Il 20 giugno del 1951, 144 paesi firmarono a Ginevra la Convenzione relativa allo Statuto dei Rifugiati. Il 20 giugno del 2001, nel cinquantesimo anniversario di questo storico avvenimento l’ONU ha individuato la data di oggi come Giornata Mondiale del Rifugiato.
Il cuore di questa Convenzione è la definizione di “Rifugiato”, vale a dire “Chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi.”
“Chiunque”, appunto: una parola vaga, generica, onnicomprensiva; un pronome indefinito che sostanzialmente individua qualunque persona. E dunque, qualunque persona è potenzialmente depositaria del conseguente diritto di trovare protezione da guerre e persecuzioni in territori diversi da quelli che l’hanno vista nascere e crescere.
Un diritto che è trasversale a tutti, appartiene a tutti, e va dunque ricordato, tutelato, celebrato, nell’interesse di tutti. Indipendentemente dal fatto che circostanze storiche più o meno fortunate ci possano porre nella situazione di doverlo esercitare personalmente o meno.
È bene ricordarlo: nella sua forma originale, la definizione di “Rifugiato” fu formulata per identificare cittadini europei che si erano visti costretti a fuggire dai propri Paesi d’origine a causa della Seconda Guerra Mondiale.
Oggi nel mondo ci sono più di 50 conflitti armati in corso.
Per gli operatori del SAI, il Sistema di Accoglienza e Integrazione, che proprio nel fornire assistenza e agevolare l’inclusione dei Rifugiati trova la sua ragione d’essere, molti di questi conflitti sono estremamente vicini, indipendentemente dalla loro risonanza mediatica, perché sono nei ricordi, negli occhi e talvolta incisi nella pelle di molte delle persone che incrociano nella loro quotidianità professionale.
È dunque, da parte nostra, un atto dovuto ricordarla, questa Giornata Mondiale del Rifugiato.
Dovuto per i nostri beneficiari, dovuto per tutti coloro, e sono tanti, che si affiancano a noi nella costruzione di un futuro per le persone che accogliamo, dovuto per noi stessi e per i nostri concittadini, perché, lo ribadiamo, il diritto alla protezione da guerre e persecuzioni è un patrimonio di tutti.






