22 Luglio 2026 13:19

Morte di Fakir a Bologna: la condanna del collettivo imperiese “Spiraglio”. “Anche questa volta sappiamo chi è stato, vicenda che fa ribrezzo”

“Anche questa volta sappiamo chi è stato. Leggere queste notizie non fa solo ribrezzo, ma alimenta una fiamma che esiste da sempre dentro ognuno di noi – È quanto denuncia sui social il collettivo giovanile di Spiraglio Imperia, nel commentare i tragici avvenimenti che hanno portato alla morte del 42enne Abderrahim Fakir a Bologna.

Abderrahim Fakir in pieno stato di escandescenza, è stato bloccato a terra lo scorso 19 luglio nel quartiere bolognese del Pilastro da sei poliziotti. In un video diffuso online lo si sente urlare: “Aiuto, basta”.

A condannare l’episodio anche il gruppo imperiese che dice: “Dopo i fatti di Domenica sentiamo anche noi il bisogno di ribadire che anche questa volta sappiamo chi è stato. A 25 anni dalla morte di Carlo Giuliani, leggere queste notizie non fa solo ribrezzo, ma alimenta una fiamma che esiste da sempre dentro ognuno di noi. Una rabbia che non chiede scusa e non tiene rimorsi e che oggi aggiunge al suo pianto il nome di Abderrahim Fakir”.

Di seguito il posto integrale del collettivo giovanile imperiese

Abderrahim Fakir è morto a Bologna il 19 luglio per mano di uno Stato che, per l’ennesima volta, si è macchiato di sangue. Come mostrano i video e le testimonianze, durante l’arresto si sentono le sue urla mentre chiede aiuto, un aiuto che non gli verrà prestato. In cambio, riceve l’indifferenza degli operatori sanitari, mentre un passante gli tiene ferme le caviglie. Non solo è stato immobilizzato e trattato con una violenza che ricorda gli interventi dell’ICE, ma gli è stato anche spruzzato dello spray al peperoncino addosso. Durante tutta la durata di quella che non si può non chiamare tortura, Abderrahim ha continuato a urlare disperatamente aiuto, dimenandosi e lamentandosi per il dolore fino a perdere i sensi. Solo allora gli operatori sanitari intervengono, limitandosi a controllare i suoi parametri vitali, ma ormai Abderrahim era già morto.

Quest’omicidio è avvenuto esattamente a 25 anni dalla morte di Carlo Giuliani. Sono passati 25 anni da quelle giornate costellate di violenza da parte delle forze dell’ordine. Sono passati 25 anni e ancora non è cambiato niente: ancora oggi assistiamo alle stesse violenze. La violenza del G8 non è mai finita, non è stato uno scivolone della polizia o del nostro Stato; noi che le piazze le abitiamo lo sappiamo bene. Conosciamo bene le armi e le tattiche che le forze dell’ordine usano contro di noi. I vostri angeli in divisa per noi sono assassini che ancora non hanno avuto la possibilità di uccidere. Non vediamo protezione nella polizia, non vediamo sicurezza in quelle divise, non vediamo ordine in quelle camionette.

Saremo anche terroristi, istigatori o violenti, chiamateci come vi pare. A noi non interessa. Vogliamo giustizia per le vite che vi siete presi, vogliamo giustizia per i compagni di cui avete abusato. Vogliamo che i prossimi a terra siate voi.

Carlo, Stefano, Abderrahim sono alcuni dei tanti altri nomi che non avremmo mai voluto conoscere, ma che abbiamo letto negli articoli della stampa, perché tutti loro sono stati uccisi da uno Stato di polizia. Sono delle vite che sono state strappate da un sistema che si sente legittimato a uccidere senza pensarci due volte. Perciò noi continueremo a lottare, per ricordare i loro nomi. Non fermerete la nostra rabbia, perché ora più che mai, così come 25 anni fa, noi non abbiamo né vogliamo avere nessun rimorso.

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