Ebbene si: l’ormai ex assessore Gianmarco Oneglio, attraverso un legale di Torino, ha formalmente diffidato Imperiapost per l’articolo nel quale abbiamo CORRETTAMENTE indicato come il fascicolo relativo alla denuncia a suo carico, già approdato agli uffici del Giudice di Pace sia stato trasferito nuovamente alla procura della Repubblica.
E dunque, alla luce della diffida, con mano tremante per la paura, proviamo a replicare.
Scrive il legale di Oneglio: “La ricostruzione dei fatti, per come rappresentata nell’articolo, è destituita di ogni fondamento e gravemente lesiva della reputazione professionale e personale del mio assistito. Detto articolo, infatti, veicola informazioni distorte ed imprecise che si prestano a fuorvianti e maliziose interpretazioni (che si stanno purtroppo già verificando), con ciò rendendo urgente e indefettibile l’immediata e puntuale rettifica della notizia con la stessa evidenza e importanza grafica di quella oggetto di contestazione”.
Sull’evidenza e sull’importanza grafica obbediamo. Quanto al resto se ne parla.
Ancora il legale: “Contrariamente a quanto parrebbe emergere dalla lettura dell’articolo, l’operato del mio assistito è sempre stato improntato al rigoroso rispetto delle regole del vivere civile e dell’ordinamento giuridico”.
Qua, ammettiamo, siamo spiazzati. Quando mai abbiano detto il contrario? C’è una denuncia contro Oneglio e non spetta certo a noi giudicare. Ma tacere sarebbe stato e sarebbe venir meno alla nostra professione. Se poi, come non ha fatto finora, Oneglio volesse esprimere anche a noi la sua versione, siamo sempre pronti a dargli lo spazio che merita, senza indugio.
Ancora l’avvocato di Oneglio: “Vorrete pertanto rettificare le seguenti circostanze:
Il reato, presuntivamente, contestato al mio assistito (minaccia semplice, di cui all’art. 612
c.p.) è reato di competenza del Giudice di pace, il quale, tuttavia, come certamente noto
anche a Voi, è organo giudicante e non certo inquirente, pertanto, in questa fase (di
indagini) è del tutto fisiologico che gli atti siano ancora presso la Procura della Repubblica
(organo, appunto, inquirente, pertanto istituzionalmente preposto proprio allo svolgimento delle suddette indagini).
Alla luce di quanto sopra, deve essere altresì rettificata l’affermazione secondo cui “Visto
il cambio di destinazione della pratica, è facile immaginare che dietro l’angolo vi siano ulteriori accertamenti.” Dovendosi, infatti, affermare che, in questa fase, non vi sia stato alcun “cambio di destinazione” per le medesime ragioni dianzi svolte, posto che gli “ulteriori accertamenti” sono doverosi nella fase investigativa nella quale ci si trova, a prescindere dalla tipologia di reato contestato.
Da ultimo, il fatto che il fascicolo, ipoteticamente, sia intestato al Procuratore “capo”, Dott.
Alberto Lari, rientra nella fisiologia delle dinamiche istruttorie, dal momento che tutte le
notizie di reato pervenute in Procura sono appunto intestate al Procuratore della
Repubblica, il quale le delega, in un secondo momento, ai sostituti dell’Ufficio. Capzioso,
pertanto, far discendere dalla automatica registrazione in capo al Procuratore un’ipotetica
maggiore gravità delle condotte ascritte al mio assistito, come viceversa lasciate intendere con l’affermazione “Ad occuparsi di tutti gli ulteriori accertamenti sarà il Procuratore capo Alberto Lari, affiancato a un sostituto”. Alla luce di quanto esposto, la narrazione offerta dal Vostro giornale, suggerendo l’ipotesi di reati ben più gravi di quelli allo stato – presuntivamente – contestati, è non solo falsa, ma strumentale a una delegittimazione dell’operato dell’allora Assessore Oneglio e un diffamante attacco alla sua persona e alla sua onorabilità”.
Tanto per cominciare noi di reati non ne abbiamo mai parlato. Un conto sono le accuse formulate dalla denunciante e un altro gli eventuali reati che verranno in seguito contestati. Se contestazione ci sarà.
Ma il nocciolo è un altro. La pratica relativa alla denuncia, che è bene ricordare è stata depositata ai carabinieri di Imperia nel dicembre scorso, sia chiaro una volta per tutte, ERA GIA’ APPRODATA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA NEI MESI SCORSI. Passata per la scrivania di un sostituto procuratore, ERA STATA INVIATA ALL’UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE.
Soltanto nei giorni scorsi, IL PROCURATORE CAPO ALBERTO LARI HA RICHIAMATO NEL SUO UFFICIO LA PRATICA. Perché, se non per svolgere ulteriori accertamenti? Forse per leggersela la sera prima di addormentarsi? La “narrazione” offerta dal nostro giornale non è affatto falsa, ma semmai rappresenta l’esatta e precisa descrizione dei fatti, senza lasciar intendere proprio nulla, men che meno chissà quali reati nascosti da parte di Oneglio o peggio ancora con la volontà di intaccare l’onorabilità dell’ex assessore.
L’articolo già bello e pronto che il legale ci diffida a pubblicare lo respingiamo pertanto al mittente, con diffida uguale e contraria a mettere in futuro in discussione la serietà del nostro lavoro e l’onorabilità del nostro giornale.
Il sindaco di Imperia Claudio Scajola ha sempre ripetuto: “Conoscere per deliberare”. Gianmarco Oneglio, per anni al suo fianco, avrebbe dovuto far tesoro di queste parole. Invece di diffidare Imperiapost dal fare il suo lavoro, bastava chiedere ai legali di informarsi in Procura circa l’esatto iter della pratica che lo riguarda.
Il Direttore di Imperiapost
Andrea Pomati






