Duro intervento del consigliere di minoranza di Alleanza Verdi e Sinistra di Imperia, Lucio Sardi, che in una nota stampa punta il dito contro la gestione politica e amministrativa della provincia di Imperia, analizzando le principali criticità del territorio.
L’uso delle classifiche per misurare e definire le qualità o i limiti della condizione delle realtà locali è sempre più diffuso e articolato. Una delle più gettonate è quella sulla qualità della vita delle province – che viene stilata considerando e ponderando molti fattori (ambientali, sociali ed economici) – nella quale quella di Imperia è ampiamente ultima in Liguria e relegata nelle retrovie della classifica generale.
Molto spesso la classe politica locale che governa la nostra provincia di Imperia praticamente senza interruzione dal dopoguerra, tende a contestare il pessimo valore medio raggiunto con tutti i parametri, schermandosi con i punti di forza del nostro territorio che, di norma, sono quelli di cui non hanno però alcun merito.
Si sente quindi spesso dire che in molte delle province che ci surclassano non sarebbe bello vivere come in quella di Imperia, dove c’è un clima migliore, tanto da renderla il luogo del buen retiro di molti facoltosi che la scelgono come luogo per godersi la pensione o anche solo i periodi di festa. Alla luce di quanto è emerso negli ultimi giorni, proviamo a ripassare assieme le altre “eccellenze” in cui il nostro territorio primeggia, che dobbiamo invece alla qualità della nostra classe politica locale di governo e, in particolare, del suo indiscusso “sovrano” Scajola.
La provincia di Imperia, la quale ha come principale risorsa di approvvigionamento idrico il Roja che, con un investimento consistente di risorse pubbliche nella rete copre l’intera provincia, grazie al fondamentale operato del presidente/commissario dell’Ato idrico Scajola, è stata una delle più “virtuose” nel tradire la volontà espressa col referendum sull’acqua pubblica.
Con la consegna del controllo della società Rivieracqua – in origine interamente pubblica – al socio di minoranza privato cui si è concesso di acquistarne quote di capitale, i cittadini e le imprese della provincia si troveranno per decenni in balia di un gruppo privato che potrà operare in monopolio e scaricare sulle tariffe le scelte gestionali, sulle quali, grazie a patti parasociali sottoscritti, la possibilità di intervento dei soci pubblici di maggioranza è praticamente nulla.
Ricordiamo che il progetto di ingresso dei privati fu avviato dalla precedente commissaria all’Ato idrico Gaia Checcucci – nominata dalla giunta regionale di Toti – la quale, al tempo del referendum sull’acqua pubblica, era testimonial del NO.
Commissaria che, così come Toti, non ha brillato sul piano della legalità, visto che è stata rimossa dall’incarico a seguito di una inchiesta della magistratura su consulenze assegnate a famigliari.
La provincia di Imperia, dopo decenni di dissennata gestione del ciclo dei rifiuti -che ha saturato tutte le discariche provinciali e ingrossato le tasche dei relativi gestori privati (discariche dismesse per le quali il controllo sulla realizzazione opere di bonifica risulta quantomeno carente) – essendo l’unica priva di impianti di conferimento e trattamento, deve, conseguentemente, trasportare i rifiuti fuori provincia, con costi enormi.
Il progetto del bio-digestore provinciale, per cui il presidente Scajola è riuscito a finire indagato dalla procura europea per la vicenda dell’indebita richiesta di un contributo PNRR, è a rischio di implosione. L’unica impresa che partecipò al bando per realizzare l’impianto – quella che aveva in mano le principali discariche in provincia – non appare in grado di far fronte agli impegni, avendo vanamente cercato un nuovo socio che la fornisse di capacità finanziaria necessaria: quindi la gestione provinciale del ciclo dei rifiuti rischia di rimanere in emergenza per non si sa quanti anni ancora. In un quadro di tale gravità, la provincia di Imperia può consolarsi festeggiando il “grande risultato” ottenuto dalla Regione a guida Bucci, che ha nominato a direttore dell’agenzia regionale ligure dei rifiuti, Sergio Tommasini.
Si tratta dell’ex manager del gruppo imprenditoriale gestore di discariche in provincia a cui è stata affidata la realizzazione del bio-digestore, nonché ex candidato a sindaco di Sanremo nel 2019 e grande stratega della coalizione “civica” che ha sostenuto Mager. Perchè se in provincia di Imperia la situazione del ciclo dei rifiuti ci colloca tra i peggiori del nostro paese, in tanti luoghi dove invece è una eccellenza se lo sognano di essere onorati da cotante nomine.
Ci auguriamo che il direttore Tommasini non voglia “premiarci” individuando nel nostro territorio la sede del termovalorizzatore regionale che la giunta Bucci vuole realizzare. Come per la questione dei rifiuti, anche il servizio di trasporto pubblico locale svetta grazie agli scandali del passato – con l’incredibile vicenda dei bus a idrogeno – e quelli più recenti, con i mezzi sottoposti a sequestro dalla magistratura perchè ritenuti irregolari e pericolosi. Ma di fronte a un servizio carente, con ritardi o corse regolarmente cancellate e che ha visto le recenti dimissioni della presidente di Riviera Trasporti, una buona notizia per qualcuno c’è.
L’assunzione con funzioni di direttore amministrativo – tramite un concorso sul quale è attiva un’indagine della magistratura – di Andrea Landolfi, capogruppo in comune della lista Avanti con Scajola, che mantiene alta la tradizione di politici accasati nell’azienda di trasporti locale. Sul capitolo sanità lo scandalo non è di natura giudiziaria ma non per questo risulta meno grave. A fronte di una condizione di continui tagli dell’offerta di servizi sul territorio forniti dai due ospedali di Imperia e Sanremo, la tanto sbandierata – quanto poco credibile nei reali effetti – soluzione dell’ospedale unico da realizzarsi a Taggia è finita su un binario morto.
La giunta regionale a guida Bucci, impegnata in una riforma sanitaria che punta tutto sulla riorganizzazione amministrativa e molto meno su quella sanitaria col fine ultimo di tagliare i costi, ha infatti, come ha ammesso anche Scajola, congelato il progetto. Sembra venuto meno il previsto finanziamento dell’Inail per la costruzione della struttura e non appare prevedibile – in una fase in cui la Regione punta a risparmiare – sia presente una possibile alternativa.
Ma anche in questo caso la nostra provincia “svetta” battendo le altre, risultando la prima in cui è stato smantellato il locale servizio del 118, che verrà gestito a livello regionale. La penosa reazione di Scajola, che a cose fatte e non certo a sua insaputa, ha convocato un summit di amministratori locali per esprimere contrarietà e preoccupazione per il taglio del servizio, rende evidente un fatto.
La provincia di Imperia detiene tutti i record sulla tenuta del controllo del potere nelle mani del suo presidente, rieletto sole poche settimane fa senza avere rivali e con la sua lista che ha conquistato quasi l’intero consiglio provinciale (nove su dieci).
Un risultato ottenuto anche a dispetto delle inchieste giudiziarie che lo vedono coinvolto proprio per il suo operato di presidente della provincia, per ipotesi di reato non marginali e per comportamenti – in particolare quelli descritti dai verbali di interrogatorio del dirigente Russo sulla vicenda del contributo PNRR per il biodigestore – che, se confermati, dovrebbero imporre le sue dimissioni. Un atto di assunzione di responsabilità che sarebbe politicamente opportuno anche a prescindere dalle inchieste, per l’incredibile scarto tra lo stato di salute del suo sistema di potere e quello di una provincia in cui Scajola ha da decenni mantenuto un ferreo controllo politico.
Un controllo che ha portato nel tempo – anche recentemente in occasione delle elezioni regionali – a definire la provincia il suo “regno”, il quale – considerata la parabola discendente che sta vivendo – appare quello di un Re di Coppe”.






