Sulla vicenda della denuncia dell’assessore Gianmarco Oneglio da parte di una ragazza di 21 anni sua ex dipendente, interviene il consigliere Luciano Zarbano di Imperia senza padroni. E dal punto di vista politico il suo intervento pesa come un macigno.
Zarbano chiama in causa anche Claudio Scajola: “Oneglio non è stato eletto, ma scelto dal sindaco”
Scrive Luciano Zarbano: “La denuncia che riguarda l’assessore Gianmarco Oneglio non può essere archiviata come una semplice vicenda privata né liquidata con qualche dichiarazione di circostanza. Nessuno vuole sostituirsi alla magistratura, il principio di presunzione di innocenza resta un punto fermo. Ma il garantismo non può diventare un alibi politico dietro cui nascondere tutto.
Perché qui esiste un piano che viene prima ancora di quello giudiziario: quello della credibilità istituzionale.
Le dichiarazioni rese dall’assessore alla stampa, anziché chiarire, aggravano i dubbi. Da un lato afferma di aver appreso la notizia dai giornali, dall’altro mostra di conoscere con precisione l’identità dell’autrice della denuncia, arrivando perfino a definirla “una dipendente problematica, con diversi precedenti”. Parole pesanti, che non rassicurano affatto e che fanno sorgere dubbi sui metodi di gestione della sua azienda e che potrebbero generare riflessi anche nel modo di amministrare la cosa pubblica.
Ed è proprio questo il punto: può un assessore continuare a svolgere serenamente il proprio incarico mentre su di lui grava una vicenda di questo tipo? Può farlo senza indebolire il ruolo che rappresenta? Può farlo senza trascinare l’intera Amministrazione dentro un’ombra sempre più ingombrante?
La questione è ancora più seria per una ragione molto semplice: Oneglio non è stato scelto dai cittadini. Non ha ricevuto un mandato diretto, non ha conquistato preferenze personali, non dispone di una legittimazione popolare autonoma. È un assessore nominato dal sindaco. E questo significa che la sua permanenza in Giunta non dipende da un’investitura elettorale, ma esclusivamente da una scelta politica del primo cittadino. Di conseguenza, la responsabilità del Sindaco oggi è piena e non può essere scaricata altrove.
Tenere Oneglio al suo posto non sarebbe una decisione neutra. Sarebbe una scelta politica precisa. Vorrebbe dire alla città che, nonostante tutto, per questa Amministrazione nulla impone una riflessione, nulla impone un passo indietro, nulla impone un segnale di rigore istituzionale.
C’è poi un aspetto che rende questa vicenda ancora più grave sul piano simbolico. Solo pochi giorni fa, in municipio, la Commissione Pari Opportunità del Comune di Imperia ha ospitato un incontro dedicato ai Centri Antiviolenza, richiamando i valori dell’ascolto, della tutela e della sensibilizzazione. E allora la domanda diventa inevitabile: che credibilità possono avere quei messaggi se, di fronte a una vicenda tanto delicata che chiama in causa un membro della Giunta, la reazione dell’Amministrazione è il silenzio o, peggio, la normalizzazione?
Le istituzioni non si difendono aspettando che passi la tempesta. Le istituzioni si difendono assumendosi responsabilità, soprattutto quando i fatti impongono prudenza, serietà e rispetto verso la città.
Per questo il sindaco non può più nascondersi dietro formule di rito, o peggio dietro il silenzio. Deve dire con chiarezza se ritiene ancora compatibile la permanenza di Oneglio in Giunta con il decoro, l’autorevolezza e la credibilità dell’Amministrazione Comunale. Perché qui non è in gioco soltanto il destino politico di un assessore. Qui è in gioco il messaggio che il Comune di Imperia decide di dare ai cittadini.
Aspettare senza decidere, in casi come questo, equivale già a una scelta. E sarebbe una scelta sbagliata”.






