10 Agosto 2026 17:09

Senzatetto a Imperia, Progetto Cena Fuori: “Gli sgomberi non hanno cambiato il numero delle persone in strada, perché non si riesce a fare un dormitorio?”

In breve: L'intervento dell'associazione dopo i recenti casi di sgomberi: "Trenta persone in strada non sono un'orda, ci pare un numero gestibile"

Il Progetto Cena Fuori interviene sul tema della gestione delle persone senza dimora a Imperia, sottolineando come i recenti casi di sgomberi non abbiano modificato il numero di persone che vivono in strada e richiamando la necessità di affrontare il tema dell’accoglienza notturna. L’associazione, in particolare, propone una riflessione sul ricorso alla repressione e torna a chiedere una risposta concreta alla mancanza di un dormitorio.

L’intervento dell’associazione dopo i recenti casi di sgomberi: “Trenta persone in strada non sono un’orda, ci pare un numero gestibile”

«Come gruppo non interveniamo mai sull’operato di altri, istituzioni o associazioni che siano – scrive l’associazione -. Siamo molto più concentrati nel fare, concretamente e quotidianamente, le cose che riteniamo giuste e utili . Quando ci riusciamo, ovviamente.

Questa volta facciamo una eccezione perché, forse, abbiamo dati ed esperienze che possono essere condivise.

Noi invitiamo a cena senzatetto e persone in difficoltà cinque giorni a settimana e una cosa la sappiamo per certa.

Il loro numero, dopo la serie di blitz che hanno sgomberato molti luoghi dove questi si erano rifugiati, non è variato.

La stessa cosa, per quanto ne sappiamo, pare sia successa alle mense delle altre associazioni che forniscono pasti

Evidentemente toglierli da un posto serve solo a farli andare in un altro.

Il secondo dato che possiamo fornire e che pensiamo possa essere significativo, è che, ad Imperia, I senzatetto non sono poi così tanti.

Noi serviamo 60/70 pasti a sera, ma più della metà dei nostri invitati a cena sono sudamericani che hanno solo una stanza in affitto (quindi un difficile uso di cucina) e anziani che vivono situazioni di forte disagio.

Trenta persone che dormono in strada non sono un’orda, ci pare un numero gestibile con i criteri dell’assistenza e della riduzione del danno.

Tanto più che molte esigenze di base sono già soddisfatte dal volontariato e dal nuovo Cespo, come pasti, lavanderia, docce, distribuzione di generi di prima necessità.

Solo l’accoglienza notturna rimane un vero e proprio buco nero, un’esigenza senza risposte.

Siamo del parere che andrebbe affrontata.

Siamo d’accordo che le leggi vadano rispettate, che il degrado vada combattuto, ma ci chiediamo se la repressione possa essere l’unica risposta.

Soprattutto dopo le dichiarazioni dei sindacati di polizia e degli agenti di custodia, che chiaramente dicono che, se gettiamo sulle forze dell’ordine TUTTO il peso della soluzione di problemi sociali, finiamo per schiacciarli sotto una pressione insostenibile.

Ci conforta che anche i residenti in via XXV Aprile, situazione difficile che conosciamo bene, abbiano scritto una lettera molto equilibrata, che, a nostro giudizio, segnala anche lei i limiti degli interventi di pura repressione.

Vogliamo essere, di nuovo, molto chiari, non stiamo criticando nessuno.

Perché non è il nostro stile e perché siamo sicuri che tutti, forze dell’ordine, servizi sociali e volontariato stanno facendo del loro meglio.

Non sarebbe male, però, chiedersi se stiamo facendo le cose giuste o, almeno, tutte le cose giuste.

Perché ad Imperia non si riesce mai a fare un dormitorio?»

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