Il Consiglio comunale del 29 luglio ha affrontato anche la mozione avanzata dal consigliere di opposizione Lucio Sardi per il riconoscimento della Palestina quale Stato democratico.
Sardi nel presentare la sua mozione ha ricordato che la stessa è stata approvata già in molti altri comuni italiani e vi sono sate numerose mobilitazioni per sensibilizzare sull’orrore che si vive in Palestina. Il consigliere di opposizione ha anche ricordato come il Consiglio comunale imperiese abbia in precedenza bocciato una sua mozione per chiedere il cessate il fuoco a Gaza e come il sindaco non abbia nemmeno risposto alla sua richiesta di apporre sul Palazzo comunale, a titolo simbolico, un lenzuolo bianco, simile ai sudari utilizzati per fasciare i morti di Gaza.
Dice Lucio Sardi: “Condanniamo i crimini compiuti da Hamas, ma condanniamo anche i crimini ben peggiori compiuti dall’esercito regolare di Israele. La popolazione di Gaza sta subendo cose inaccettabili. Si sta pensando di deportare 2 milioni di persone. Quale mente criminale può pensare cose simili?”.
La presa di posizione del sindaco Claudio Scajola, che punta il dito su Governo ed Europa e sostiene il riconoscimento dello Stato palestinese
Interviene il sindaco Claudio Scajola: “Voglio esprimere su questa tematica una mia libera posizione. Ritengo, personalmente, che l’Italia debba avviare un percorso che conduca al riconoscimento dello Stato palestinese, come già intrapreso da altri Paesi europei e in linea con quella che è stata storicamente la posizione in politica estera dell’Italia dal Dopoguerra.
Mi auguro, da europeista convinto, che questo riconoscimento possa arrivare nell’ambito di una strategia comune europea. Che l’Europa, che tanto deve al Medio Oriente per le proprie radici giudaico-cristiane, possa ergersi a forza internazionale capace di garantire sicurezza e dignità tanto al popolo palestinese quanto a quello israeliano. Lo vediamo con sgomento tutti i giorni: il contesto internazionale è segnato da barbarie, tensioni e polarizzazioni, che si riflettono, con picchi di inciviltà, nei dibattiti pubblici interni ai singoli Paesi.
Per questo motivo penso che le istituzioni pubbliche, a ogni livello, oggi più che mai, abbiano il dovere di promuovere una cultura della riconciliazione. Per noi che operiamo su una scala molto lontana da quella delle decisioni geopolitiche, la sfida è quella, almeno su questi temi, di promuovere una comunicazione disarmata e disarmante, per richiamare le parole del Santo Padre. Il Consiglio Comunale di Imperia, è chiaro a tutti, non ha competenze in materia di politica estera. Tuttavia, un confronto su questi temi può avere senso se svolto nel quadro di un contributo non ideologico.
Ogni vita spezzata in quella terra martoriata rappresenta una sconfitta per l’umanità. Il dolore di un popolo, che ha subito una immane tragedia, non può diventare giustificazione per l’inflizione di dolore a un altro. È questa consapevolezza del valore intangibile della dignità umana che deve animare ogni nostra posizione. Sono dunque favorevole al riconoscimento dello Stato Palestinese. Nonostante ciò, non posso votare favorevolmente questa mozione nella forma in cui ci è stata presentata. Anzitutto perché è una richiesta che eccede davvero oltre ogni misura immaginabile le nostre competenze e rischia di trasformare questo consesso, come – ahimé – troppo spesso è già accaduto – in un palcoscenico per dichiarazioni di principio prive di efficacia concreta. Ma ciò che meno convince della mozione è la narrazione degli eventi. Pur condannando formalmente il terrorismo di Hamas, dedica uno spazio sproporzionato alle critiche verso Israele. Non presenta quel necessario equilibrio che deve guidare ogni intervento su questioni di tale complessità, soprattutto per chi vuole costruire pace e non alimentare conflitti.
Per queste ragioni, pur condividendo la prospettiva di un riconoscimento dello Stato palestinese come parte di un processo di pace duraturo, non posso esprimere voto favorevole alla mozione così come è stata formulata. Continuo a ritenere l’ipotesi dei “Due popoli, due Stati” la soluzione più percorribile e realistica, nonostante il precipitare dalla situazione degli ultimi anni. Il riconoscimento dello Stato Palestinese può e deve rappresentare il primo passo verso questo traguardo, che darebbe anche la forza a quel popolo di liberarsi dal giogo terroristico di Hamas e dotarsi più facilmente di un governo che lavori ad accordi di pace duratura.
E la pace non arriverà dalla vittoria di una parte sull’altra, ma solo dal riconoscimento reciproco e duraturo della dignità e della diversità dell’altro. Il mio auspicio è che l’Italia e l’Europa possano contribuire attivamente, nelle sedi appropriate, al riconoscimento dei diritti di entrambi i popoli”.
Dice Enrico Lauretti di Società aperta Imperia di tutti: “A Gaza sta avvenendo qualcosa di terribile con un eccesso di violenza e di irrazionalità con il massacro di decine di migliaia di persone. E’ giusto arrivare ad una soluzione. Varrebbe la pena questa di giungere ad una mozione condivisa da tutti“.
Gli altri interventi in aula e la sospensione del Consiglio nella vana ricerca di un accordo fra maggioranza e opposizione
Loredana Modaffari del Pd dice: “Di fronte a queste cose bisogna essere persone coraggiose e innamorate dell’umanità. Mi spiace sindaco che ella abbia fatto un bel discorso, ma poi non voti la mozione, Mi spiace che lei l’abbia presa solo dal punto di vista politico. Qui si tratta di una questione umanitaria, non politica“.
Ribatte Scajola: “Consigliera Modaffari, il suo intervento è fatto non per trovare una soluzione, ma per creare una rottura“.
Interviene Edoardo Verda del Pd: “Credo che il nostro Paese debba riconoscere lo stato della Palestina, come hanno già fatto altri Paesi. Sarebbe importante trovare un accordo questa sera”.
Luca Volpe capogruppo di Insieme (maggioranza) sottolinea: “Il Comune di Imperia non ha una valenza diretta. Però possiamo emendare questa pratica e riscriverla insieme. Lo chiedo al consigliere Sardi: sospendiamo il Consiglio e troviamo una sintesi, oppure la ritiri e presentiamola insieme, anche in funzione di quello che il sindaco ha detto, nelle cui parole ci riconosciamo”.
Il Consiglio viene sospeso per dieci minuti, per verificare la possibilità di un accordo fra maggioranza e opposizione. Alla ripresa dei lavori Lucio Sardi comunica che non si è trovato un accordo.
Per il gruppo Avanti interviene Davide La Monica: “Condivido sicuramente le finalità del documento e chiedo a Sardi che non mi costringa a votare conto a questa mozione. Lei presenta queste mozioni infarcendole di ideologie proprio per farsele bocciare. Ci sono passaggi contro Israele e credo che l’approccio migliore in situazioni così delicate sia di non prendere una posizione pro o contro. Ce n’è sia per Israele che per la Palestina. Sicuramente condanniamo le cose atroci che sta facendo Israele, ma non si può fare politica su questo. Le chiedo: ci ripensi e ritiri questa pratica. Le prometto massimo impegno per trovare una condivisione perché si possa fare un documento all’unanimità.
Susanna Bernoldi dell’Aifo grida “vergogna” e viene allontanata dall’aula
Dal pubblico Susana Bernoldi responsabile locale dell’Aifo inveisce: “E’ vergognoso. Siamo a 160mila morti. E’ vergognoso“. La Polizia locale la accompagna fuori.
Anche Giovanni Lazzarini di Prima Imperia chiede a Sardi di ritirare la mozione per condividerne una unanime.
Interviene ancora il sindaco Claudio Scajola: “Credevo di poter far uscire dal Consiglio comunale una posizione difforme dal Governo centrale nella quale si dice che bisogna procedere al riconoscimento dello Stato palestinese se non c’è un immediato cessate il fuoco. Siccome non accetto strumentalizzazioni, voterò contro questa mozione perché Sardi rimane sulle sue posizioni. Il mio pensiero lo farò diventare una lettera che scriverò al Presidente del Consiglio”.
Replica Lucio Sardi: “Io ho chiesto di indicare le cose che si volevano modificare e non ho ricevuto nessuna risposta. Mi avete chiesto di ritirare una mozione dove non c’è scritto niente di strano. Sono settimane che l’avete in mano e adesso mi fate il piagnisteo. Lei sindaco ha cercato una scusa. Sui principi fondamentali non avete le palle di votare“.
La mozione è stata quindi bocciata.
Ecco la mozione di Lucio Sardi capogruppo del gruppo consiliare Alleanza Verdi e Sinistra,ad oggetto: Riconoscere la Palestina quale Stato democratico e sovrano:
Premesso che:
- nella notte tra il 17 e il 18 marzo scorsi, la tregua nella guerra a Gaza è stata drammaticamente interrotta da una serie di attacchi aerei israeliani sulla Striscia, seguiti da operazioni terrestri, che hanno causato centinaia di vittime palestinesi che si aggiungono alle decine di migliaia dall’inizio del conflitto;
- alla chiara, netta, condivisa e reiterata condanna di Hamas per l’orribile atto terroristico compiuto il 7 ottobre 2023, non sono seguite da parte del Governo italiano e da parte degli attuali vertici della Commissione europea, condanne altrettanto chiare e nette per l’apocalisse umanitaria a Gaza, i crimini di guerra e la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario da parte del Governo Netanyahu;
- le operazioni militari che hanno colpito la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e Gaza e interrotto l’erogazione di elettricità e bloccato gli aiuti umanitari a Gaza, nonché il disumano sfollamento forzato della popolazione, rappresentano violazioni inaccettabili del diritto internazionale ed umanitario che necessitano un’immediata iniziativa dell’Italia e dell’Unione europea per il ripristino della tregua e per la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas;
- operazioni come il bombardamento del pronto soccorso dell’ospedale battista al-Ahli di Gaza City, o come la deliberata esecuzione di 15 soccorritori e operatori sanitari palestinesi, tra cui 8 medici, vicino a Rafah, uccisi dall’esercito israeliano mentre tentavano di prestare soccorso e seppelliti in una fossa comune, testimoniata dalla libera stampa dopo il tentativo di insabbiamento da parte delle autorità israeliane, necessitano inchieste indipendenti da parte delle Nazioni Unite per accertare la responsabilità sui crimini di guerra commessi;
- le forze estremiste di destra che sostengono il Governo Netanyahu hanno spinto per riprendere il conflitto e invocato ulteriori crimini di guerra e l’amministrazione americana ha offerto pieno sostegno al Primo ministro Netanyahu nella violazione della tregua, ricevendolo con tutti gli onori alla Casa Bianca malgrado il mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, così come aveva fatto su suolo europeo il leader ungherese Victor Orban;
- da giorni migliaia di israeliani stanno manifestando a Tel Aviv e Gerusalemme contro il governo, accusando Netanyahu di violare i principi democratici e di stare prolungando la guerra a Gaza per mero interesse politico, mettendo a rischio spregiudicatamente la vita degli ostaggi ancora in mano ai terroristi di Hamas;
- da giorni a Gaza centinaia di palestinesi, malgrado lo stato di guerra, hanno protestato nel nord di Gaza contro Hamas e per la prima volta hanno invocato apertamente la fine del controllo del gruppo terroristico, l’Autorità nazionale palestinese ha salutato le proteste come “un grido dei residenti contro le politiche di Hamas” e chiesto il ripristino del controllo sulla Striscia;
- le proposte del presidente Trump, che ha prefigurato l’evacuazione dei circa 2,1 milioni di residenti palestinesi a Gaza e la creazione di una “riviera del Medio Oriente”, suscitando l’indignazione di gran parte della comunità internazionale e dei principali paesi europei (con l’eccezione del Governo italiano), vanno condannate senza esitazioni e riserve;
- lo scorso 4 marzo al Cairo la Lega Araba, alla presenza anche del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e del presidente del Consiglio europeo António Costa, ha presentato un Piano per Gaza, una proposta unitaria per il futuro e la ricostruzione della Striscia che prevede investimenti per oltre 53 miliardi, che l’Unione europea e gli Stati membri devono sostenere attivamente e con determinazione;
- la drammatica situazione del quadrante mediorientale, strategico per un continente che si affaccia nel Mediterraneo, impone all’Unione europea, se vuole credibilmente rappresentare un presidio nel mondo a difesa del diritto internazionale e dei pilastri del multilateralismo, di non permettere, ancora una volta, che la causa palestinese torni nell’oblio;
- l’Unione europea – seguendo le posizioni e le proposte avanzate dal precedente Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Joseph Borrell, e non richiamate dall’attuale Alto Rappresentante Kaja Kallas – deve impegnarsi per lavorare, in seno alla comunità internazionale, per costruire una pace giusta e duratura, che non può che passare dal riconoscimento dei diritti del popolo palestinese, a partire da quello di avere uno Stato libero dall’occupazione israeliana, nonché dalla garanzie di sicurezza per Israele;
- la comunità internazionale ha il dovere morale e giuridico di intervenire, anche a livello diplomatico e umanitario, per proteggere la popolazione civile e promuovere una soluzione pacifica del conflitto.
Considerato che:
- il 9 maggio 2024, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione intitolata “Admission of new Members to the United Nations” che riconosce la Palestina come “qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, raccomandando al Consiglio di Sicurezza di “riconsiderare favorevolmente la questione”: il testo è stato adottato con 143 voti a favore, 9 contrari e 25 astenuti, tra cui l’Italia;
- il 28 maggio 2024 Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina, e anche il presidente francese Macron ha recentemente dichiarato che a giugno la Francia riconoscerà lo stato di Palestina;
- il riconoscimento dello Stato di Palestina oggi rappresenta il presupposto necessario per preservare la prospettiva politica dei «due popoli, due Stati» e, dunque, per garantire la convivenza in pace e sicurezza degli israeliani e dei palestinesi, soprattutto di fronte all’esplicita negazione di questa prospettiva da parte delle leadership politiche al momento al Governo in Israele e agli obiettivi dell’organizzazione terroristica Hamas;
- già il 27 febbraio del 2015 il Parlamento italiano ha impegnato il Governo italiano al riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 ed anche il Parlamento europeo con la risoluzione del 17 dicembre 2014 ha chiesto il riconoscimento dello Stato palestinese.
Considerando, altresì, che:
- è in corso presso la Corte internazionale di giustizia – principale organo giudiziario delle Nazioni Unite – un procedimento su iniziativa del Sudafrica nei confronti dello Stato di Israele per la violazione della Convenzione sul genocidio del 1948;
- la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant e il leader di Hamas Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri – noto come Deif – per crimini di guerra e crimini contro l’umanità per la guerra a Gaza e gli attacchi dell’ottobre 2023;
- la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sollevato in Parlamento dubbi di carattere politico sui provvedimenti della CPI e il Ministro degli Esteri ha dichiarato ha dichiarato che “la richiesta di arresto di Netanyahu è irrealizzabile” e che “è tutto molto chiaro, ci sono delle immunità e le immunità vanno rispettate”, mentre le pronunce della stessa Corte Penale Internazionale hanno escluso una prevalenza della norme internazionali sull’immunità rispetto alle sue pronunce per crimini di guerra e crimini contro l’umanità;
- queste dichiarazioni del Governo comportano l’ennesima palese forma di delegittimazione della CPI, a cui è seguito l’aperto conflitto sul caso del libico Almasri, in un momento in cui sta subendo un forte attacco e l’Europa, e in particolare l’Italia, dovrebbero difenderne ruolo e funzione, perché la Corte rappresenta un’acquisizione fondamentale del diritto e della giustizia internazionale.
Si impegna il Sindaco e l’Amministrazione a rappresentare presso il Governo le seguenti richieste:
- riconoscere la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell’ambito del rilancio del Processo di Pace la prospettiva dei “due popoli, due Stati”;
- promuovere – forte dell’impegno assunto nel 2014 dal Parlamento europeo – il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’Unione europea, nel rispetto del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele;
- sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, ogni iniziativa volta a esigere il rispetto immediato del cessate il fuoco, la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, la protezione della popolazione civile di Gaza e la fine delle violenze nei territori palestinesi occupati, la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all’interno della Striscia, il rispetto della tregua in Libano scongiurando il rischio di futuri attacchi da parte di Hezbollah; il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario;
- sostenere il cosiddetto “Piano arabo” per la ricostruzione e la futura amministrazione di Gaza anche alla luce del favore di larga parte della comunità internazionale, assicurando il pieno coinvolgimento delle forze democratiche e della società civile palestinese, respingendo e condannando qualsiasi piano di espulsione dei palestinesi da Gaza e Cisgiordania;
- sospendere urgentemente, ove in essere, le autorizzazioni di vendita di armi allo Stato di Israele concesse anteriormente alla dichiarazione dello stato di guerra dell’8 ottobre 2023, al fine di scongiurare che tali armamenti possano essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, nonché a sostenere e farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (Att) dell’Onu, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile 2024, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;
- provvedere all’immediata sospensione dell’importazione degli armamenti dallo Stato di Israele, anche in considerazione dei dati emersi dalla Relazione dell’anno 2025, trasmessa alle Camere (di cui all’art. 5, comma 1, della legge 9 luglio 1990, n. 185);
- sostenere in sede europea l’adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania;
- esigere la tutela dell’incolumità della popolazione civile della Cisgiordania, richiedendo che lo Stato di Israele cessi ogni operazione militare, l’occupazione militare illegale di tali territori e l’illegale creazione e sostegno di insediamenti israeliani;
- proporre azioni efficaci contro le violazioni del diritto internazionale e umanitario da parte del Governo di Israele, inclusa la sospensione dell’accordo di associazione EU-Israele, per le ripetute violazioni dell’art. 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e la violazione delle fondamentali regole dello stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;
- dare piena attuazione ai mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale, in linea con la normativa italiana di adeguamento allo Statuto di Roma e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri, senza improprie considerazioni politiche che minerebbero il principio fondante per cui la legge, anche internazionale, è uguale per tutti;
- sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità della Corte Penale Internazionale, mettere in atto ogni iniziativa politica e diplomatica per scongiurare attacchi alla sua operatività e ribadire la necessità della Corte come strumento cardine della giustizia internazionale.






