Grande partecipazione nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 23 luglio, a Villa Scarsella a Diano Marina per l’incontro con Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha concluso la tappa finale di “Navigare Libera”.
Diano Marina accoglie Don Luigi Ciotti: concluso il tour antimafia “Navigare Libera”
L’iniziativa, promossa da Libera Liguria nell’ambito del percorso nazionale “Fame di verità e giustizia” per il trentennale della rete antimafia, si è svolta in collaborazione con la Commissione Antimafia del Comune di Diano Marina.
L’evento al parco di Villa Scarsella ha chiuso simbolicamente un viaggio di oltre 130 miglia che ha attraversato otto porti della Liguria da Levante a Ponente. Insieme a Don Luigi Ciotti erano presenti Francesca Rispoli, Presidente di Libera, Alberto Lari, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Imperia, Rocco Sciarrone, professore ordinario del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e il sindaco di Diano Marina, Cristiano Za Garibaldi. Ha moderato l’incontro Maura Orengo di Libera Imperia.
Durante la serata sono state tirate le somme di un percorso che ha unito mare e terra, toccando temi come beni confiscati, lotta alla corruzione, portualità e legalità. A bordo della barca di 7 metri si sono alternati attivisti, giornalisti, artisti e sportivi in un dialogo continuo con le comunità locali liguri.
Don Luigi Ciotti
“Questo è un territorio che ho frequentato molto nell’arco degli anni, un territorio che rispetto alla presenza mafiosa della Liguria ha una presenza non indifferente. Dall’ultimo rapporto anche della Direzione investigativa antimafia si sottolinea che questa provincia è la provincia che ha avuto e ha una presenza non indifferente. Sono stato dove è stato fatto una grande confisca di diverse case della famiglia Pellegrino. Ho trovato una marea di giovani da ogni parte d’Italia all’appuntamento lì. Abbiamo trovato tante associazioni, segno di grande riscatto, quindi la positività della confisca e dell’uso sociale di questi beni, quella legge per cui Libera nel ’96 raccolse un milione di firme in Italia.
Quindi anche se a volte siamo piccoli, siamo fragili, uniamo le nostre forze come cittadini possiamo diventare una forza. E quel milione di firme è stato determinante per avere l’uso sociale di beni confiscati, che da beni esclusivi diventano ben condivisi restituite alla collettività. Queste ville di Pellegrino diventano casa oggi gestite dalla Caritas e gestita da un’altra associazione diventano case per persone in difficoltà. Immaginate che bellezza.
Dobbiamo dire basta. il pensiero che tocca solo alla magistratura, alle forze di polizia che fanno la loro parte, lo fanno generosamente anche il lavoro delle prefetture, però insomma non possiamo pensare che sia solo loro. Una delle malattie più terribili è proprio la delega e pensare che tocca sempre altri fare, ognuno è chiamato a fare la propria parte. Noi come associazione, movimenti, cittadini, siamo chiamati a assumerci la nostra parte di responsabilità. È questo il nodo, è questo il grande nodo, perché da 170 anni in Italia continuiamo a parlare di mafie, nonostante i passi in avanti che si sono fatti, le conquiste che si sono fatti, i cambiamenti che sono venuti, ma loro continuano ad esserci.
Allora, dove sta il problema? Che non basta tagliare la malerba in superficie, dobbiamo estirpare il male alla radice. Estirpare il male alla radice non è solo l’impegno che viene fatto dalla magistratura delle forze di polizia, è un impegno anche nostro. Abbiamo troppi cittadini a intermittenza a seconda dei momenti delle emozioni. Abbiamo bisogno di cittadini più responsabili, l’associazione, movimenti, devono fare la loro parte per estirpare il male alla radice.
E’ una sfida culturale, educativa e di politiche sociali. responsabilità, essere cittadini veri. Libera è un’associazione di associazioni, nata nata 30 anni fa, sono 30 anni quest’anno, la trovate in tutta Europa in questo momento, in America Latina e in Africa. E’ questo che diventa importante, cittadini che si assumono la loro responsabilità, ma è ancora troppo poco, c’è ancora molta strada da fare, ci vuole ancora uno scatto in più da parte di tutti, non dimenticandoci che l’ultima mafia, quando loro fanno delle grandi operazioni, degli arresti, vengono fatte delle grandi operazioni, non dimenticatelo mai che l’ultima mafia è sempre la penultima perché nel codice genetico dei mafiosi ci sta un imperativo: rigenerarsi. Loro si rigenerano. Tocca a noi attrezzarci di più come cittadini per fare anche la nostra parte”.
Il procuratore Alberto Lari interviene sulla questione della separazione delle carriere
In merito alla riforma della giustizia con la separazione delle carriere dei magistrati, in discussione al Parlamento, il procuratore Alberto Lari sottolinea: “Che renda più difficile il contrasto alla criminalità organizzata è tutto da dimostrare. Di sicuro quello che mi sento di dire è che non velocizzerà neanche di un secondo i processi, che invece è il vero problema che abbiamo in Italia da da anni, perché se voi vedete tutte le statistiche, i processi ad arrivare dal primo al terzo grado durano 5, 6, 7 anni, 8 anni, 10 anni. Quindi il vero problema, secondo me, per far funzionare la giustizia è velocizzare i processi.
Velocizzare i processi significa riformare il sistema processuale, aumentare gli organici, rendere procedure più snelle, aumentare i riti alternativi, non la separazione carriere, che non c’entra assolutamente nulla e non migliore di nulla lo stato della giustizia. Io faccio mie le dichiarazioni dell’avvocato Coppi quando dice “io non ho mai vinto un processo e ho mai visto vincere un processo da un PM perché è amico del giudice”, ma lo sappiamo tutti. È proprio veramente mortificante nei confronti della professionalità del magistrato quello di poter solo che pensare che il pubblico ministero ottiene un qualcosa perché è collega del giudice. È veramente mortificante perché non sta né cielo né in terra. È un’invenzione di sana pianta e tutti gli addetti lavori lo sanno. Non è vero.
Da addetto ai lavori dico che quelle riforme di cui abbiamo bisogno sono altre, ma non sono io a doverle fare. Quindi io credo che siamo sulla strada sbagliata. Ecco, questa è una mia opinione personale”.
Il sindaco di Diano Marina Cristiano Za Garibaldi
“Devo ringraziare la collaborazione con l’associazione Libera che in questi mesi ci ha aiutato a proporre degli eventi, come vedete, molto partecipati dal pubblico e dalle autorità. Il tema è molto serio e lo abbiamo considerato fin dall’inizio, dai primi passi della nostra amministrazione uno dei temi importanti dal punto di vista culturale, da diffondere la cultura della legalità e in questo caso anche dell’antimafia. Poi con il nascere della Commissione Antimafia questa attività, e devo ringraziare anche i miei colleghi appunto della commissione, si è ancora moltiplicata ed è migliorata con questa condivisione attraverso l’associazione Libera di molti altri eventi”.
Francesco Parrella presidente Commissione Antimafia Diano Marina
“Un grande evento, un grande piacere, un onore, una grande responsabilità presiedere la Commissione Antimafia, ospitare Don Ciotti a Diano Marina. Questa collaborazione con Libera si è consolidata nell’arco dei mesi da quando abbiamo istituito la commissione, abbiamo fatto diversi eventi pubblici e oggi anche in piena stagione abbiamo questo piacere, insomma, di parlare di temi scottanti che sappiamo che indiscutibilmente interessano anche il nostro territorio e quindi insomma siamo consapevoli del nostro ruolo, della nostra responsabilità.
Faremo il possibile nei limiti che abbiamo, però siamo veramente piacevolmente attratti da questa iniziativa che si lega a un’iniziativa che interessa anche tanti giovani con il tema della legalità. Insomma, Diano Marina è al centro della lotta alla mafia oggi e ne siamo veramente lieti”.
A cura di Alessandro Moschi






