17 Aprile 2026 07:38

Imperia: mozione sulla “remigrazione” bocciata, Sardi attacca la maggioranza. “Discussione svuotata e senza confronto”

Dopo la bocciatura in Consiglio comunale della mozione sulla “remigrazione”, interviene il consigliere di minoranza Lucio Sardi (Alleanza Verdi e Sinistra), che affida a una nota dai toni duri la propria posizione.

Nel mirino non solo il voto contrario della maggioranza, ma anche il clima della discussione in aula, paragonato a quello dei social, e le motivazioni politiche alla base della scelta

Che il tema dell’immigrazione rappresenti un irresistibile richiamo per certi bassi istinti, che trovano libero sfogo facendosi scudo con l’uso dei social, non sorprende.
Un discreto campionario di profili social di insultatori e razzisti da tastiera, a volte privi di immagini che possano svelarne la reale identità, ma ancora più spesso privi della capacità anche di articolare un insulto in italiano corretto, è infatti comparso tra i commenti al post che riportava la notizia della presentazione della mozione contro la proposta di legge popolare sulla remigrazione, iniziativa legislativa promossa da un cartello di organizzazioni neofasciste.

Dalla lettura del penoso elenco di improperi che quel curioso impasto di profili social di persone individuabili, le quali credono che sui social sia tutto consentito, di quelli senza un’identità chiara, per chi ha l’idea che sia meglio celarsi dietro l’anonimato per poter scrivere quello che non ha il coraggio di dire mettendoci la faccia e di veri e propri profili “troll” fasulli usati per azioni di disturbo, una cosa emerge chiara: nessuno sembra aver letto e compreso quale sia la vera natura del progetto di legge sulla remigrazione e quindi ragionato sui motivi per i quali si dovrebbe contrastarlo o anche sostenerlo.

Per dimostrare il contrario sarebbe stato infatti necessario argomentare anche solo un punto a favore o contro quella proposta, uno sforzo però superiore alle capacità di chi popola i social per irrompere, con la logica di un branco di conigli mannari, con un insulto, una invettiva e una minaccia che non superi le due righe.

Un episodio, purtroppo, non così sorprendente in una società dove la paura, la violenza verbale e l’intolleranza, diffuse da certa informazione e cavalcate da certa politica, fanno breccia tra i tanti che cadono nella trappola di credere che le colpe delle proprie difficoltà o paure siano da addossare al diverso o allo straniero e non invece a chi ha costruito una società sempre più ingiusta e priva di tutele per tutti.

Meno scontato e prevedibile è invece il fatto che un analogo contesto si sia presentato durante la discussione della mozione in Consiglio comunale. Dopo la sua presentazione, in cui sono state ulteriormente chiarite le ragioni riportate nel testo affinché il Consiglio comunale esprimesse una contrarietà politica a una proposta legislativa dai contenuti razzisti e con inquietanti analogie con le famigerate leggi razziali fasciste del 1938, l’intera maggioranza è sembrata essere risucchiata in uno spazio virtuale al di fuori del Consiglio.

Invece che di fronte a consiglieri eletti dai cittadini, che potevano dire liberamente la loro su un tema riguardante inevitabilmente il presente e il futuro delle nostre società, ci siamo trovati improvvisamente di fronte a una schiera di simil “troll” da social, però tutti incredibilmente muti, determinati a sabotare la discussione nel vuoto pneumatico della loro ostentata indifferenza.

Alcuni degli esponenti di maggioranza, benché fossimo ampiamente in orari pre-serali e non a notte fonda, magari per non metterci la faccia, si erano già dileguati dal Consiglio mettendosi così in modalità “off-line“. Tra questi il consigliere La Monica, forse conscio di aver già gettato il cuore oltre l’ostacolo per aver dato pubblicamente dell’incompetente a Salvini e negato che il Comune abbia perso delle cause sugli autovelox, dopo che è stato pure condannato a pagare le spese legali.

Non meno ardita è stata la fuga verso la sua confortevole “major lounge” del sindaco “Claudio PNRR” per tutto il tempo della discussione della mozione. Un sindaco che, dopo un’incursione a inizio seduta di Consiglio – in cui si è malamente giustificato sull’inchiesta sul contributo per il bio-digestore provinciale e ci ha propinato una lezione da cassazionista fai da te sugli autovelox – è ricomparso solo in chiusura dei lavori per replicare – con la ormai stantia sequela di attacchi personali – al consigliere Bracco, che chiedeva conto del discusso summit sul porto tenutosi in un ristorante cittadino, con anche la presenza di imprenditori.

Dal suo confortevole rifugio Scajola ha probabilmente seguito la sua assessora emissaria Gandolfo (alla quale, nella redistribuzione delle deleghe del dimissionario Oneglio, ha evidentemente assegnato anche quella per le brutte figure), che si è fatta carico di rappresentare il pensiero di tutta la maggioranza (che chiameremo per praticità The trolls) con un intervento da manuale da dibattiti sui social.

L’assessora ha infatti esordito affermando che loro (The trolls) non avevano neanche letto il testo della mozione, ma solo il dispositivo di voto, chiedendosi – dopo tale approfondita analisi – se questa fosse frutto di malizia o ignoranza da parte del presentatore.

Potendo assumermi la responsabilità di un po’ di malizia nel costringere quella maggioranza a discutere di temi politici oltre che di marciapiedi, sull’ignoranza ammetto che non potrei certo competere con loro, considerato che hanno dichiarato di aver maturato la loro posizione senza aver manco letto la mozione.

Il secondo affondo dell’assessore Gandolfo è stato quello sulle circa duemila cittadinanze italiane (ha precisato una media di circa 20 a settimana) “conferite” in otto anni dal sindaco Scajola a cittadini di ogni etnia, che a suo dire spazzerebbero via ogni accusa di insensibilità al tema da parte dei trolls.

Che il conferimento della cittadinanza italiana sia una facoltà autonoma attribuita ai sindaci (un diritto invece riconosciuto dalla legge e le cui procedure spettano alle prefetture) è una balla che neanche sui social è facile trovare scritta. Che Scajola e i suoi utilizzino la cerimonia di consegna dell’attestato di cittadinanza per curare i rapporti con i neo cittadini-elettori, cercando di spacciarla come un loro merito, non è certo elegante, ma va riconosciuto che la cosa non li rende certo popolari sui social tra gli insultatori di cui abbiamo raccontato.
Ma il colpo finale dell’assessore, ritenuta l’esponente più “progressista” della giunta Scajola, è la giustificazione per ragioni “democratiche” del loro voto contrario alla mozione, basata sulla logica secondo la quale non bisognerebbe esprimersi contro un progetto di legge razzista e proposto da organizzazioni neofasciste, per rispetto verso il dettato costituzionale.
Per la Gandolfo, infatti, siccome la proposta di legge di iniziativa popolare sulla remigrazione ha seguito le procedure previste per la presentazione dall’art. 71 della Costituzione, criticarne il contenuto – che ricordiamo contiene passaggi razzisti in chiara violazione dell’articolo 3 della Costituzione, che condanna ogni discriminazione razziale – non sarebbe democratico.

Per i Trolls, e il sindaco Scajola quindi, chi viola i principi della nostra Costituzione antifascista sarebbero coloro che esprimono un giudizio di condanna politica su un progetto di legge razzista aberrante e non le organizzazioni neofasciste che l’hanno provocatoriamente presentata.

Il Consiglio comunale di Imperia, capoluogo di una provincia cui è stata conferita la medaglia d’oro alla Resistenza da parte del partigiano e Presidente della Repubblica Pertini, e con 6 martiri partigiani insigniti della medaglia d’oro alla memoria, non meritava certo di vedere la discussione su un tema così delicato sprofondare al misero livello di un confronto da social“.

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