20 Aprile 2026 10:07

Pallavolo, Mondiali in Thailandia: sulla panchina della Svezia c’è l’allenatore imperiese Matteo Marongiu / L’intervista

In breve: È partito da Imperia e oggi siede sulla panchina della nazionale femminile svedese come data analyst e assistente allenatore. È la storia di Matteo Marongiu

Nato a Sanremo, ma cresciuto a Imperia, oggi siede sulla panchina della nazionale femminile svedese come data analyst e assistente allenatore. È la storia di Matteo Marongiu, 32 anni, che in questi giorni si trova in Thailandia per i Mondiali di pallavolo.

La Svezia ha debuttato con una sconfitta al tie-break contro l’Olanda (3-2) e si prepara domani, domenica 24 agosto, a una sfida delicatissima contro le padrone di casa della Thailandia. Nell’attesa, Marongiu ha raccontato a ImperiaPost il suo percorso e i ricordi delle prime esperienze pallavolistiche maturate proprio a Imperia.

L’intervista con Matteo Marongiu: da Imperia ai Mondiali in Thailandia

Attualmente sei ai Mondiali di pallavolo femminile in Thailandia con la nazionale svedese. Che esperienza è, dal punto di vista tecnico e personale, partecipare a un evento di questo livello?

Sì, sono al mondiale con una doppia figura professionale: data analyst e assistente allenatore.
Come Data analyst mi occupo di raccogliere tutte le statistiche sia inerenti alla nostra squadra che delle perfomance avversarie, questo per avere sottomano dati che ci possano permettere di pianificare sia gli allenamenti, in modo da migliorare eventuali punti deboli, sia il piano tattico da proporre poi in partita, cercando cosa può dare maggiori risultati.

Durante gli allenamenti invece come assistente allenatore mi occupo di far lavorare tecnicamente i giocatori, e in generale di essere di aiuto per la buona riuscita dell’allenamento, con consigli e guide sia sulla tecnica che sulla tattica dei giocatori.
In questo aspetto è molto stimolante lavorare con Lorenzo Micelli, Head coach della nazionale, che vanta un’esperienza incredibile nel mondo della pallavolo.

Qual è stato il percorso che ti ha portato da Imperia, Sanremo la tua città natale ai Mondiali?

Dopo aver lavorato per 3 anni tra Imperia e Sanremo, nel 2018 mi sono trasferito a Monza con Arianna, all’epoca fidanzata, ora moglie.

Ho avuto la fortuna di entrare subito nel settore giovanile del Vero Volley, uno dei più grandi club italiani, e da li è iniziata la mia carriera, prima nel giovanile di alto livello nazionale per poi passare a lavorare con i “grandi”. Ho lavorato in Serie A italiana e collaboro con Neuchâtel, squadra di Serie A svizzera con la quale abbiamo vinto 3 titoli la scorsa stagione, campionato, coppa e supercoppa.

Quali sono le tue responsabilità come data analyst? In che modo il tuo lavoro contribuisce alla strategia della squadra durante le partite?

Il lavoro consiste nel registrare e codificare ogni giocata all’interno dell’azione, usiamo software dedicati che ci permettono di tenere traccia della qualità dei tocchi, di registrare attitudini di ogni giocatore come le loro direzioni principali di battute e attacchi.

Questo si tramuta poi nel costruire, insieme ai membri dello staff, una strategia per esaltare quelli che sono i nostri punti di forza e forzare l’avversario a giocare situazioni che non sono profittevoli per il loro stile.

Hai mantenuto un legame con il mondo della pallavolo imperiese o con il territorio in generale? C’è qualcuno che ti ha particolarmente influenzato nel tuo percorso?

Attualmente non collaboro con nessuna società del territorio ma ho ottimi ricordi delle mie esperienze Liguri, ho mosso i primi passi nella San Camillo, dopo aver giocato in adolescenza nel Volley Imperia (Volley Primavera) dove la neo-dirigenza, Francesca Ginardi in primis, mi diede fiducia con un gruppo U16, da li è iniziato un po’ tutto. I ricordi dell’esperienza ligure sono bellissimi, pilastri della pallavolo del ponente ligure come Franca Abbo e Monica Neuhoff sono stati i primi modelli, grande etica del lavoro e sapevano come “costruire” delle squadre, non solo atleti capaci di eseguire gesti tecnici.

Come viene vissuta la pallavolo in Svezia rispetto all’Italia? Noti differenze culturali, organizzative o tecniche?

È un momento storico molto particolare, il gruppo che sta partecipando al mondiale fa parte di una generazione d’oro in cui il talento più grande è quello di Isabelle Haak, Campione di tutto con Conegliano, la squadra più forte al mondo.

Tutti i numeri del movimento sono in crescita, e far parte di questo progetto è un motivo di grande orgoglio. Ovviamente c’è qualche differenza culturale, ogni tanto bisogna frenare la “mediterraneità” che ci appartiene, per un approccio più pacato e calmo in linea con l’atteggiamento scandinavo!

In generale però il confrontarsi con ambienti diversi da quello che vivi solitamente, non può non essere che un bene per il proprio bagaglio culturale.

Hai obiettivi futuri nel mondo della pallavolo? Ti piacerebbe, un giorno, riportare la tua esperienza internazionale in Liguria e perché no, a Imperia?

Il sogno più grande è la partecipazione alle Olimpiadi, sono molto contento e soddisfatto di quello che ho raccolto finora ma a 32 anni ho ancora molto tempo per pormi obiettivi finali o mete. L’obiettivo è ambire alla vittoria ogni stagione, indipendentemente se sia con una squadra di club o con una selezione nazionale.

Credits foto: Fabrizio Acali

A cura di Selena Marvaldi

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