30 Maggio 2026 13:17

Morte della piccola Beatrice: emerge un quadro agghiacciante. “Sevizie e crudeltà sulla bimba”, arrestato anche il compagno della madre /La ricostruzione

In breve: Tra i fattori scatenanti, il Procuratore ha citato esplicitamente la cocaina: un elemento che, secondo quanto emerso,contribuiva alle condotte violente e all'abbandono dei bambini.

È un quadro agghiacciante quello che emerge dalla conferenza stampa tenuta questa mattina dal Procuratore della Repubblica di Imperia, Alberto Lari, sul caso della piccola Beatrice, la bimba di due anni morta il 9 febbraio scorso nella sua abitazione di Montenero, a Bordighera.

Questa mattina all’alba i Carabinieri hanno arrestato Manuel Iannuzzi, compagno della madre Emanuela Aiello, già in carcere dall’inizio delle indagini, con l’accusa di maltrattamenti continuati e pluriaggravati. Reato che, come ha spiegato il Procuratore, comporta una pena più severa rispetto all’originaria contestazione di omicidio preterintenzionale: dai 12 ai 24 anni di reclusione, contro i 10-18 anni precedenti.

Lari non ha nascosto il peso emotivo di questa vicenda. “È una cosa che ti tocca il cuore“, ha detto, con una voce che tradiva quanto questo caso lo abbia segnato

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Iannuzzi avrebbe colpito Beatrice “con schiaffi, pugni al volto, sul corpo, le avrebbe tirato i capelli, l’avrebbe fatta sbattere contro il muro, l’avrebbe colpita con una ciabatta, l’avrebbe buttata a terra in più occasioni. E ancora: “avrebbe minacciato la compagna se interveniva, o di non intervenire,perché voleva proseguire le sue azioni contro la piccola“.

Lari ha aggiunto che “lo Iannuzzi considerava un disturbo il fatto che la bambina chiamasse, e che la situazione è stata definita sia dal PM che dal giudice un regime di vessatoria prevaricazione di intollerabile prosecuzione alla convivenza. Parole durissime, che nell’ordinanza si accompagnano all’accusa di aver agitocon sevizie e con crudeltà verso la Beatrice.

Tra i fattori scatenanti, il Procuratore ha citato esplicitamente la cocaina: un elemento che, secondo quanto emerso,contribuiva alle condotte violente e all’abbandono dei bambini.

Sul piano medico-legale, sembrerebbe che la causa del decesso sia stata individuata in una emorragia provocata da un corpo contundente alla testa, non ancora trovato. Una dinamica, ha precisato Lari, “incompatibile con la caduta dalle scale” inizialmente addotta. La bambina sarebbe morta nella notte, molte ore prima dell’arrivo dei soccorsi.

Nonostante le sorelline avessero più volte segnalato che Beatrice stava male e chiesto di portarla all’ospedale, la madre e Iannuzzi avrebbero provato a soccorrerla in maniera inadeguata alla condizione.“Ragionevolmente anche semplicemente il fatto di accompagnarla prima in ospedale avrebbe potuto salvarla, ha detto il Procuratore.

Secondo le indagini,quando Beatrice era già morta, la madre l’avrebbe avvolta in una coperta rossa e trasportata insieme alle altre due bambine in un’altra abitazione, cercando di far credere che il fatto fosse avvenuto lì. La telefonata al 118 e le manovre rianimatorie tentate su istruzione del centralino sarebbero state, secondo la Procura, «tutta un’attività fatta quando la bambina era già morta“, una messa in scena per depistare i soccorritori.

Decisive si sono rivelate le dichiarazioni delle due sorelle maggiori, affidate a una struttura protetta. Dopo un percorso con gli psicologi, le bambine si sono aperte, raccontando una versione “totalmente antitetica” rispetto alle prime dichiarazioni, che secondo Lari erano state “concordate e suggerite da Iannuzzi e dall’Aiello per depistare le indagini“. Le loro testimonianze corrispondono perfettamente ai tabulati telefonici e alle riprese di videosorveglianza.

Sul telefono di Iannuzzi, gli investigatori hanno trovato foto di Beatrice completamente livida, ritratta in fotografia, scattate poco prima della morte e alcune settimane prima. E ancora: un video in cui alla bambina di due anni viene imposto di fumare una sigaretta.

Il comandante provinciale dei Carabinieri, Simone Martano, ha ringraziato la Procura e tutti i reparti coinvolti, dai carabinieri del gruppo investigativo di Imperia, alla compagnia di Bordighera, ma anche del RIS di Parma, sottolineando come l’indagine sia stata “particolarmente impegnativa anche sul piano emotivo“. Questa mattina, per l’arresto, è stata impiegata una squadra di supporto operativo che ha circondato l’abitazione all’alba.

A cura di Alessandro Moschi

🔔 Resta sempre aggiornato! Iscriviti al nostro canale Telegram

📢 Hai una segnalazione? Scrivici a redazione@imperiapost.it o inviaci un messaggio su WhatsApp

📲 Seguici sui social! Non perderti le ultime news su:
Instagram Facebook TikTok YouTube

🎯 Vuoi far crescere il tuo business? Per la tua pubblicità contattaci su marketing@imperiapost.it

Condividi questo articolo: