11 Maggio 2026 16:47

Nel Parco del Marguareis torna la Coppa Kleudgen Acquarone: la più antica gara di scialpinismo d’Italia

In breve: I ritrovo è fissato alle 8.45 a Upega, con partenza della gara prevista per le ore 9.30. Per info 329 4247230 o coppaka@caiimperia.com

Il 15 febbraio 2026 nel Bosco delle Navette (Valle Tanaro), all’interno del Parco Naturale del Marguareis, torna la storica competizione scialpinistica nata nel 1929, la più antica gara di scialpinismo disputata in Italia. Ideata per promuovere “l’alpinismo sciistico” e coinvolgere gli appassionati della sezione del CAI “Alpi Marittime”, divenne fin da subito un appuntamento di riferimento per lo scialpinismo nazionale.

I ritrovo è fissato alle 8.45 a Upega, con partenza della gara prevista per le ore 9.30. Per info 329 4247230 o coppaka@caiimperia.com

La frequenza era annuale ma, dal 1929 al 1954, si disputarono solo 16 edizioni a causa della Seconda guerra mondiale e delle difficoltà organizzative del dopoguerra. Nel tempo sono cambiate anche le modalità di svolgimento: inizialmente gara individuale, poi a pattuglie di tre, successivamente a coppie e, dal 2019, nuovamente in formula individuale.

Il percorso classico era Mendatica–Monte Frontè–Colle Tanarello–Monesi, ma dopo i gravi danni dell’alluvione del 2016 si è dovuto abbandonare il comprensorio di Monesi, trovando nuova collocazione nell’area della vicina Upega. Oggi la gara, unica nel suo genere per la bellezza e la peculiarità dei paesaggi, si sviluppa su 15 chilometri con un dislivello di circa 1.600 metri. Dopo cinque inverni segnati da scarse nevicate, le condizioni di quest’anno paiono finalmente ottimali e si auspica una partecipazione numerosa di atleti.

APAM e CAI Imperia: sport e tutela del fagiano di monte

Si rafforza e si consolida la collaborazione tra gli organizzatori e l’Ente di gestione delle Aree Protette Alpi Marittime (APAM). Al centro dell’accordo di questa edizione vi è la tutela del fagiano di monte, specie simbolo dell’ambiente alpino.

La sopravvivenza di questo tetraonide è messa a dura prova nei mesi invernali dalla crisi climatica e dall’aumento degli appassionati di attività outdoor, spesso accompagnati da cani. Se per ciaspolatori e scialpinisti la neve rappresenta divertimento, per il fagiano di monte è invece un rifugio vitale. Durante l’inverno l’animale scava veri e propri igloo sotto la coltre bianca per proteggersi dalle temperature rigide e risparmiare energia, trascorrendo nei rifugi l’intera notte e gran parte della giornata, uscendo solo per nutrirsi.

«Il disturbo umano rappresenta un rischio fatale per il fagiano di monte: se uno sciatore passa troppo vicino al suo rifugio, l’animale è costretto a una fuga improvvisa, sprecando energie preziose che non può recuperare. Questo stress lo indebolisce, rendendolo vulnerabile a parassiti e predatori», spiega Davide Sigaudo, tecnico del Settore Conservazione dell’APAM. «Da anni studiamo il Bosco delle Navette e i popolamenti di fagiano di monte per individuare le zone più sensibili al disturbo e allo svernamento. Alcune di queste aree sono state segnalate con bandierine gialle triangolari che invitano a evitarle. Gli studi si sono avvalsi anche dell’analisi dei tracciati dei flussi sportivi registrati dalle applicazioni più diffuse. I dati raccolti ci hanno consentito di individuare quello che riteniamo il giusto compromesso tra conservazione e fruizione. L’obiettivo è proseguire il monitoraggio per verificare nel tempo i risultati delle azioni avviate».

Per minimizzare l’impatto della competizione, il CAI e l’Ente Aree Protette hanno lavorato congiuntamente alla definizione di un tracciato consapevole. Il percorso stabilito per la Coppa Kleudgen-Acquarone evita accuratamente le aree di svernamento più sensibili, censite negli ultimi anni, in linea con quanto previsto dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea.
Il messaggio condiviso da CAI e APAM è chiaro: il rispetto della montagna passa anche dal rispetto per chi la abita. L’iniziativa si inserisce nella campagna di sensibilizzazione #attentialfagianodimonte, volta a far conoscere le fragilità della fauna alpina di fronte all’incremento della frequentazione umana e agli effetti della crisi climatica.

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