Lucio Sardi, consigliere comunale di Alleanza Verdi Sinistra, interviene a difesa dell’eurodeputata Ilaria Salis, eletta nelle file del suo stesso partito, dopo le parole pronunciate nella giornata di ieri dal sindaco Claudio Scajola in merito alla presenza di lei alla manifestazione contro il progetto di realizzazione di un CPR nell’ex caserma Camandone di Diano Castello.
Il sindaco di Imperia, rispondendo alle domande dei giornalisti nell’ambito dell’inaugurazione della sperimentazione aperta al pubblico della navetta a guida autonoma che opera sulla pista ciclabile (di cui proprio oggi è arrivata la “sorella”), aveva dedicato queste parole all’eurodeputata: “È stata qua perché non è potuta andare a fare quella di Budapest, altrimenti la mettevano di nuovo in galera”.
Le parole del consigliere Sardi: “Scajola più volte sottoposto a misure cautelari, pluri-prescritto e campione mondiale di figure di m…. immobiliari, manca di credibilità“
Scrive il consigliere Sardi: “L’arrivo della precoce e opprimente calura estiva forse gioca un ruolo, ma è l’influenza dei nuovi modelli politici del campo “moderato” in salsa nazionalistica e autoritaria che sembra guidare le attuali esternazioni del sindaco Scajola. L’ultima sua dichiarazione, “a margine” del lancio dell’evento pubblico della “sperimentazione umana” sulla navetta senza senso, è stata un provocatorio parere o auspicio da “cassazionaro” – formatosi in materia sul campo – circa l’eurodeputata Ilaria Salis.
Interrogato dai giornalisti in merito alla presenza della Salis nella manifestazione contro il CPR tenutasi a Diano Marina e, quindi, alla sua mancata partecipazione al Pride (vietato da Orban) di Budapest, Scajola ha sentenziato, forse augurandoselo a giudicare dal tono, che se lei fosse andata nella capitale ungherese l’avrebbero arrestata.
Una nota abitudine di Scajola, oltre all’insulto facile, è quella di adattare il suo agire politico al contesto in cui opera e lo ricordiamo infatti, durante una commemorazione in ricordo di un martire della resistenza, definire come un passaggio buio dell’occidente il famoso “agguato” di Trump a Zelensky alla Casa Bianca.
Non meno “moderato” e ovviamente interessato, visto che più volte ne è stato protagonista, è il suo approccio nel giudicare i discutibili e accertati comportamenti degli esponenti politici della destra (Santanchè e Delmastro per citare gli esempi più “brillanti”).
Usando un garantismo strumentale che considera la prescrizione dei reati al pari di una assoluzione, infatti Scajola li assolve da ogni responsabilità politica con lo stratagemma di attendere il terzo grado di giudizio dei processi che li coinvolgono.
Non appena però gli capita l’occasione buona di darsi allo sport preferito della destra più becera e virulenta – ovvero l’attacco personale verso il nemico di turno (in questo periodo i preferiti sono Saviano e l’eurodeputata Ilaria Salis) oggetto di campagne stampa diffamatorie rilanciate dai tanto criticati (quando fa comodo al sindaco) social – Scajola assume la postura Trumpiana e si trasforma in un baleno in un giustizialista di destra.
Una sorta di identità politica binaria, tipica della destra “moderna” salviniana e meloniana, che abolisce i reati per gli amministratori pubblici (l’abuso d’ufficio), tenta di smontare il sistema di controllo della Corte dei Conti, attacca con riforme insensate la magistratura e poi approva norme liberticide (quella sui rave party o il decreto sicurezza) che espongono chi osa manifestare dissenso in forma non violenta (ad esempio un blocco stradale di protesta di una manifestazione di operai a rischio licenziamento) al rischio di condanne a pene superiori a quelle di mafia.
Si tratta della parte politica che chiede poi rabbiosamente di sbattere in galera senza processo, buttando via la chiave, i responsabili dei classici comportamenti o reati di chi vive ai margini della società (ovviamente in particolare se immigrati), a esclusione però dei torturatori libici come Almasri.
Una ipocrisia su cui la destra gioca e a cui Scajola non sa sottrarsi, dimostrando che il suo profilo “civico” e moderato è un paravento dietro il quale effettua i cambi d’abito quando ritiene di avere l’occasione giusta.
Al più volte sottoposto a misure cautelari (nella vicenda Casinò e Matacena), pluri-prescritto e, soprattutto, campione mondiale delle figure di m…. immobiliari, Scajola, manca però quel minimo di credibilità per cavalcare le fandonie della destra su Ilaria Salis, sia sul processo farsa (e l’inaccettabile detenzione preventiva) ungherese, sia sulla militanza nei movimenti per il diritto alla casa.
A differenza di Scajola, che ha potuto godere delle giuste tutele di un paese con una costituzione garantista, Ilaria Salis (che secondo i giornali e i talk della destra avrebbe tentato di ammazzare con le sue mani un corpulento naziskin e che comunque se la “sarebbe andata a cercare” per aver osato recarsi in un paese europeo a manifestare contro un raduno di nostalgici delle SS e di Hitler) è stata accusata, senza prove, di un reato che peraltro in Italia prevede pene lievissime.
In un paese europeo che non rispetta molti principi dell’unione e governato da una destra estrema e amica dei dittatori (in primis Putin), la Salis è stata tenuta in carcere in condizioni molto dure e degradanti per oltre un anno e portata in catene alle udienze.
Da quella inaccettabile condizione, (giudizio di ogni garantista sincero e non a fasi alterne quando gli fa comodo) è stata liberata non certo per l’iniziativa del governo Meloni – che ha invece riportato nello stesso periodo in Italia, con tutti gli onori, un italiano detenuto negli USA per una condanna definitiva per omicidio – ma grazie alla giusta indignazione di centinaia di migliaia di italiani che l’hanno votata per far valere un principio di giustizia in Europa.
Il curriculum di attivista dei movimenti per il diritto alla casa (che per la campagna della destra si riduce alla falsa accusa di aver occupato case per sé) vede la Salis “colpevole” di aver agevolato l’occupazione di immobili lasciati in rovina e disuso dagli enti pubblici che dovevano invece renderle agibili e assegnarle ai senza tetto.
Una attività su cui si possono anche avere valutazioni critiche per le forme adottate, ma che non toglie diritti a nessuno, visto che si trattava di case popolari inutilizzate e che nulla ha a che vedere con gli innumerevoli episodi di malcostume e/o violazione della legge che vedono protagonisti alcuni esponenti della destra (truffa ai danni dello stato, diffusione di informazioni riservate, reati societari o case con vista su monumenti comprate a propria insaputa con soldi di altri) oggi impegnati al linciaggio mediatico della Salis.
Per chi ha voglia di affrontare senza bersi le fandonie di certa propaganda facile, un ragionamento su come, come chiede la Costituzione, si debba esercitare con onore un incarico istituzionale, forse il tema della doppiezza e ipocrisia di certi “cassazionari” da navetta senza vergogna sarebbe da considerare.
Con l’eurodeputata Salis, la quale, a differenza di Salvini e dei leader politici che hanno usato il parlamento europeo come bancomat senza frequentarlo quasi mai, sta esercitando con impegno il suo mandato occupandosi anche di un tema dimenticato come quello della disperata condizione delle carceri italiane e dei CPR, speriamo di avere l’occasione di lavorare per portare a Bruxelles anche i temi di difesa dei diritti democratici e sociali, basi dell’identità europea che le destre vorrebbero mettere in discussione”.






