Si è tenuta oggi, 25 giugno, al Tribunale di Imperia una nuova udienza del processo a carico di Enrica Massone, imputata per falsificazione di documenti, esercizio abusivo della professione medica e truffa per aver lavorato, secondo l’accusa, come medico all’ospedale di Bordighera senza averne i titoli.
Dopo la requisitoria del pubblico ministero, che nella precedente udienza aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione, oggi è stata la volta dell’arringa difensiva dell’avvocato Giovanni Cicerano, che ha contestato punto per punto l’impostazione accusatoria, sostenendo che il comportamento della propria assistita non fosse frutto di un piano criminoso ben organizzato.
L’avvocato ha innanzitutto richiamato la documentazione presentata dall’imputata per ottenere gli incarichi, definendola caratterizzata da “disordine ostentato e improvvisazione”.
«Se è vero che l’imputata è stata scaltra per ottenere i pingui compensi dell’incarico professionale del medico – ha dichiarato – allora torniamo alla documentazione: siamo nel 2023 e, per il suo compendio da fingersi medico, lei va in un web center. È qualcosa di anacronistico. Se voglio truffare organizzo un piano, lo strutturo, perché se non dura percepisco pochi soldi. Non ha affinato niente, perché la sua non era una messinscena».
Ampio spazio è stato dedicato anche all’accusa di esercizio abusivo della professione medica. Secondo la difesa, infatti, la Massone non avrebbe mai svolto autonomamente l’attività di medico.
«Quando ha lavorato, per poco e fortunatamente senza fare danni a Bordighera, la donna non riusciva nemmeno a gestire il sistema informatico e, come hanno spiegato alcuni testimoni, durante il giro visite stava ferma, guardava e basta. Non aveva pazienti in carico e non le facevano fare niente perché non era capace. Ricopiava le valutazioni delle infermiere nel triage per il referto. È tutto l’opposto di un esercizio autonomo».
L’arringa si è poi concentrata sul tema dei controlli effettuati dalle società e dagli enti che avevano affidato gli incarichi all’imputata.
«Non vi è architettura fraudolenta – ha sostenuto Cicerano – c’è il disordine, il caos e persino la disperazione. Vi è stato un vuoto di controlli. I soggetti che oggi reclamano un ristoro economico sono gli stessi che avrebbero dovuto verificare la documentazione. Alcuni documenti non sono stati nemmeno guardati. Se un medico, legale rappresentante di una società, non si accorge di nulla è perché non ha controllato nulla. L’unica verifica non è stata fatta dal datore di lavoro ma da un collega del Punto di Primo Intervento, che si accorse in un attimo della realtà dei fatti».
«La facilità con cui questa condotta è riuscita – ha aggiunto – non misura la scaltrezza della Massone, ma l’assenza di controlli a ogni livello».
Nella parte finale della discussione, la difesa è tornata sulla questione della capacità di intendere e di volere, già affrontata nel corso del processo attraverso la perizia psichiatrica. Pur prendendo atto delle conclusioni dei periti nominati dal tribunale, l’avvocato ha sostenuto che alcuni aspetti clinici non sarebbero stati sufficientemente approfonditi.
«L’incidenza forense di quel disturbo ha avuto effetto nella condotta della Massone? Credo vi sia una lacuna. Le aree del cervello interessate dalle lesioni evidenziate nelle risonanze magnetiche non sono state accuratamente valutate e non sappiamo se abbiano influito o meno sul controllo esecutivo delle sue azioni».
Al termine dell’arringa, la difesa ha chiesto l’assoluzione dell’imputata per totale incapacità di intendere e di volere, oppure, in subordine, per insufficienza di prova sull’imputabilità. In ulteriore subordine è stato richiesto il riconoscimento del vizio parziale di mente. A breve, sempre nella giornata odierna, dovrebbe giungere la decisione finale del giudice.






