Nuova udienza questa mattina presso il Tribunale di Imperia per il processo a carico del sindaco Claudio Scajola, imputato con l’accusa di favoreggiamento personale nell’ambito del cosiddetto “caso Maiolino”.
Dopo aver ascoltato i membri della Polizia Municipale, le dichiarazioni spontanee rese dallo stesso primo cittadino e le testimonianze tecniche dei mesi scorsi, l’udienza odierna ha visto ulteriori escussioni di testimoni chiamati a chiarire aspetti urbanistici, amministrativi e ambientali legati alla vicenda, che ruota attorno ai presunti abusi edilizi riscontrati nell’area di via Airenti, a Caramagna.
Ilvo Calzia: “Il Sindaco chiese di preparare la sanatoria, ma non era fattibile”
Il primo testimone odierno è stato Ilvo Calzia, all’epoca dei fatti (giugno 2022) dirigente del settore Urbanistica, Edilizia privata e Beni ambientali.
“Ho parlato con il signor Maiolino, insieme alla moglie, per discutere di dove trasferire l’attività. Aveva un’area a Montegrazie dove voleva ricoverare delle attrezzature, ma era un terreno agricolo ed era troppo distante. Per quanto riguarda invece il terreno di Caramagna, fu presentata un’istanza che era una sorta di valutazione preliminare per una attività lavorativa e poi una richiesta di valutazione di variante urbanistica e un progetto preliminare per la realizzazione di un capannone nell’area, ma era irricevibile perché mancavano dei documenti”.
“Nel 2021 era stata presentata una pratica per una tensostruttura, ma poiché il signor Maiolino era un po’ confuso e non supportato adeguatamente, io ho precisato che questa situazione non poteva persistere più di 180 giorni perché altrimenti diventa abusiva – prosegue Calzia – In successione poi sono stati emessi provvedimenti di cessazione dei lavori e di demolizione, sulla base delle informative delle forze dell’ordine che avevano mostrato nella zona di Caramagna appunto la costruzione di una struttura in cemento armato”.
Il dialogo con il Sindaco
Focalizzandosi sull’ordinanza di demolizione, il PM Fornace chiede a Calzia ulteriori dettagli sulle interlocuzioni con l’imputato Claudio Scajola.
“Il Sindaco era informato perché almeno una riunione l’abbiamo fatta – ha dichiarato Calzia – fu lui a telefonarmi prima dell’ordinanza di demolizione, non ricordo le parole precise, chiedendomi cosa era successo e se c’era una soluzione per sanare le opere. E io dissi che, a riscontro di un’opera abusiva – perché non era una tensostruttura – doveva essere sanzionata e non era sanabile”.
L’avvocato della difesa, tornando proprio sulla famigerata riunione chiede delucidazioni: “Lei disse che si ricordava delle riunione, ma che non si ricordava con precisione cosa venne detto nè di aver ricevuto richieste specifiche di fare qualcosa per Maiolino. E Bergaminelli disse che lei rispose affermativamente alla predisposizione dell’istanza di sanatoria”.
“La riunione durò un po’ – spiega Calzia – Il Sindaco parlò anche con gli altri dirigenti, non ricordo cosa disse con altri, sulla mia parte io ricordo e confermo cosa dissi. Io poi materialmente non potevo fare niente, non potevo presentare una istanza a me stesso”.
I contatti con Maiolino e il ruolo dei tecnici
“Successivamente incontrai il signor Maiolino – dichiara Calzia – e dissi le stesse cose. Venne anche l’architetto Saluzzo, che mi disse di essere incaricato di fare una istanza di accertamento di conformità urbanistica, ma non venne mai presentata. Ne fu presentata un’altra, ma mancavano dei documenti e comunque non aveva effetto sull’ordinanza di demolizione”.
“Maiolino venne da me e talvolta mi espresse le sue informative perché aveva parlato con altre persone e tecnici che gli avevano detto che l’opera era sanabile – spiega Calzia – Io spiegai che ci si poteva confrontare, ma che se così fosse, bisognava presentare la certificazione di idoneità urbanistica, ma completa”.
“Vi fu una riunione dedicata proprio alla questione Maiolino – conclude Calzia – Il Sindaco era a conoscenza della situazione e chiese che soluzioni si potevano prospettare, disse di preparare la pratica di sanatoria e io risposi nuovamente che secondo me non era sanabile”.






