Chi fa questo mestiere lo sa: gli articoli più importanti non sempre coincidono con quelli più letti. Certamente la scoperta di un grande scandalo politico o un eclatante fatto di cronaca attirano molti lettori e assolvono alla funzione di pubblica utilità, ma le notizie di questo tipo alla fine del mese si contano forse sulle dita di una mano. Il resto del tempo bisogna barcamenarsi, per così dire, tra fatti che accendano la fantasia e la curiosità e grigi documenti scritti in “burocratichese”, con riferimenti a noiose pratiche redatte anni prima, tentando di cavarne il succo per renderli più digeribili a chi distrattamente viene visitato da un nostro articolo.
Come una storia di grigia burocrazia imperiese ha conquistato il cuore di decine di persone alle porte dell’Asia
La missione, si capisce, non è delle più semplici. Capita, dunque, che l’emozione manchi semplicemente perché la materia trattata non ne possiede nemmeno un po’. Alcuni di questi casi, però, nascondono spesso le fondamenta stesse di questa città, piccoli tasselli che possono reggere (o far crollare) tutto quanto, pur apparendo totalmente privi di appeal.
Non sappiamo dire, in tutta sincerità, se questo si possa affermare a proposito del lungo iter che sta portando avanti il Comune di Imperia per l’affidamento della gestione degli impianti pubblicitari. Una pratica che ha avuto origine ormai quasi due anni fa, con la proposta portata avanti dall’assessore Gianmarco Oneglio che nel febbraio del 2024 dichiarava con soddisfazione: “Restituiamo alla città un’immagine ben diversa da quella attuale, consentendo di avere inoltre una comunicazione sia istituzionale che commerciale maggiormente efficace“.
Da lì bisogna andare avanti di più di un anno, con l’apertura del bando ad aprile di quest’anno (e l’immediato ricorso al TAR di quattro aziende), che però fin da subito non ha raccolto il successo sperato. Ancora a giugno il casellario delle offerte ricevute segnava uno 0 assoluto, rendendo necessaria una proroga. La motivazione, spiegava il Comune lo scorso 30 giugno, era la complessità dell’appalto, che rendeva necessario per le società interessate maggiore tempo per formulare i propri progetti.
“Ma insomma che noia!” direte voi, e a ragione. Si tratta, se non altro, della prova dello scarso fascino della faccenda. Non stupisce, quindi, che l’interesse riportato per l’aggiornamento su questa lunga e poco appetibile vicenda, pubblicato nella serata di ieri, sia stato prossimo a quello delle aziende interessate (per la cronaca, infine, due): uno smacco per un progetto che vuole proprio garantire una comunicazione più efficace.
Fortunatamente, come in ogni storia che si rispetti, arriva infine il colpo di scena. Il deus ex machina potremmo dire per rivendicare un desiderio artistico, ma per citare Woody Allen “La vita non imita l’arte, imita la cattiva televisione“. E allora ecco che la soluzione si trova in un grande esempio di comunicazione: il successo planetario delle soap opera turche.
E come spesso accade in questi racconti (loro sì, pieni di pathos) il salvataggio arriva all’ultimo secondo, spesso con soluzioni improbabili: all’improvviso, infatti, 26 utenti Facebook di nazionalità turca e residenti in Turchia (senza apparente legame con la folta comunità presente in città) si sono tutti interessati nello stesso istante alle sorti della gestione degli impianti pubblicitari nel Comune di Imperia, regalando un proverbiale like di sostegno al risultato ottenuto dall’assessore Oneglio.


Un malpensante – e si sa che ce ne sono molti – potrebbe trarne cattive conclusioni, suggerendo l’acquisto di pacchetti di like com’è comune tra i più ignoti influencer, magari alludendo al fatto che un assessore con delega alla digitalizzazione saprebbe dove mettere le mani. Ma noi no, nonostante tutto restiamo inguaribili romantici e pensiamo che qualcuno, magari al di là dei dardanelli, nella terra che ha visto svolgersi le grandi vicende dell’Iliade, abbia saputo cogliere la poesia in un grigio aggiornamento burocratico.
E allora ecco la nostra modesta proposta per un nuovo slogan, che renda più accattivante la travagliata storia di questo affidamento: “Lütfen beğenin“. Il significato lo lasciamo qua sotto, ma siamo sicuri che voi che leggete lo conoscete già.







