9 Maggio 2026 20:17

“Oggi la politica è la prosecuzione della guerra”: Angelo D’Orsi a Imperia parla di conflitti e democrazia. “Senza l’ONU il mondo si riduce a una giungla”/Foto e Video

Si è tenuto nel tardo pomeriggio di oggi, presso il Cinema Centrale di Imperia, l’incontro pubblico con il professor Angelo D’Orsi, storico, scrittore e filosofo tra i massimi studiosi della vita di Antonio Gramsci. La conferenza, dal titolo “Guerre, neoliberismo e democrazia”, è stata organizzata dalla Federazione di Imperia del Partito della Rifondazione Comunista e Potere al Popolo, con numerose adesioni dal mondo associativo e sindacale.

Ospite della serata il professor Angelo D’Orsi, storico, scrittore e filosofo, tra i massimi studiosi del pensiero di Antonio Gramsci

Il professore ha rovesciato il celebre motto di von Clausewitz: “Oggi è la politica che è diventata la prosecuzione della guerra con altri mezzi. Ci stanno portando la guerra in casa, ci stanno abituando all’idea che comunque la guerra ci sarà”.

Sul fronte internazionale, D’Orsi ha puntato il dito contro chi, tra i leader nazionali ed europei, sostiene che “il mondo è cambiato e le regole del vecchio mondo sono saltate“, leggendovi un progressivo smantellamento del diritto internazionale.Abbiamo bisogno di ricostruirlo“, ha detto, difendendo il ruolo dell’ONU pur chiedendone una riforma profonda.

Spiega Angelo D’Orsi al nostro giornale: Nel mio intervento proverò a ragionare sul nesso tra guerra e democrazia, un nesso che si rovescia nel senso che sempre dove c’è guerra non c’è democrazia. Ovvero nelle situazioni di guerra si abbassa il tasso di democrazia e infatti si instaura una legislazione ad hoc, la legislazione di guerra, che si presenta innanzitutto sotto la veste di censura.

Censura preventiva, censura degli spazi, censura successiva a quando parli, aggressione fisica, aggressione verbale, querele, eccetera.

Ma la cosa bizzarra è che tutto questo si sta verificando in Italia, ma nessuno ci ha spiegato che siamo in guerra. Quindi ci si comporta come se si fosse in guerra, ma non siamo in guerra. Una specie di paradosso.

Sto constatando che dopo che per anni abbiamo sentito riprodurre, citare il famosissimo motto di Carl von Clausewitz per cui la guerra non è altro che la prosecuzione della politica con altri mezzi, io sono arrivato alla conclusione che è esattamente l’opposto.

Oggi è la politica che è diventata la prosecuzione della guerra con altri mezzi. In altri termini ci stanno portando la guerra in casa.

Ma questo lo si vede dappertutto. Lo si vede anche nei toni aspri, alle menzogne che circolano nel dibattito sul referendum, all’aggressività che io stesso constato quando partecipo a programmi televisivi dove non fai in tempo a finire la prima frase che viene davvero assalito, se non proprio fisicamente, ma verbalmente, che ti si impedisce di parlare.

Ci stanno portando la guerra in casa, ma questo significa anche, come dire, normalizzare la guerra. Ci stanno abituando all’idea che comunque la guerra ci sarà. E invece noi dobbiamo, come dire, alzare alta e nitida la bandiera della pace. Non semplicemente perché siamo pacifisti, ma perché non vogliamo che questo Paese, che l’Italia e l’Europa più in generale, vada in guerra. Non abbiamo nessuna necessità di una guerra. L’Italia e l’Europa la guerra l’hanno conosciuta: dobbiamo dire basta, noi non ne possiamo più.

Che idea si è fatta degli scenari di guerra che ci sono intorno a noi?

“Gli scenari sono quelli che sono stati indicati in questi giorni da alcune delle signore della politica internazionale europea, da Ursula von der Leyen, da quella pazza scriteriata della Kaja Kallas, da Roberta Metsola, fino a Giorgia Meloni.

Stanno sostenendo che ormai il mondo è cambiato e che quindi le regole del vecchio mondo sono saltate. Che cosa vuol dire? Vuol dire che secondo queste esponenti politiche non conta più il diritto internazionale. Il nostro ineffabile Ministro degli Esteri ebbe a sentenziare che il diritto internazionale conta ma fino a un certo punto. In realtà questi ci stanno dicendo che il diritto internazionale non esiste più.

E invece anche qui noi dobbiamo fare proprio una testuggine romana per resistere. Noi dobbiamo difendere il diritto internazionale per quanto sia semi-crollato, abbiamo bisogno di ricostruirlo. Quindi significa, per esempio, difendere l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha bisogno di essere riformata.

Senza l’ONU, cioè senza il garante, senza l’arbitro, il mondo si riduce alla giungla. E lo vediamo in questo ennesimo attacco, portato avanti dalla coppia Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che è un attacco che non ha nessuna ragione d’essere, che sta procurando centinaia e centinaia di morti e devastazioni, anche ambientali, gravissime“.

Che cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo?

Possiamo intanto dire la verità. Dire la verità significa, ci spiegava Antonio Gramsci, fare un’operazione, quella che facevano i greci. Verità in greco si dice aletheia, cioè disvelamento, far vedere cosa c’è dietro il velo della menzogna, della propaganda e diffondere questo punto di vista critico.

Noi abbiamo bisogno di un pensiero critico, invece ci vogliono costringere in una logica di guerra, in un pensiero binario: o sei di qua o sei di là. Se tu provi a capire le ragioni dell’Iran, o le ragioni dei palestinesi, o le ragioni della Russia, si è subito bollato come o antisemita, o filo Hamas, o filo iraniano.

Noi dobbiamo esercitare quel diritto che Immanuel Kant nel 1784 lo teorizzava per tutti noi, che era il diritto di pensare con la nostra testa. Sapere aude, lui diceva, cioè abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza.

Questo è il pensiero critico, questo dobbiamo fare e questo io sto cercando di fare da mesi, andando in giro per l’Italia e anche fuori dall’Italia per portare questo principio, il principio che ci hanno insegnato gli illuministi.

Ad introdurre il professore è stato Mariano Mij di Rifondazione Comunista: Siete numerosi, nonostante l’orario, ma credo ne valga proprio la pena perché le argomentazioni che ascolteremo del professor Angelo D’Orsi sono quanto mai attuali, vista la gravità della situazione internazionale.

Questa iniziativa ha avuto l’importante adesione di numerose associazioni. Militarismo e politiche di guerra non solo uccidono popolazioni, creano milioni di profughi e aggravano le condizioni di miseria e povertà, ma anche minano la democrazia e il diritto internazionale. Oltre cento anni fa Lenin parlava di guerra e riarmo come l’espressione più terribile della competizione tra paesi capitalisti e imperialisti nella spartizione di risorse e sfere di influenza.

Non a caso abbiamo chiesto la disponibilità del professor Angelo D’Orsi affinché tenesse questa conferenza quanto mai attuale. Certamente le argomentazioni del professor D’Orsi vengono considerate fuori dal coro e quindi spesso censurate; abbiamo assistito anche ad aggressioni fisiche, oltre alle censure, proprio perché svela quanto si nasconde dietro la solita retorica della guerra umanitaria e dello scontro tra civiltà o religioni, come fossimo al tempo delle crociate. Il professor Angelo D’Orsi, e vengo a due note biografiche, è uno storico, scrittore, filosofo, che ha anche accettato importanti sfide politiche“.

Ha aggiunto Lilly Alampi di Potere al Popolo: “Mi premeva solo dire qualcosa di questo contesto generale, gravissimo, drammatico e per certi effetti sconcertante e scoraggiante anche per noi che ci muoviamo da casa per vedere una conferenza del professor Angelo D’Orsi sulle guerre, sulla libertà, sulla democrazia.

Siamo però disorientati, sempre più disorientati e preoccupati, ma non ancora collettivamente decisi a ritornare nelle piazze e ad animare un movimento popolare totalmente dal basso per cancellare sia questo governo, che è un governo fascista, ma anche per costituire un’alternativa diversa e vera, che non sia equivocabile e che non sia ipocrita, rispetto anche alle opposizioni, che voglio essere generosa, sono in questo periodo ambigue e balbettanti.

Anche su alcuni decreti come quello, il disegno di legge per esempio dell’antisemitismo che prelude a denunce penali anche per le proteste, le manifestazioni, le espressioni di critica nei confronti del governo israeliano che nulla ci azzecca con l’essere ebrei ma che è un governo sionista, neocoloniale e purtroppo per Gaza, genocida.

Ecco questo deve essere chiaro, deve essere chiaro che riagganciandoci alle mobilitazioni dell’autunno scorso, voglio solo ricordare perché Imperia ha visto un protagonismo che si era scordata da anni. Noi dobbiamo ritornare a quella mobilitazione lì e le parole d’ordine sono chiare e semplici: no alle guerre, sì alla Costituzione, all’articolo 11, alla risoluzione attraverso semmai iniziative diplomatiche che non sono state seguite nel conflitto della Russia contro l’Ucraina.

Abbiamo comunque ben chiaro di che cosa si tratta quando il governo americano unitamente al governo israeliano decide di attaccare l’Iran, trascinandoci tanto in un disastro economico terrificante ma anche in una guerra altrettanto ingiusta.

Le bombe non sono mai liberatrici; le bombe hanno ucciso 165 bambine in Iran. La popolazione di Teheran sta soffrendo per l’inquinamento dovuto alle esplosioni, ai bombardamenti, e così la popolazione ove sono cadute le bombe. Cadono bombe israeliane sugli altri scenari del Medio Oriente, sulle altre nazioni“.

L’iniziativa ha registrato l’adesione di Anpi, Arci Solidarietà Imperia, USB, Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Imperia, CGIL Imperia, Stop Riarmo Imperia, Gruppo Teatrale L’Attrito, Sumud Flotilla, La Talpa e l’Orologio, Collettivo Studentesco Papavero Rosso.

A cura di Alessandro Moschi

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