La decisione del sindaco Cristiano Za Garibaldi di installare archetti blocca-ciclisti agli incroci pericolosi della Ciclovia Tirrenica nel tratto urbano di Diano Marina non è passata inosservata tra i residenti.
Diversi cittadini e ciclisti dianesi si sono rivolti alla nostra redazione per far sentire la propria voce, e le critiche sono tutt’altro che tenere
La soluzione annunciata dal primo cittadino a margine dell’inaugurazione della nuova pista ciclabile, che prevede l’obbligo per i ciclisti di scendere dalla bicicletta e attraversare a piedi, viene giudicata non solo inefficace, ma addirittura controproducente.
Di seguito la lettera aperta al sindaco Za Garibaldi, pervenuta alla nostra redazione:“Egregio Sindaco, ho letto con crescente incredulità le Sue dichiarazioni riguardo alla soluzione che intende adottare per gli incroci pericolosi della Ciclovia Tirrenica nel tratto urbano di Diano Marina.
La Sua risposta al problema della sicurezza consiste nell’installare degli archetti per costringere i ciclisti a scendere dalla bicicletta e attraversare a piedi.
Le chiedo, con tutto il rispetto che si deve alla Sua carica: è questa la Sua visione di mobilità sostenibile? Punire il ciclista, rendergli la vita scomoda, farlo sentire un intruso nelle strade della propria città?
Questa soluzione non è una risposta alla sicurezza: è una resa alla cultura dell’automobile.
È la dimostrazione evidente di un’amministrazione che, dopo aver rivendicato con orgoglio la scelta di portare la ciclabile dentro la città, si trova poi a umiliare chi quella ciclabile la usa, piegandosi alla logica per cui l’auto ha sempre e comunque la precedenza su tutto e su tutti.
Le chiedo di guardare all’Europa, Sindaco. In Olanda e in Danimarca, realtà a noi vicine e confrontabili, sono le automobili a dover rallentare e cedere la precedenza alle biciclette, non il contrario. Là i ciclisti non vengono costretti a smontare e attraversare come pedoni. Là si progettano le strade attorno alle persone, non attorno ai motori.
E il risultato? Meno incidenti, meno inquinamento, città più vivibili, turismo di qualità. Diano Marina è una città turistica. La Ciclovia Tirrenica potrebbe essere uno stimolo straordinario di attrattività e sviluppo. Ma cosa comunica ai turisti e ai residenti un percorso ciclistico interrotto da archetti che li obbligano a scendere di sella? Comunica disattenzione progettuale e una visione obsoleta della mobilità urbana.
Ma c’è dell’altro, Sindaco, e riguarda la qualità stessa dell’opera appena inaugurata con tanta e giusta pubblicità. Chiunque abbia già percorso la nuova ciclabile si sarà accorto di un problema elementare, banale, imperdonabile: il manto stradale è costellato di tombini che si trovano sistematicamente al di sotto del livello dell’asfalto, anche di 2 o 3 centimetri.
Poca cosa, dirà qualcuno. Niente affatto: per una bicicletta, quei gradini rappresentano un continuo sobbalzo, un fastidio costante, e in certi casi un concreto pericolo, soprattutto per i bambini più piccoli che in questo luogo iniziano a prendere confidenza con il mezzo.
I tombini sono ovviamente necessari, ma è preciso obbligo tecnico e professionale portarli a livello del piano di posa, non lasciarli affossati come buche disseminate lungo il percorso.
Dov’era il direttore dei lavori durante l’esecuzione del cantiere? A chi compete la responsabilità di un collaudo che ha evidentemente ignorato questo difetto diffuso e sistematico?
Un’opera pubblica finanziata con fondi PNRR, inaugurata con la presenza di assessori regionali e dichiarazioni enfatiche, non può essere consegnata alla cittadinanza in queste condizioni. Non si tratta di una dimenticanza: si tratta di un controllo di qualità assente, di una vigilanza che non ha funzionato.
E se i tombini affossati sono un problema tecnico, quello che scopriamo proseguendo il tragitto è un problema di civiltà e di elementare buon senso gestionale: lungo tutta la ciclabile non esiste un solo cestino per i rifiuti. Nemmeno uno. Un’infrastruttura pubblica frequentata da ciclisti, pedoni, famiglie e turisti, priva di qualsiasi punto di raccolta dei rifiuti.
Le conseguenze sono facilmente immaginabili, e già visibili: chi passeggia con il proprio cane raccoglie diligentemente le deiezioni nel sacchetto, come la legge impone e il rispetto civico richiede, ma poi si trova senza alcun posto dove depositarlo. Il risultato? Sacchetti abbandonati sulla massicciata, nascosti tra la vegetazione che fa da cornice al percorso, o peggio lasciati a vista lungo il tragitto. Un degrado annunciato, prevedibile, e del tutto evitabile con la semplice installazione di cestini a intervalli regolari. È una dimenticanza che offende chi usa la ciclabile con rispetto, e che trasforma un’opera bella in un’opera mal finita.
Non sono le biciclette che devono sparire dalle città, Sindaco: sono le automobili che devono imparare a convivere con esse, rallentare, cedere il passo.
La sicurezza si ottiene mettendo al centro chi è più vulnerabile, non chi è più pesante e veloce.
Si ottiene con segnaletica adeguata, con corsie protette, con la chiara indicazione normativa che all’incrocio con una ciclabile è l’automobilista a dover dare la precedenza.
Gli archetti che vuole installare sono il simbolo di un’occasione perduta.
I tombini affossati nel manto stradale sono il simbolo di un lavoro non finito e non controllato. L’assenza totale di cestini è il simbolo di una progettazione che si è fermata al nastro inaugurale, senza pensare a chi quella ciclabile la vive ogni giorno.
Insieme, sono il ritratto di un’amministrazione che inaugura e celebra, ma non vigila e non pretende il meglio per i propri cittadini. Ci aspettiamo risposte concrete, non altri nastri da tagliare”.






