Ha tentato di togliersi la vita impiccandosi con un lenzuolo bagnato, utilizzato per aumentare la stretta del cappio. Un gesto estremo, non dimostrativo, come confermato anche da una lettera rinvenuta successivamente. Solo il tempestivo intervento della Polizia Penitenziaria ha evitato che l’episodio si trasformasse in tragedia.
Il fatto è avvenuto nelle scorse ore presso la Casa Circondariale di Imperia
Decisivo l’intervento di un Agente di sezione che, accortosi della situazione, è riuscito a intervenire con prontezza e professionalità, salvando la vita del detenuto.
Sull’accaduto interviene il segretario regionale dell’USPP, Guido Pregnolato: “Siamo di fronte a un reale tentativo di suicidio e non a un’azione dimostrativa. L’attenzione e la professionalità dell’Agente di sezione hanno permesso di evitare il peggio e di salvare una vita affidata alla custodia dello Stato”.
Il sindacato sottolinea ancora una volta il ruolo centrale svolto dal Corpo di Polizia Penitenziaria: “Questo episodio dimostra concretamente che il primo e vero garante della popolazione detenuta è la Polizia Penitenziaria, che opera quotidianamente in condizioni difficili, con carichi di lavoro elevati e carenze strutturali, ma con grande senso di responsabilità”.
L’USPP chiede ora un atto concreto da parte dell’Amministrazione Penitenziaria: “Riteniamo doveroso – conclude Pregnolato – che l’Amministrazione Penitenziaria riconosca formalmente l’operato del personale che, con il proprio intervento, ha salvato una vita. È un segnale importante di rispetto e valorizzazione del lavoro svolto dai poliziotti penitenziari”.
Un episodio che conferma, ancora una volta, come la professionalità e la presenza costante della Polizia Penitenziaria rappresentino un presidio indispensabile non solo per la sicurezza, ma anche per la tutela della vita all’interno degli istituti di pena.
“Sono state ore di intenso fermento operativo – denuncia anche il SAPPE (il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) – quelle appena trascorse nella Casa circondariale di via Giacomo Agnesi, a Imperia. In poco tempo, infatti, i Baschi Azzurri del Corpo hanno prima sequestrato della droga ad u detenuto e poi hanno salvato la vita ad altro ristretto che aveva tentato il suicidio in cella”.
Ricostruiscono i fatti Vincenzo Tristaino e Giuseppe Giangrande, rispettivamente segretario nazionale per la Liguria e segretario provinciale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, “L’uomo ha tentato il suicidio tentando di impiccarsi con un cappio rudimentale. Fortunatamente, l’Agente di sezione si è immediatamente accorto dell’insano gesto e, con il pronto intervento di altri colleghi, è riuscito a trarlo in salvo”. I sindacalisti rimarcano che “ancora una volta, va riconosciuto l’impegno, la prontezza e il senso del dovere del personale di Polizia Penitenziaria, che ogni giorno è chiamato a ristabilire l’ordine, garantire la sicurezza e, spesso, salvare vite umane”. Per questo, affermano, “serve maggiore attenzione alle condizioni operative del personale, sempre più esposto a carichi di lavoro elevati e situazioni ad alto rischio”.
“Ignorare il disagio profondo che attraversa le carceri significa alimentare un sistema che produce sofferenza e perpetua violenza. Riformare il sistema penitenziario non è più solo un’urgenza morale, ma un preciso dovere costituzionale: senza questo impegno, all’immagine di uno Stato civile che tutela i diritti anche di chi ha sbagliato si sostituirà quella di uno Stato criminogeno”, commenta Donato Capece, segretario generale del SAPPE. “Il contesto da cui partire è importante per comprendere l’influenza del carcere in un gesto così drammatico; quindi, è doveroso tenere in considerazione i dati relativi alla popolazione libera, alla Polizia Penitenziaria e ai detenuti. Dal 2002 a oggi, i suicidi costituiscono il 55% delle morti totali, mentre i deceduti per cause ancora da accertare ne rappresentano il 22%. L’overdose – causata da droghe, psicofarmaci, alcol o dal gas delle bombolette usato a scopo stupefacente – ha ucciso quasi due detenuti l’anno nell’arco di quasi 25 anni”.
E proprio la droga in carcere è alla base del secondo evento critico stroncato dai poliziotti penitenziari di Imperia che, insospettiti dall’atteggiamento di un altro detenuto, lo hanno tenuto d’occhio e perquisito, trovandogli addosso della sostanza stupefacente. I sindacalisti del SAPPE denunciano: “È oramai continua l’azione di contrasto per l’introduzione, la detenzione e l’uso di telefoni cellulari e droga in carcere che vede quotidianamente impegnati gli uomini e le donne del Corpo di Polizia penitenziaria. È un fenomeno sempre più in crescita di quello dei tentativi di introduzione di sostanze stupefacenti a livello nazionale negli Istituti di pena che di materiale atto alle comunicazioni, come i telefonini. L’operazione è la testimonianza della professionalità della Polizia Penitenziaria, che oltre a partecipare attivamente all’opera di rieducazione e trattamento, svolge con abnegazione e competenza l’attività di Polizia”, prosegue
“Per questo”, conclude Capece, che auspica vengano istruite le pratiche al DAP per il riconoscimento di una ricompensa ai poliziotti intervenuti nei due episodi nel carcere di Imperia, “rivolgo il ringraziamento, mio personale e di tutto il Sindacato che ho l’onore di rappresentare, alle donne ed agli uomini di tutto il Corpo di Polizia Penitenziaria per quello che ogni giorno fanno, anche in questo momento, – con grande professionalità, spirito di abnegazione, senso del dovere e delle istituzioni, con umanità – nel complesso panorama penitenziario, per adulti e minori, di Imperia e della Nazione”.






