Proseguono le proteste dei pendolari per la carenza di parcheggi nei pressi della stazione ferroviaria. Dopo la chiusura per lavori del parcheggio di proprietà di FS lo scorso maggio, diverse voci si erano alzate per chiedere al Comune soluzioni che potessero venire incontro alle esigenze di chi si serve delle ferrovie per andare ogni giorno al lavoro.
Tra le proposte, la più gettonata era stata la richiesta di sospendere l’area a disco orario del parcheggio di largo Peyrona, a Castelvecchio, consentendo la normale sosta gratuita almeno per la durata dei lavori.
Diversi mesi dopo la situazione appare altrettanto problematica, se non persino peggiorata. Come segnalato da alcuni utenti, la presenza di più lavori in corso all’interno del parcheggio di Castelvecchio ha ridotto ulteriormente le poche possibilità di sosta, rendendo sempre più difficile la vita dei pendolari.
“Paghiamo un’addizionale IRPEF comunale molto elevata – commenta uno di loro –, credo tra le più alte in Italia, come si può verificare anche dallo statino della busta paga mensile. Questo sarebbe il ringraziamento dell’Amministrazione comunale a chi, per motivi di lavoro e da pendolare, ogni giorno si alza prima dell’alba? Sembra ormai un vero e proprio percorso a ostacoli, con la sensazione che a pagare siano sempre le persone che lavorano e cercano semplicemente di andare avanti. Siamo stanchi di vivere nell’ansia e nella preoccupazione per costi e decisioni che ricadono sempre sulle persone comuni, mentre chi lavora ogni giorno fa sempre più fatica“.
Uno sfogo che non si ferma alla situazione attuale, ma che guarda anche al futuro, con la futura istituzione di un parcheggio a pagamento negli spazi della stazione, in precedenza gratuito: “Il costo dell’abbonamento Trenitalia, che verrà definito in itinere, sulla base delle medie nazionali potrebbe aggirarsi intorno ai 50 euro al mese, senza peraltro avere la certezza di trovare un posto – prosegue –. Potrebbero almeno togliere la zona disco nella fila a fianco del viadotto, anche se non sono sicuro che basti“.






