Un diverbio nato per una mala risposta per un accendino, degenerato in un’aggressione e poi, secondo l’accusa, in una rapina. È questo il cuore della vicenda finita al centro del processo in corso davanti al collegio del Tribunale di Imperia, che vede imputati due ragazzi di 20 e 22 anni, accusati di aver aggredito e derubato un coetaneo nell’aprile del 2024 a Ventimiglia.
Nel corso dell’udienza odierna è stata sentita la persona offesa, un ragazzo nato a Genova nel 2002, di origini straniere, che ha raccontato in aula, in modo acceso e a tratti colorito, la sua versione dei fatti.
Il racconto dell’imputato
Secondo quanto riferito, tutto è cominciato in pieno giorno, durante un incontro casuale nel centro di Ventimiglia. Il giovane lavorava come venditore ambulante e, di vista, conosceva già uno degli imputati. A scatenare la lite, una risposta maleducata: “Gli ho proposto un accendino, lui mi ha detto che non gliene fregava un c***o”, ha raccontato. Da lì, un battibecco: “Gli ho solo detto che c’è modo e modo di dire le cose”.
Quel giorno, entrambi stavano osservando il digiuno del Ramadan e il momento era già carico di tensione emotiva. Più tardi, verso le sei del pomeriggio, mentre la parte offesa racconta di essersi appartato in un vicolo per riposarsi, la situazione è improvvisamente degenerata. “Mi hanno chiamato, mi sono girato e ho visto un gruppo di 4 o 5 ragazzi venirmi incontro. Uno di loro mi ha tirato un pugno, poi un altro. Al secondo colpo sono svenuto”. In quel momento sarebbe avvenuto il furto mentre sul posto veniva chiamata un’ambulanza. Le telecamere della zona hanno ripreso i momenti successivi all’aggressione, mentre il giovane giaceva a terra privo di sensi.
Ma il racconto non finisce lì. Dimesso dall’ospedale in serata, il giovane ha riferito di essersi ritrovato, per puro caso, davanti all’abitazione di uno degli imputati. “Era appena uscito di casa. Nonostante tutto, gli ho chiesto aiuto per ritrovare le mie cose: il passaporto, il cellulare, le chiavi di casa”. E il ragazzo, ha spiegato in aula, si sarebbe dimostrato disponibile, avrebbe fatto alcune telefonate e mandato messaggi. Alla fine, parte degli oggetti personali sono stati ritrovati, tra cui il passaporto, ritenuto fondamentale perché all’epoca il ragazzo viveva in Francia, le chiavi di casa e il cellulare, seppur danneggiato.
Le rimostranze della difesa e i prossimi step del processo
La difesa ha puntato l’attenzione su diversi aspetti del racconto, in particolare sull’incontro “casuale” avvenuto ore dopo l’aggressione e sulla dinamica di quanto avvenuto nel vicolo, elementi su cui la difesa ha chiesto al collegio di riflettere.
L’udienza è stata aggiornata per la discussione finale al 18 novembre 2025






