Il consigliere di minoranza del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, Lucio Sardi, interviene con una nota stampa in merito alla recente discussione sulla mozione delle aree interne presentata in consiglio comunale il 17 novembre scorso.
Sardi critica duramente l’atteggiamento della maggioranza di centrodestra. Nel dettaglio, il consigliere sottolinea come “le aree interne rappresentino circa il 59% del territorio nazionale in cui vivono oltre 13 milioni di persone” e ricorda che nella provincia di Imperia questo rapporto è ancora più significativo.
Piano Aree Interne: la nota del consigliere Lucio Sardi
“La discussione della mozione sulle aree interne che il gruppo AVS ha presentato nel consiglio comunale del 17 novembre scorso ha messo in evidenza la disattenzione di certa politica a un tema che ha invece una grande rilevanza per il nostro paese e, in particolare, per la nostra regione.
Ricordiamo che le aree interne rappresentano circa il 59% del territorio nazionale in cui vivono oltre 13 milioni di persone e che, nel caso della nostra regione e della nostra provincia, in termini di dimensione territoriale hanno un rapporto maggiore di quello nazionale.
Come è noto, il centro destra imperiese ha nelle aree interne (o entroterra come si dice da noi) un consistente margine di consenso elettorale, eppure, di fronte a una discussione di merito su come affrontarne i crescenti problemi o sfruttarne le potenzialità future, la maggioranza in consiglio comunale si è – come al solito – sottratta affidandosi al suo specialista in negazionismo Fossati.
Avendo usualmente il compito di contestare ogni statistica o classifica nazionale in cui, di norma, la nostra città non brilla, il vicesindaco si è questa volta impegnato per negare che la scelta del governo di disimpegnarsi sulle politiche di sostegno di buona parte delle aree interne, – per le quali intende esclusivamente accompagnare quello che è ritenuto un inarrestabile declino – sia una scelta sbagliata e pericolosa.
Una lettura che è plasticamente coerente con l’assenza di strategie di reale rilancio del nostro entroterra del centrodestra provinciale che – come testimoniano le foto dei tagli dei nastri rilanciate sui social dagli assessori regionali del nostro territorio – usa i fondi europei come strumento di condizionamento delle amministrazioni dei piccoli comuni e di consolidamento del proprio consenso elettorale.
Una gestione dei fondi disorganica, parcellizzata e che non affronta i nodi delle carenze infrastrutturali e dei servizi pubblici che, se non risolti, non garantiranno le condizioni essenziali per consentire il futuro lo sviluppo di un territorio che rischia, nei prossimi decenni, di subire un crollo demografico e l’abbandono.
Il progetto di costruzione di strategie nazionali organiche sulle aree interne che venne impostato dall’allora ministro del governo Monti, Fabrizio Barca, – aree oggi fortemente penalizzate dalla pianificazione delle azioni impostata dal governo Meloni – dovrebbe invece garantire risorse e strumenti per arrestare lo spopolamento e il declino economico e ambientale di territori che forniscono fondamentali risorse naturali (l’acqua in primis) e il cui abbandono mette a rischio l’equilibrio idrogeologico anche delle zone costiere.
Solo un piano che utilizzi anche, ma non solo, le risorse comunitarie, può risolvere i ritardi infrastrutturali (strade e servizi di connettività) dei servizi (sanità, scuola, trasporti pubblici) accumulati negli ultimi decenni per ripopolare e rilanciare l’economia di luoghi che i cambiamenti climatici renderanno sempre più attrattivi per le proprie caratteristiche ambientali.
E’ necessario un ribaltamento delle attuali politiche del centrodestra che, sia a livello nazionale che locale, agiscono in quei territori con una logica predatoria delle risorse e del consenso nonché sulla base di un paternalismo fondato sulla “concessione” di finanziamenti a pioggia. Una visione superata che ritiene i piccoli comuni dell’entroterra solo come borghi da cartolina e non come luoghi in cui vivono e lavorano comunità che rischiano di diventare simili a riserve indiane.
Ancora una volta il tentativo di portare, con la nostra mozione, una riflessione critica ma utile a sensibilizzare e mettere in campo proposte concrete a favore delle aree che sono alle spalle della nostra sottile fascia costiera, è caduto nel vuoto politico di una maggioranza più impegnata a regolare le proprie tensioni interne che a partecipare ai lavori del consiglio.
Se chi amministra il nostro territorio continuerà a volgere lo sguardo altrove rispetto all’urgenza di attivare politiche di difesa e rilancio dell’entroterra, si renderà responsabile degli effetti negativi che tali mancate azioni faranno cadere sulle spalle di tutto il territorio regionale.






