24 Aprile 2026 00:48

Casa distrutta dopo la fine dell’affitto, a processo l’ex inquilino: “Si è portato via anche un pezzo di tetto, sanitari e prese elettriche”

Un affitto finito male, una richiesta di risarcimento e un presunto tentativo di intimidazione per farla ritirare. È questa la cornice del procedimento che vede imputato un uomo accusato di tentata estorsione per aver chiesto ai proprietari di un’abitazione di rinunciare alla richiesta di pignoramento del suo furgone, indicato come possibile risarcimento per i danni arrecati all’immobile al termine del rapporto di locazione.

Le testimonianze

Secondo quanto emerso in aula, al termine del rapporto di locazione l’imputato avrebbe lasciato l’appartamento in condizioni definite disastrose. I proprietari della casa, chiamati a testimoniare, hannno raccontato che, una volta rientrati in possesso dell’immobile l’hanno trovato svuotato: non solo arredi e suppellettili, ma anche i sanitari del bagno, porte, finestre, una parte di copertura del tetto e perfino le prese elettriche sarebbero stati rimossi.

Il cuore dell’udienza si è concentrato però su un episodio successivo, risalente al marzo del 2023. I testimoni hanno raccontato di essersi recati sotto l’abitazione che avevano affittato all’imputato, il quale nel frattempo aveva già lasciato l’alloggio. In quell’occasione, l’uomo sarebbe comparso improvvisamente a bordo di un’auto, fermandosi muso a muso con i veicoli della coppia.

Secondo quanto riferito in aula, l’imputato avrebbe pronunciato la frase “che bella macchina”, lasciando intendere, secondo la versione dei testimoni, che sarebbe stato “un peccato” se l’auto avesse preso fuoco. Nella stessa occasione avrebbe aggiunto frasi come “non sai di cosa sono capace, vedi di ritirare il pignoramento”. Un episodio che la coppia ha interpretato come una minaccia legata alla volontà dei proprietari di procedere al pignoramento del furgone dell’uomo come forma di risarcimento per i danni arrecati all’abitazione, su indicazione del legale.

La versione dell’imputato

La difesa, rappresentata dall’avvocato Giulio Bettazzi, tra le altre contestazioni ha evidenziato alcuni elementi come il fatto che il proprietario dell’immobile sia stato a sua volta querelato dall’imputato per avergli tagliato la fornitura dell’acqua durante il periodo di locazione. Periodo di locazione, per altro, non reso ufficiale da un contratto. Successivamente è stato sentito l’imputato.

Nel corso del suo esame, l’imputato ha ricostruito l’inizio del rapporto di locazione sostenendo che l’accordo fosse nato in modo informale. Ha spiegato di aver concordato un canone di 500 euro per un’abitazione di campagna che, a suo dire, si trovava in condizioni precarie, con un solo bagno vecchio, un impianto elettrico fatiscente e priva di tubature e termosifoni. Una casa che ha definito “un disastro”.

L’uomo ha riferito di aver deciso di prendere comunque l’immobile e di averlo rimesso a posto a proprie spese, intervenendo sull’impianto elettrico, sui pavimenti e sugli intonaci. Secondo la sua versione, i lavori non sarebbero stati programmati in modo formale, ma l’idea iniziale era quella di recuperare le spese sostenute scalando gli importi dal canone di affitto.

Ha aggiunto che tra le parti non ci sarebbe mai stato un accordo chiaro sulla gestione economica degli interventi e che, pur avendo iniziato i lavori, avrebbe rimandato la definizione dei dettagli a un momento successivo. A suo dire, il proprietario gli avrebbe detto di fare ciò che riteneva opportuno, senza però specificare se le spese sarebbero state o meno detratte dall’affitto.

Nel suo racconto, l’imputato ha infine sottolineato che il contratto di locazione non sarebbe stato inizialmente formalizzato e che quello successivamente predisposto non sarebbe stato da lui firmato perché ritenuto da rifare. “Quando sono andato via mi sono portato via i sanitari, i frutti elettrici, le porte che avevo comprato, delle lastre di coibentazione“.

Riguardo all’episodio del marzo 2023, ha confermato l’incontro sotto l’abitazione, precisando però di non aver inizialmente riconosciuto la coppia perché, a suo dire, aveva cambiato auto. Ha riferito di aver notato un veicolo parcheggiato nei pressi della casa e di aver pensato si trattasse di possibili nuovi affittuari, avvicinandosi con l’intenzione di metterli al corrente delle problematiche dell’immobile.

Secondo la sua versione, solo in un secondo momento si sarebbe trovato davanti la proprietaria dell’abitazione, che lo avrebbe accusato di aver portato via le porte. L’imputato ha dichiarato di non aver risposto alle accuse.

L’udienza è stata rinviata poi al 5 febbraio per l’arringa della difesa e la discussione del pubblico ministero.

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