7 Maggio 2026 04:59

Pontedassio: per l’80° anniversario della Liberazione installata al cimitero una targa in ricordo di Felice Dani e Valentino Marvaldi

Anche a Pontedassio si è voluto commemorare il 25 aprile nell’ottantesimo della Liberazione e l’occasione è stata l’installazione di una targa, presso il cimitero di Pontedassio, in ricordo delle due vittime del nazifascismo: Dani Felice e Marvaldi Valentino.

Dichiara il sindaco Fulvio Pezzuto: “Oggi onoriamo la memoria di due uomini vittime di una rappresaglia a dimostrazione di come in tutte le guerre sia sempre la popolazione civile a pagare il prezzo più alto. Popolazione civile nella quale permettetemi di ricomprendere anche quei tanti ragazzi che loro malgrado ma per dovere di Leva, venivano strappati alle loro famiglie, vestiti con abiti militari e mandati a morire per una causa sbagliata a migliaia di chilometri da casa e non andavano ad ‘esportare democrazia’. Ringrazio il gruppo Alpini di Pontedassio di esseri qui, di questi ragazzi nel 2018 ne abbiamo riaccolto uno e le spoglie di Pietro Ramoino avvolte nel tricolore riposano oggi nel cimitero. Dalla lotta partigiana e dai valori della Resistenza è nata la nostra Costituzione antifascista. Gli stessi partigiani di ogni derivazione e convinzione a dimostrazione di come la Resistenza fosse trasversale, hanno poi posato le armi e seduti allo stesso tavolo attraverso discussioni democratiche hanno disegnato il futuro dell’Italia”.

La scelta di apporre la targa nel cimitero è stata dettata dalla sacralità del luogo, luogo sacro sia per i credenti che per i non credenti, in modo che chiunque passando da lì ricordi i due martiri con una preghiera o con l’apposizione di un fiore.

La cerimonia si è svolta in due parti, la prima parte presso il cimitero di Pontedassio per l’inaugurazione della targa ed è proseguita poi in piazza V. Emanuele II presso il Municipio, luogo dove fu assassinato Dani Felice e dove ancora oggi sono visibili i segni dei proiettili che lo colpirono a morte mentre Marvaldi Valentino fu portato in prossimità del cimitero e fucilato.

Presenti alla cerimonia oltre ai sindaci della Valle Impero, l’intera maggioranza del consiglio comunale , il vicepresidente della Regione Liguria Alessandro Piana, concittadino di Pontedassio, il sindaco dei Ragazzi in rappresentanza della scuola media, tutte le Associazione cittadine con una folta rappresentanza di CRI, Gruppo Alpini, Protezione civile ProLoco, ASD Bocciofila ,Associazione San Bernardo; la cerimonia è iniziata con un minuto di silenzio per Papa Francesco e con il coro con Claudia diretto da Margherita Davico che ha cantato l’Ave Maria di Gomez in suo onore . Il coro ha inoltre cantato l’Inno d’Italia ed altri canti della resistenza partigiana .

Memoria di un luogo, memoria di una comunità

Tra il 1943 e il 1945, durante l’occupazione nazista, una parte dell’attuale ex palazzo comunale situato in piazza V.Emanuele II a Pontedassio, fu requisita dalle autorità tedesche per ospitare il comando militare. La guarnigione, composta da un numero variabile di soldati fino a duecento unità, fu distribuita anche presso abitazioni private del paese, coinvolgendo forzatamente la popolazione civile nella macchina bellica dell’occupante. All’interno di questo edificio, sul pavimento dell’androne e su un pianerottolo, si conservano ancora oggi “fori di proiettile“, segni indelebili di uno degli episodi più drammatici della storia locale. Il 25 agosto 1945, in seguito alla cattura il giorno precedente di un ufficiale tedesco in località Zebbi, le autorità naziste attuarono una rappresaglia contro la popolazione civile. Quattro persone furono scelte come vittime: Emilio Agnese e Sebastiano Oreggia, a Chiusavecchia, mentre Felice Dani e Valete Marvaldi furono giustiziati a Pontedassio. Felice Dani comprendendo la fine che li attendeva, si ribellò e tentoò disperatamente la fuga. Mentre tentava di scappare all’interno dell’edificio, venne colpito a morte. Marvaldi fu trattenuto e, brutalmente seviziato mentre veniva condotto in prossimità del cimitero, fucilato.

I fori di proiettile conservati in questo edificio sono testimonianze tangibili della violenza di quei giorni e dei sacrifici sopportati dalla comunità. Essi rappresentano tracce indelebili della Storia, un ammonimento contro ogni forma di sopraffazione e un monito per le generazioni future, a difesa della dignità e della libertà.

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