“Per spiegare il clamoroso ritorno di Antonio Gagliano nella giunta comunale – dalla quale era stato estromesso, per scelta del sindaco Scajola, neanche quattro mesi fa – si potrebbero fare molte congetture e valutazioni sulle caratteristiche dei personaggi coinvolti”.
Lucio Sardi (AVS) interviene sul rientro in giunta dell’assessore Antonio Gagliano
A intervenire con una nota è il consigliere di minoranza Lucio Sardi (AVS), che prosegue: “Si potrebbe leggere il reincarico come una risposta politica alle mire di Fratelli d’Italia che, dopo aver dovuto abbandonare il sostegno alla candidatura di Zarbano – addirittura dopo averla presentata alla stampa con presenza del senatore Berrino – e a rinunciare al proprio simbolo per ottenere l’elemosina di inserire alcuni suoi nomi in una lista a sostegno di Scajola, voleva il riconoscimento di un proprio assessorato.
Uno schiaffo al partito della presidente del consiglio in carica di fronte alla carezza e alla poltrona restituita a Gagliano, usando lo schema del civismo a giorni alterni. Una maggioranza, quella di Scajola (che è rientrato ufficialmente in Forza Italia in cui ha messo a capo il suo scudiero Vassallo) che ha, infatti, una giunta composta per buona parte da figure già state o tutt’ora esponenti di partiti politici del centro destra come Fossati, Gatti, Gandolfo, Sasso e lo stesso Gagliano. Partiti che gli stessi hanno – in passato in molti casi – abbandonato per imbarcarsi nella, per loro fortunata, avventura “civica” con Scajola.
Si potrebbe quindi leggere la vicenda come frutto dello strapotere del sindaco rispetto a qualsiasi altra componente organizzata della sua maggioranza, che gli consente di compiere un atto ingiustificabile su basi politiche o amministrative, considerato che le ragioni che hanno portato alla revoca del mandato a Gagliano non sono in alcun modo mutate nella loro gravità.
Tolta di mezzo la politica, per decifrare la vicenda non resta, come strumento, che quello di mettere in ordine gli eventi, in particolare le dichiarazioni dei principali protagonisti e quello che esprimono o lasciano a volte intendere.
Considerato che tutto ha avuto origine da un messaggio sulla chat di WhatsApp della maggioranza, noi proviamo a capire in questo modo “what’shappened“, ovvero “cosa è successo” nella lingua della chat che tutto pare aver scatenato.
- Il 17 novembre 2025, durante una seduta di consiglio comunale, Gagliano scrive sulla chat in questione e riferendosi a un non meglio identificato esponente delle opposizioni,il seguente messaggio: “Io indagherei sulla sua vita, se ha tutte le carte in regola, ad esempio quale abuso ha fatto… magari ha la casa non condonata, oppure il passo carrabile non in regola… potremmo fargli fare una figura di merda”;
- Nella stessa serata, il consigliere di maggioranza La Monica (autore già in passato di una pubblica critica sulle qualità e titoli di alcuni dei componenti della giunta nominata dal sindaco) avrebbe espresso le critiche più forti sul messaggio, evidentemente di tipo intimidatorio, di un assessore, che ricordiamo, aveva la delega per la Polizia Locale.
- Poche ore dopo, un componente della maggioranza consiliare, poi definito “talpa“, fa arrivare notizia del messaggio incriminato alla stampa, rendendo pubblica la vicenda e facendo così scoppiare il caso.
- Il 20 novembre il sindaco, costretto ad agire per la bufera che la notizia ha generato, annuncia di aver convocato Gagliano per “ascoltare la sua versione”, dichiara di credere che le intenzioni reali dell’assessore non corrispondessero a quanto scritto nel messaggio incriminato ma decidendo, poi, comunque di revocargli l’incarico per “una chiara ed evidente ragione di opportunità e per ribadire “la totale distanza mia e di tutta l’amministrazione da concetti come quelli espressi nel messaggio in questione”.
- In una intervista del 22 novembre Gagliano esprime il suo stupore e la sua amarezza per non essere stato difeso dal sindaco iniziando, poi, una personale battuta di caccia alla “talpa” responsabile della sua esclusione dalla giunta.
- Dalle parole, sia di Gagliano che del sindaco, risulta quindi chiaro che, in assenza dello “sputtanamento” pubblico dovuto alla “fuga di notizie”, non ci si sarebbe posti il problema della sua esclusione, ovvero che, nonostante la gravità del fatto (che, per la difesa della dignità delle istituzioni, imporrebbe le dimissioni prima ancora di una sofferta revoca), essi si sarebbero coperti e difesi.
- Tra i vari segnali che Gagliano ha mandato attraverso la stampa, c’è anche quello, che a suo dire, nella chat di maggioranza si sarebbe scritto ben di peggio rispetto al suo messaggio incriminato. Dichiarazione, questa, che suona – non meno di quella che gli era costata il posto -come un avvertimento a chi lo aveva tradito o magari a chi ambiva a sostituirlo in giunta.
- Il 06/03/2026 senza che sulla vicenda che ha motivato l’esclusione di Gagliano dalla giunta sia emerso nulla a discolpa che ne giustifichi una diversa valutazione e dopo alcune “comparsate” dell’ex assessore in iniziative pubbliche dell’amministrazione, il sindaco restituisce al suo ex assessore un incarico in giunta comprendente le deleghe per la Protezione Civile – Manutenzione di strade e marciapiedi – Logistica e Sistemazione della Raccolta Rifiuti. Una riabilitazione con la chicca finale della delega al progetto “Presidio Amico“, che ha la finalità di realizzare una rete territoriale di volontari che aiutino a sviluppare nel proprio territorio un programma di sicurezza partecipata e integrata con le Forze di Polizia dello Stato e della Polizia Locale. Una delega che, per un assessore in precedenza dimesso per aver ipotizzato di avviare azioni di dossieraggio su componenti dell’opposizione, è inconcepibile.
Ripercorrendo la vicenda, che racconta come la tutela del corretto profilo istituzionale di una giunta comunale non sia stato il faro che ha guidato le azioni del sindaco, emerge come alla fine tutto sia legato alla necessità di Scajola di tutelare il proprio sistema di consenso, in cui una figura come quella di Gagliano ha un suo peso.
Dopo la sua rimozione, Gagliano ha lanciato i suoi messaggi per ribadire che il vero problema non era lui e il suo comportamento, ma chi nella maggioranza aveva tradito un patto, ovvero la cosiddetta “talpa”. Un concetto ribadito nella prima intervista dopo essere stato rinominato, in cui ha dichiarato, riferendosi a chi diffuse quel messaggio, che “si scoprirà da solo chi ha sbagliato”.
Chiunque sia, a suo tempo, stato l’artefice della violazione del patto, ha ora avuto dimostrazione che il legante di quella esperienza “civica” è la difesa di un’area di consenso di cui ogni partecipante è titolare e che perciò Scajola non verrà mai meno al “patto della focaccia” con Gagliano, accada quel che accada. Allo stesso modo con cui in passato ha tenuto fede al patto con il presidente di Isah Pugi, che ha protetto anche di fronte al terremoto subito da quell’ente con la sua privatizzazione o all’inquietante vicenda emersa per le violenze sugli ospiti della struttura di Villa Galeazza“.






