18 Aprile 2026 23:50

Sanremo 2026, il termometro dei co-conduttori della terza serata: glamour o mestiere?

Terza serata del Festival di Sanremo e nuovo cambio della guardia accanto a Carlo Conti e Laura Pausini. Sul palco dell’Ariston arrivano Irina Shayk e Ubaldo Pantani. Due presenze molto diverse, quasi opposte, chiamate a dare un colore preciso alla serata.

Partiamo da Irina. Bellissima, su questo non c’è discussione. Presenza scenica importante, passo sicuro, eleganza internazionale. Ma la conduzione è un’altra cosa. Lei stessa lo dice già al mattino in conferenza stampa: Non parlo bene italiano. E in effetti le poche parole che utilizza si esauriscono rapidamente, lasciando spazio all’immagine. La disinvoltura necessaria per animare una serata lunga e complessa come la terza del Festival richiede padronanza linguistica, ritmo, improvvisazione. Elementi che inevitabilmente mancano.

Diverso il discorso per Ubaldo Pantani. Il suo ruolo sembra chiaro fin dall’inizio: tenere vivo il pubblico, alleggerire i passaggi più istituzionali, fare quello che nella seconda serata era stato affidato a Lillo. L’imitazione, il travestimento, la battuta, la presa in giro… Pantani si muove nel suo territorio naturale e lo fa con mestiere. Non deve sorprendere, deve funzionare. E funziona quando riesce a spezzare la solennità e riportare il Festival su un piano più umano.

Accanto a loro continua a crescere sera dopo sera anche Laura Pausini. Se nella prima uscita era sembrata ancora un po’ trattenuta, oggi appare decisamentepiù a suo agio. Sempre più comfort sul palco, più sciolta nei tempi, più naturale nelle interazioni. La stiamo apprezzando giorno dopo giorno. Sta diventando un’ottima spalla per Carlo Conti: non invade, non sovrasta, ma sostiene. E soprattutto dimostra una qualità televisiva importante, quella di saper gestire le situazioni borderline con lucidità, senza irrigidirsi e senza perdere ritmo.

E poi ci sono gli ospiti. Perché quando sul palco salgono Virginia Raffaele e Fabio De Luigi la sensazione è netta: la scena cambia. La prendono, la gestiscono, la modellano. Con naturalezza. Senza strafare. La loro è un’ilarità elegante, mai sopra le righe, mai forzata. Freschezza vera, ma sobria. Ed è inevitabile una riflessione: forse figure del loro calibro, inserite stabilmente nel ruolo di co-conduttori, come fu per Virginia Raffaele nel 2016, porterebbero quell’equilibrio tra ritmo, ironia e presenza scenica che finora è apparso altalenante.

Non è una bocciatura per chi c’è stato. È piuttosto una constatazione: l’Ariston amplifica tutto. Anche il mestiere. E quando il mestiere è solido, si vede.

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