8 Maggio 2026 01:11

Bimba morta a Bordighera: il giudice non convalida l’arresto della madre, ma la donna resta in carcere / Video

In breve: L'interrogatorio davanti al Gip: "Mi farò anche 40 anni, ma la verità dovrà emergere per forza"

Il giudice non ha convalidato l’arresto di Manuela Aiello, la donna di 43 anni residente a Bordighera accusata di aver ucciso la propria figlia Beatrice, di due anni, trovata senza vita nei giorni scorsi nell’abitazione di famiglia.

La donna, comparsa questa mattina (sebbene solo da remoto) davanti al Gip, in presenza del pubblico ministero Veronica Meglio, ha risposto a tutte le domande a cui è stata sottoposto nel corso dell’interrogatorio di garanzia, al termine del quale è stata disposta la misura cautelare in carcere (ma gli avvocati faranno ricorso al tribunale del riesame). Resterà, dunque, nel carcere di Pontedecimo in attesa dei possibili nuovi sviluppi che potranno emergere dall’autopsia sul corpo della piccola, che si svolgerà lunedì prossimo.

L’interrogatorio davanti al Gip: “Mi farò anche 40 anni, ma la verità dovrà emergere per forza”

Al termine dell’interrogatorio gli avvocati della donna, Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta hanno dichiarato: “Abbiamo ottenuto che il giudice non convalidasse l’arresto in flagranza di reato, perché è intervenuta a molte ore di distanza e a seguito di indagini medico-legali e testimonianze. Per cui non c’era quella quasi flagranza che i carabinieri del PM avevano sottolineato. Invece più amaro è l’esito finale perché il giudice ha ritenuto ovviamente la sussistenza di un grave quadro indiziario e fin lì va bene. Ma ha disposto il mantenimento in carcere della signora. E per cui su questo ci sarà probabilmente un ricorso al tribunale del riesame“.

Lei ha parlato a lungo. Ha risposto a tutte le domande, anche del pubblico ministero e formalmente, in modo corretto. Se poi tutto ciò possa corrispondere alla realtà dei fatti, non siamo in grado di giudicarlo, ma nega ogni addebito. Adesso che era collegata sentivo dire ‘Mi farò anche 40 anni, ma la verità dovrà emergere per forza“.

Lei dice che non ha mai messo un dito addosso alla bambina. E questa era molto vivace per l’età che aveva ed è andata incontro anche a diversi episodi di cadute, eccetera. E adesso poi sarà l’accertamento peritale autoptico che magari ci dirà qualcosa di più. Il quadro è aperto, purtroppo non abbiamo avuto la soddisfazione di tramutare questa misura in arresti domiciliari, anche perché la donna è apparsa molto affaticata, ovviamente in crisi, perché una madre a cui muore il figlio, che sia responsabile tanto o poco, evidentemente è un trauma notevole“.

Sul fatto che la donna sia comparsa solo da remoto gli avvocati si dicono sorpresi: “È una domanda che ci siamo fatti anche noi. Lei ci ha riferito che il carcere gli ha detto che questa era la modalità, non gli ha prospettato l’alternativa. Quindi lei ha ritenuto che dovesse essere quella la modalità da eseguire“.

L’interrogatorio, proseguono gli avvocati, sarebbe stato “molto fitto“, durando circa tre quarti d’ora. Riguardo alle cadute della piccola la donna avrebbe “spiegato in genere che le cadute sarebbero più di una a vario titolo, per il fatto che successivamente avevano fatto un bagno caldo, la bambina mangiava, giocava eccetera e per cui non ha ritenuto di doverla necessariamente condurre al Pronto Soccorso“.

Gli avvocati raccontano ancora che la donna ha pianto nel corso dell’interrogatorio. “Non credo che fosse una scena, che sia più o meno responsabile di qualche cosa non toglie che la morte di una figlia di due anni è insopportabile“.

La donna, proseguono ancora gli avvocati, “aveva dormito assieme ai figli presso un’altra persona. Ha poi raccontato che sarebbero ritornati quel mattino a casa e che giungendo a casa lei avrebbe notato che prima respirava affannosamente poi probabilmente non respirava più“. Le bambine, spiegano ancora gli avvocati “erano tutte lì al momento” e “piangevano“.

Il 118 le indicava quali manovre compiere – aggiungono –, che probabilmente non è stata in grado di fare. ‘Adagialo per terra, solleva la maglietta’. Il giudice è stato un po’ severo nel rimproverarle che non abbia eseguito questa manovra, che quando sono arrivati i soccorsi è stata rinvenuta appoggiata su un fianco piuttosto che supina, come era stato impartito dai soccorsi telefonicamente“.

Lei è rientrata da casa di questi amici con le tre bambine – continuano i legali – e ha assicurato che la bambina respirava perché gli erano chiesto, è stata caricata in macchina e dormiva, era avvolta dalle coperte ed è entrata in casa appoggiandola nel suo lettino perché nel frattempo doveva preparare le altre bambine perché era quasi ora di partire per andare a scuola e quando è andata a prendere, dopo che ha preparato le altre figlie, è andata a prendere la piccolina, l’ha trovata proprio cambiata anche nel colore del viso e poi ha notato che aveva una certa rigidità alle mani, alle manine, alle braccia, e quindi è da lì che ha allertato subito i soccorsi“.

La bambina stava beneaffermano gli avvocati -, lei ha spiegato che l’unica cosa che aveva notato è che aveva difficoltà respiratorie per cui aveva fatto più volte l’aerosol, tant’è che il pubblico ministero gli ha proprio chiesto ‘quindi lei ha fatto l’aerosol tre volte’, lei ha confermato e l’ha monitorata tutto il pomeriggio, tutta la sera, ma ha avuto anche questa bambina delle pause, perché lei ha detto che ballava con le altre sorelline guardando dei video di TikTok, e quindi tutto sembrava, era inimmaginabile quello che poi ne sarebbe conseguito la mattina dopo. Tant’è che poi lei ha detto che le ha messe a dormire, sempre in una stanza della casa dell’amico, in una stanza dedicata a loro, dove lei ha raggiunto le bambine per dormire, dopo che ha consumato un caffè con il compagno. Prima di addormentarsi, ha controllato tutte le bambine, ha anche rifatto proprio anche verso le dieci e mezza di sera un altro aerosol alla piccolina e poi si sono addormentate. Anche dopo un’ora si è risvegliata, ha ulteriormente controllato e dopodiché non ha sentito più niente, nel senso che sentiva che dormivano”.

La signora ha ribadito le sue affermazioni – proseguono – che non ha mai messo le mani addosso alle bambine, che sono le ragioni della sua vita, però non è potuta entrare in un contraddittorio tecnico col perito, perché si presume che possano derivare in parte da un urto o contro un corpo contundente, che ad avviso del Leoncini [il medico legale, ndr] non sarebbero le scale. Però è stato un esame esterno del cadavere, quello che sarà rilevante è l’accertamento autoptico, perché a quel punto bisognerà chiarire quali sono le cause della morte, qual è il significato delle lesioni che riportava e se c’è un esso di causalità tra l’uno e l’altro, se la morte è la conseguenza di questo”

Qui siamo in una fase che, come abbiamo riferito al giudice, si presta a tutte le soluzioni. Potrebbe esserci, come il PM aveva chiesto in via subordinata, un abbandono di incapaci seguito da morte, che però pretende che non vi siano lesioni o percosse. Potrebbe essere un maltrattamento, potrebbe essere un atteggiamento colposo di negligenza nell’assistenza alle figlie, potrebbe derivare dall’intervento di terze persone. Allo stato attuale noi avremmo gradito che potesse attendere gli sviluppi in una condizione personale e familiare migliore, vedremo se sarà possibile”, concludono.

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