23 Aprile 2026 05:35

Imperia: riforma giustizia, Sardi (AVS) attacca. “Campagna per il Sì basata su menzogne”

Il caso della rimozione da parte di Meta del video del professor Alessandro Barbero sul referendum costituzionale apre una riflessione più ampia sulle modalità della campagna per il Sì. A dirlo è Lucio Sardi, consigliere di minoranza ad Imperia per Alleanza Verdi e Sinistra, che in una nota stampa elenca “cinque bugie” diffuse dai sostenitori della riforma Nordio.

“L’incredibile censura di Meta che ha rimosso il post del professor Barbero in cui, con un efficace video, spiegava le motivazioni che lo spingono a votare NO al referendum costituzionale Nordio sulla magistratura, sollecita alcune considerazioni.
La scusa addotta per tale evidente atto di censura a danno di uno dei più stimati divulgatori italiani sarebbe quella che il post, diventato evidentemente virale perché molto condiviso, conterrebbe informazioni ingannevoli.
La contestazione formale sarebbe riferita a un passaggio del video in cui Barbero, evidenziando le criticità della modifica delle modalità di nomina del CSM previste dalla riforma, ha attribuito l’attività di selezione dei componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura sorteggiabili direttamente al governo invece che al parlamento (e quindi alla maggioranza parlamentare che lo sostiene), come se le due cose non fossero evidentemente assolutamente conseguenti.

Da questo dettaglio, i fautori del SI hanno poi tentato di contestare a Barbero il passaggio in cui ha spiegato anche che la divisione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri previste nel testo della riforma, minerà l’indipendenza della magistratura sottoponendo i pubblici ministeri al controllo del governo, come avveniva – ha ricordato da storico – ai tempi del fascismo. Una lettura, questa, comune a tanti giuristi ed esperti della materia e corroborata dai precedenti verificatisi in altri paesi, ma che i critici dell’intervento di Barbero hanno contestato sostenendo che, da storico, non avrebbe titolo a esprimere un giudizio su tale tema.

Una critica assurda e superficiale, perché basata sul pregiudizio della presunta incompetenza di Barbero, critica peraltro spesso mossa da figure prive non solo di conoscenza della materia, ma anche di credibilità.
Certo è che, se il dibattito sul referendum deve basarsi sulle “menzogne”, i sostenitori del SI alla riforma sono in una posizione di debolezza.

Si possono infatti elencare in sintesi cinque motivazioni della loro campagna che non corrispondono a quanto prevede la riforma costituzionale.

La prima bugia è che si tratterebbe di una riforma della giustizia capace di incidere sulle tutele dei cittadini. Un falso certificato dallo stesso ministro Nordio, che ha ammesso che nulla cambia nelle procedure dei processi.

La seconda bugia riguarda la presunta separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, presentata come soluzione a un problema che di fatto non esiste. Ogni anno, infatti, meno dell’uno per cento dei magistrati cambia funzione e una sola volta nella carriera.

La terza bugia concerne il meccanismo del sorteggio per la composizione dei Consigli Superiori della Magistratura e dell’Alta Corte Disciplinare. Una lotteria truccata, in cui i magistrati vengono sorteggiati tra tutti, mentre i laici solo tra quelli selezionati dal Parlamento. Un gioco a perdere per l’indipendenza della magistratura.

La quarta bugia è che la riforma smantellerebbe il sistema delle correnti interne alla magistratura, richiamando il caso Palamara. In realtà le correnti non vengono abolite e il loro ruolo è quello di confronto interno.

La quinta bugia riguarda l’Alta Corte Disciplinare, che indebolirebbe le garanzie di indipendenza dei magistrati. A differenza dell’attuale sistema, il giudizio non sarebbe più appellabile in Cassazione.

Se, come diceva Agatha Christie, tre indizi fanno una prova, le cinque “balle” dei sostenitori del SI dimostrano una deliberata azione di indebolimento dell’autonomia della magistratura. Una volontà che richiama la riforma della giustizia di Silvio Berlusconi e trent’anni di delegittimazione della magistratura.

Per comprendere fino in fondo gli effetti della riforma, che tocca diversi articoli della Costituzione, serve anche l’approccio di uno storico, come quello del professor Barbero, capace di leggere le analogie storiche.
Il rischio è che una propaganda menzognera renda i principi costituzionali più enunciati che reali, imponendo una battaglia di democrazia“.

🔔 Resta sempre aggiornato! Iscriviti al nostro canale Telegram

📢 Hai una segnalazione? Scrivici a redazione@imperiapost.it o inviaci un messaggio su WhatsApp

📲 Seguici sui social! Non perderti le ultime news su:
Instagram Facebook TikTok YouTube

🎯 Vuoi far crescere il tuo business? Per la tua pubblicità contattaci su marketing@imperiapost.it

Condividi questo articolo: