Il piano economico-finanziario del porto turistico di Imperia non convince le opposizioni. Dopo la commissione di questa mattina, a cui hanno partecipato il vicesindaco Giuseppe Fossati, il commercialista Marco Rossi e l’avvocato Pietro Piciocchi, i gruppi di minoranza hanno espresso dubbi sia sulla parte tecnica sia sul metodo seguito dall’amministrazione.
Il documento fissa a 4 milioni e 810 mila euro il canone annuo a base di gara, rivalutato ogni anno secondo l’indice Istat
Il piano stima un costo complessivo dell’opera di 148 milioni e 540 mila euro e un rendimento del 6% per il privato che si aggiudicherà il bando. Il Consiglio comunale non deve approvarlo, trattandosi di un atto della società: sarà portato in aula nei prossimi giorni per una semplice presa d’atto.
Sotto accusa le previsioni di entrata, giudicate poco credibili, la cessione a terzi di alcuni locali commerciali e la possibilità, già prevista, che la società modifichi il PEF in autonomia. Il bando dovrà essere pubblicato entro il 31 ottobre, mentre l‘affidamento è atteso entro fine anno.
Spiega Luciano Zarbano (Imperia Senza Padroni): “Bisogna distinguere la parte tecnica dalla parte politica. Iniziamo dalla parte politica, che forse è più semplice. Non è indispensabile, non è necessario questo passaggio in Consiglio Comunale. Hanno spiegato che una sorta di cortesia istituzionale viene fatta nei confronti del Consiglio Comunale e presumo principalmente nei confronti della minoranza, che sarebbe critica, più critica rispetto alla maggioranza. Ora, sarebbe la prima volta in questi quasi quattro anni di amministrazione che ci sia questa sorta di rispetto nei confronti della minoranza. Quindi sorge il dubbio: si tratta veramente di rispetto? Una sorta di suddivisione delle responsabilità, perché un domani, se dovesse mai andare a gamballare quest’operazione, si potrà dire che è stata scelta da tutto il Consiglio. Questa è una domanda, ovviamente, non è un’ipotesi certa.
Per quanto riguarda invece la parte tecnica, ci tengo a precisare che tutti i dati che sono riportati nel PEF sono dati che vengono fuori da delle tabelle economiche, da delle previsioni. È chiaro che con il tempo ci potrebbero essere delle situazioni di mercato che possono influire queste previsioni. È chiaro che noi non facciamo tifo affinché il porto fallisca, assolutamente. È chiaro che la vicenda del porto, sappiamo tutti che è una vicenda travagliata e non ci possiamo permettere l’ennesimo fallimento. Quindi, come minoranza, ritengo io che è una valutazione prudente, una valutazione che dovrà essere più reale possibile. Ora ricordo che questo è un PEF per la gara, poi la società che vincerà dovrà fare il suo PEF. Come sarà questo PEF? Lo vedremo. Io mi auguro che fondamentalmente il Comune, la partecipata e, di riflesso, il Comune, non vada a rimettere, perché chi poi rimetterà fondamentalmente è tutta la città. Mi auguro che le previsioni, queste previsioni che sono ottimistiche, siano anche realistiche, ma per il bene della città stessa.
Aggiunge Ivan Bracco PD, dopo le dichiarazioni dell’assessore Luca Volpe: “Penso che l’intervento del Consigliere Volpe sia stato di una penosità enorme e mi dispiace perché lo ritengo un uomo molto intelligente e molto capace. Oggi ha avuto una caduta di stile terribile, perché come opposizione abbiamo fatto delle domande tecniche, puntuali, precise, cui i tecnici presenti hanno risposto e comunque ritengo che sia una battuta proprio infelice, dimostra la loro incapacità di confrontarsi sui temi.
Ritengo che quello che è emerso oggi porta in evidenza che sia un progetto che sulla carta sta in piedi, bisognerà vedere se poi realmente starà in piedi, come è emerso oggi, come avete ascoltato. Ci sono delle problematiche sia di carattere, diciamo, economico, basate sui dati che loro hanno portato, e sia di carattere proprio demaniale. C’è da dire che il primo PEF, quello che ha sostenuto il rilascio della concessione, è stato completamente modificato: solo le cifre sono rimaste uguali, per il resto è stato completamente stravolto. Anche su questo bisognerà capire se, dal punto di vista proprio demaniale, è una cosa regolare o meno.
Un altro aspetto è la cessione di locali commerciali che vengono dati a terzi soggetti che non sono il vincitore della gara. Anche su quello bisognerà capire se è regolare. Noi abbiamo dei dubbi sulla regolarità di quello. Chiederemo dei pareri alla Corte dei Conti e all’Agenzia del Demanio per capire la regolarità, perché questo progetto deve partire, almeno dal punto di vista delle autorizzazioni, in modo regolare, che non ci sia poi a metà dell’opera delle problematiche che bloccano l’intervento.
Noi rimaniamo dell’idea che, facendo un progetto più ridotto, con una struttura di progetto più ridotta, si poteva avere il porto finito in meno anni e con risorse proprie, mentre invece qua si rientra con i prestiti bancari e sappiamo che, fino a fatto il primo progetto, sappiamo quello che è successo. Io ho fatto la domanda specifica se sono previste le ipoteche sui beni demaniali. A voce, perché non è scritto da nessuna parte, a voce il consulente ha detto di no, però siccome non è scritto da nessuna parte, non escluderei che chi vince poi metta come ipoteca i beni demaniali marittimi e, in caso di insolvenza, poi ci troviamo come pubblico a dover sobbarcare tutte quelle che sono le cause con le banche.
Dunque, io direi che mi sembra che il progetto sia stato portato troppo velocemente, hanno fretta di chiudere, hanno fretta di assegnare questa operazione da 156 milioni e dunque, come opposizioni, saremo ancora più attenti a tutti i passaggi, perché è un po’ strano che un’operazione così debba correre come l’assegnazione di un lavoro di un marciapiede. Dunque, saremo molto più attenti di quello che solitamente siamo”.
Conclude Lucio Sardi (AVS): “L’abbiamo analizzato approfonditamente, siamo entrati nel dettaglio sulle singole parti su cui si è costruita questa ipotesi di canone di concessione e subconcessione. La Marina d’Imperia dovrebbe ottenere, affidando a un soggetto privato terzo, la realizzazione sostanzialmente di tutte le opere portuali, perché, come sapete, siamo passati da uno schema a cinque lotti a un lotto unico, con un unico operatore che dovrebbe poi realizzare tutte le opere.
Ci sono dei dati di previsione su cui abbiamo elevato dei problemi, delle criticità, faccio due esempi praticamente. Complessivamente in questo PEF si dice che le opere a terra concesse, nel senso i cantieri da valle, la discoteca, l’albergo e l’utilizzo dei depositi, renderebbero a regime 7 milioni e mezzo l’anno, come redditività ordinaria, mentre gli ormeggi sarebbero 8 milioni e mezzo. Un dato decisamente poco credibile. Faccio nel dettaglio: l’albergo dovrebbe rendere 4 milioni di euro l’anno, quindi tutte le spese. La discoteca 1 milione di euro, quindi abbiamo trovato questi dati oggettivamente poco credibili.
Se abbiamo discusso sui meccanismi di calcolo invece che riguardano l’occupazione dei posti barca e quindi le ipotesi di resa, perché sono stati molto alzati rispetto all’attuale percentuale di occupazione, è stato previsto un aumento del 30% dei canoni. Ho chiesto se il canone in questo momento fosse legato al mercato che c’è, non ho avuto risposta. Quando non ricevo risposta non è niente, la domanda è un po’ più complicata per dare risposta, ma ci è stato detto che probabilmente un operatore privato potrebbe anche occupare fino al 100% questa infrastruttura.
Quindi abbiamo trovato uno strano meccanismo: da un lato sono previste entrate che non sono oggettivamente realizzabili, dall’altro si sono sottostimate alcune spese, alcune entrate che potrebbero invece realizzarsi. Il punto vero è: questo ipotetico canone di subconcessione è credibile?
Verrà mantenuto? A gara otterremo una proposta addirittura migliorativa rispetto ai 4.810.000 euro che sono previsti da questo PEF? È molto difficile dirlo, in ragione dei contenuti del PEF, in ragione del fatto che nella delibera è già previsto che la società possa modificare il PEF. Io ho contestato molto questa cosa perché evidentemente, come dire, è già mettere le mani avanti.
Se la società può modificare il termine del PEF in autonomia, noi come Consiglio Comunale abbiamo votato linee di indirizzo e un PEF, una presa d’atto del PEF, che, come sempre, sono distanti da quello che poi viene realizzato e deciso altrove. Questa è la nostra preoccupazione. Ovviamente esprimeremo [la nostra posizione] in Consiglio Comunale e valuteremo nella realtà quello che succederà nella gara, che deve essere indetta entro il 31 ottobre, perché l’affidamento è previsto entro il 31 dicembre.
Anche la gestione dei tempi è oggettivamente abbastanza incredibile. È un anno che è stata rilasciata la concessione e non hanno cavato un ragno dal buco. Adesso si pensa di risolvere tutto in pochi mesi, così, di fretta”.






