperia sentivo tanto la poesia del mare. Questa presenza fissa era un riferimento. Quando sono andato via, i primi mesi ho sofferto tanto, poi mi sono abituato. Adesso che sono grande, onestamente, ci vorrei tornare.

In un periodo dominato da algoritmi e hit virali, come si fa a rimanere fedeli a sé stessi senza cedere alle mode?

Io credo che un artista, se ha qualcosa da comunicare, lo fa indipendentemente da tutto. Bisogna essere reali, onesti con se stessi e continuare a fare ciò che si ama, indipendentemente dal guadagno. Questo è l’unico modo per rimanere immortali. Se lo fai per soldi, non fai più quello che devi fare.

Come ti rapporti con le nuove generazioni di rapper? Segui qualcuno in particolare?

In questa fase della mia vita non sto seguendo molto la scena, perché non mi sta dando tanti stimoli. Seguo ovviamente gli Assalti Frontali, sono amici da anni e a casa mia ascolto solo vinili che abbiano almeno 30 anni! Di novità posso dirti che a Genova c’è Helmi, un ragazzo arabo che mi piace molto e sta facendo un bel percorso.

Un consiglio a chi sogna di intraprendere una carriera nella musica partendo da una piccola provincia?

Purtroppo io sono dovuto andare via da Imperia per riuscire nella musica. Le piccole province danno tanta ispirazione, tanta poesia, ma il nostro lavoro oggi è a Milano. Se vuoi fare questo mestiere comunque devi fare esperienza fuori, formarti, viaggiare e conoscere più realtà possibili e immaginabili. In ogni mestiere, ma specialmente nel nostro studiare, darsi da fare, non fare i cretini in mezzo alla strada e fondamentale.

A cura di Selena Marvaldi

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