Nel Consiglio comunale del 12 maggio scorso l’Amministrazione comunale ha portato due pratiche riferite al tema delle tariffe e dei costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani. Sulla questione ora interviene Alleanza Verdi Sinistra, rappresentata in Consiglio comunale dal consigliere Lucio Sardi.
Ecco la nota di Alleanza Verdi Sinistra
La prima pratica riguardava l’approvazione delle tariffe della tassa sui rifiuti per l’annualità 2025, di cui è stata trionfalmente preannunciata la riduzione rispetto a quelle del 2024 (circa il 10% sia per famiglie che per imprese). Tale ribasso è derivato dal fatto che nella copertura del costo per l’annualità 2025, (in ossequio alle norme in materia) si sono potuti scalare i proventi derivanti dall’evasione Tari incassati nell’anno 2023, che sono ammontati a circa un milione e quattrocentomila euro.
Si è quindi trattato di una benvenuta riduzione, che non è però stata ottenuta grazie al miglioramento dell’efficienza del servizio con l’aumento della percentuale della raccolta differenziata (ormai al palo da diversi anni) e con la conseguente diminuzione degli oneri di conferimento dei rifiuti in discarica.
Siamo peraltro di fronte a una riduzione non permanente in quanto, se nell’anno 2024 i risultati sul recupero dell’evasione non dovessero ripetere il risultato ottenuto nel 2023, la tariffa del prossimo anno inevitabilmente aumenterà nuovamente, dovendo per legge garantire la copertura dei costi del servizio di raccolta e smaltimenti che sono notoriamente molto elevati e anche aumentati nel tempo, come è emerso nella stessa seduta di consiglio.
Che su tale riduzione temporanea della tariffa per l’anno 2025 non fosse opportuno fare troppi trionfalismi, è apparso chiaro quando si è passati a trattare la pratica successiva, in cui si discuteva la variazione di bilancio necessaria per la copertura di maggiori costi per ben due milioni di euro a causa del riconteggio retroattivo (riferito agli anni 2020-2021-2022 e 2025) del compenso richiesto dalla De Vizia spa, proprio per il servizio di raccolta dei rifiuti.
Si tratta di un ricalcolo legato a una clausola prevista nel contratto che la società che gestisce la raccolta dei rifiuti (a cui l’appalto è stato prolungato sino al 2030) ha in essere con il Comune e che prevede un incremento del compenso per il gestore del servizio, qualora il numero delle utenze Tari gestite aumenti di oltre il 5% rispetto a quelle previste inizialmente. Un maggiore compenso che “improvvisamente”, dopo oltre quattro anni da quando si sono verificate per la prima volta le condizioni per la sua applicabilità, è stato richiesto in pagamento dalla società che gestisce il servizio per tutte le annualità.
Per coprire la batosta che De Vizia ha servito al comune, si è quindi dovuto quasi prosciugare (ne sono stati utilizzati ben due terzi) il già piuttosto modesto avanzo di amministrazione libero dell’ente e quindi di fatto andare a raschiare il fondo del barile (o del bidone) per riuscire a coprire una spesa incredibilmente non preventivata sino a ora.
Ci si chiede come sia stato possibile che per tutto questo tempo, di fronte a tre anni di fila di sforamento del numero delle utenze Tari che facevano scattare l’aumento del compenso al gestore, l’Amministrazione comunale non si sia posta la necessità di accantonare ogni anno le risorse occorrenti.
Che si sia trattato di una scelta consapevole oppure di una grave “dimenticanza”, ci troviamo comunque di fronte a una evidente e preoccupante violazione dei principi della programmazione di bilancio che, se si verificasse anche in altre situazioni, potrebbe portare nuovamente in deficit un bilancio comunale che già basa il suo equilibrio formale su entrate saltuarie e dall’esito incerto.
Non meno sconfortante è stato il tentativo del vicesindaco. che in consiglio, per cercare di mascherare il salasso ricevuto da De Vizia, ha provato a nascondere i due milioni sotto il tappeto, affermando che, siccome non venivano ricaricati sulla tariffa rifiuti, non sarebbero ricaduti a carico dei cittadini. Una logica risibile visto che il bilancio comunale su cui è gravato l’aumento del costo del servizio, è composto proprio da quanto i cittadini versano con imposte, tasse, tariffe e pure sanzioni comunali.
Come dire agli imperiesi che quei due milioni non li pagano loro perché invece di trovarseli come aumento delle tasse, se li trovano in meno dai loro risparmi.
Considerato che il conto presentato da De Vizia al Comune ammonta a oltre due milioni di euro (che sono maggiori somme da versare al gestore) e che la riduzione della tariffa Tari per il 2025 è stata pari a circa un milione e quattrocentomila euro (ottenuti però sempre da un maggiore prelievo fiscale a carico dei cittadini imperiesi) verrebbe da dire che anche a volerli mettere a confronto il bicchiere, o meglio il bidone, lo si vede decisamente mezzo vuoto.
C.S.






