Una vicenda giudiziaria delicata quella che si è svolta nelle aule del Tribunale di Imperia che vedeva un 44enne accusato di aver sottoposto la moglie e i figli a reiterate condotte di violenza psicologica, maltrattamenti e molestie. Oggi, dopo una lunga fase istruttoria in cui sono stati sentiti anche i figli dell’imputato, è arrivata la sentenza letta dal collegio presieduto dai giudici Carlo Alberto Indellicati, Francesca Eleonora Chiara Di Naro e Antonio Romano.
La richiesta del PM e la ricostruzione dei capi di accusa
Nel corso della sua requisitoria, il Pubblico Ministero aveva chiesto una pena di 8 anni, portando all’attenzione del collegio giudicante numerosi elementi emersi durante l’istruttoria che sembravano confermare le dichiarazioni delle parti offese. Tra questi, gli insulti rivolti al figlio, definito “mongoloide”, schiaffi, calci, e gravi minacce nei confronti della moglie, come quella in cui l’avrebbe definita “una prostituta” e le avrebbe detto che, se l’avesse lasciato, l’avrebbe uccisa. Racconti confermati anche dai bambini, ascoltati nel corso del processo, che hanno descritto questi episodi con “una normalità assurda”. “L’imputato nega – hanno sottolineato gli avvocati della parte civile Stefania Veronica Lombardi (rappresentante dei tre minori) e Teresa Trentinella (rappresentante della moglie dell’imputato) – ma allora stanno mentendo tutti gli altri? A che scopo?”.
La difesa: “Nei messaggi non si parla della violenza. Tutto nasce dopo la scoperta di un tradimento”
Diversa la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Luigi Patrone che sottolinea come la testimonianza della moglie fosse piena di contraddizioni: “Ciò che lascia perplessi è che tutto nasce dopo la scoperta di alcuni tradimenti telematici da parte dell’imputato. Scoppia la crisi, ma mai nei messaggi intercorsi tra le parti, emergono episodi di violenza“. Su questo poggia quindi la richiesta di assoluzione in via principale senza subordinata.
La sentenza
Alla fine, il collegio ha emesso la sentenza: l’imputato è stato condannato a 8 anni e 9 mesi di reclusione, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per tutta la durata della pena. Il tribunale ha inoltre disposto la sospensione della potestà genitoriale per un periodo di 16 anni e il pagamento di un risarcimento danni: 10 mila euro alla moglie e 15 mila euro per ciascun figlio.






