“L’atmosfera tra noi attivisti è veramente bella. Sempre pronti ad andare presso le comunità beduine per accompagnare i pastori con le greggi, ad aiutarli nella raccolta di una pianta che fa parte della loro alimentazione (ottima!) e a trascorrere le notti presso le famiglie che temono l’incursione dei coloni. E l’impegno degli chefs e l’allegria a tavola!
Susann Bernoldi racconta di demolizioni sistematiche di villaggi, attacchi dei coloni armati dal governo israeliano e l’espulsione forzata di intere comunità palestinesi dalle loro terre ancestrali. Nel suo report emergono episodi di particolare brutalità, come l’aggressione a Sheikh Al-Saeed Al-Amur, pastore già amputato dai coloni e nuovamente attaccato mentre lavorava la sua terra, e lo sgombero forzato della comunità beduina di Ein Ayyoub, dove 130 persone sono state costrette ad abbandonare tutto nell’arco di 24 ore dopo incendi dolosi e intimidazioni.
L’attivista imperiese denuncia quello che definisce un processo di “pulizia etnica” in corso nei Territori Occupati, supportato dalla cooperazione tra esercito israeliano e coloni armati, mentre gli attivisti internazionali rischiano arresti e percosse per accompagnare le comunità locali.
Il report di Susanna Bernoldi impegnata nei Territori Palestinesi
“Abbiamo due coordinatrici: una italiana ed una pakistana che svolgono un grande lavoro in costante collegamento con le famiglie, ma se siamo qua così operativi è grazie a Rashid Khudairi, il fondatore della Jordan Valley Solidarity, organizzazione palestinese che dal 2003 è a fianco delle comunità beduine costrette a fronteggiare la violenza dell’esercito e dei coloni.
Sappiamo che tutta la Cisgiordania, dal 7 ottobre 2023, ha visto intensificarsi in modo esponenziale gli attacchi dell’esercito e dei coloni e se c’è voluto un genocidio perché il mondo si accorgesse di Gaza, chissà che cosa occorrerà per rendersi conto della brutale pulizia etnica in corso nei Territori Occupati.
Alcuni aggiornamenti che vorrei tanto non dare.
Nella regione a Sud di Hebron, ove è in corso una devastante demolizione di 12 villaggi con la perfetta cooperazione soldati-coloni:
Khirbet Al-Rakeez, nella regione di Massafer Yatta. Sheikh Al-Saeed Al-Amur è stato nuovamente assalito dai coloni mentre lavorava la sua terra sorreggendosi con la stampella, perché quattro mesi fa i coloni che lo attaccarono – il motivo è sempre quello: costringere i palestinesi ad abbandonare le loro proprietà – gli spararono alla gamba… forse con un proiettile dum-dum che esplode nel corpo? Sheikh ha subito l’amputazione della gamba destra. Lo hanno nuovamente ferito e abbandonato a terra dove è rimasto fino all’arrivo dell’ambulanza. Ha dichiarato: “Non ho paura di un colono o dell’esercito. Temo solo Dio. Io rimango nella mia terra a costo di morire. Non cedo all’occupante”.
Per i coloni, naturalmente, nessun arresto…
Comunità beduina di Ein Ayyoub vicino a Dair Amman, a ovest di Ramallah. L’ennesimo attacco dai coloni si è concluso con l’ingiunzione agli abitanti di andarsene in 24 ore (!); l’esercito, giunto dopo l’assalto, ha ordinato alla comunità di abbandonare tutto entro una settimana, ma la sera stessa i coloni hanno lanciato un drone con il messaggio che intimava di andarsene entro le 7 del giorno successivo. Forse, per essere più convincenti, nella notte sono tornati ed hanno dato fuoco alle strutture della comunità (foto). L’esercito l’ha dichiarata zona militare chiusa. Ora le 130 persone che vivevano di pastorizia sono costrette ad andarsene… ma dove… se il progetto di colonizzazione prevede il furto di tutta la Palestina? Tantissimi che ora vengono cacciati dalle loro terre appartengono a famiglie che avevano già perso tutto nel 1948, con la Nakba, altri vivono nelle terre dei loro avi. Dove? Alcuni nostri attivisti sono stati con la gente, al loro fianco rischiando l’arresto.
Molte volte, quando so di questi drammi, provo a immaginarmi ad essere nei loro panni. Perdere tutto… il risultato di tanti anni di lavoro, il futuro dei tuoi figli… Non importa che la casa sia di 100 mq o una costruzione di legno e metallo, molto frugale: è la tua casa e attorno la terra per il pascolo delle pecore che ti consentono di vivere dignitosamente. Tutto perso.
Khirbet Yarza, villaggio nei cui pressi hanno istituito il check point di Taiar Sir, è stato attaccato da coloni con l’intento di distruggere i tubi dell’acqua. La gente della comunità si è opposta. I coloni hanno chiamato l’esercito. Secondo voi? I soldati hanno arrestato 10 abitanti, otto dei quali rilasciati nelle 24 ore, mentre due sono stati portati nella tristemente nota prigione di Ofer, vicino a Ramallah, conosciuta per le condizioni estreme di detenzione: si dorme per terra, nessun cibo, periodiche incursioni dei soldati con insulti, sputi e percosse. Questa è da sempre la democratica Israele verso il popolo palestinese.
Ieri sera, martedì, due nostri attivisti che erano con una comunità assalita – anche lì – con l’intento di tagliare le tubazioni dell’acqua, sono stati minacciati e percossi in modo brutale, per fortuna senza conseguenze come accertato nell’ospedale dopo visita e raggi. Il problema è che migliaia di coloni, grazie al ministro della sicurezza Ben Ag Vir, notoriamente fomentatore di violenze, sono stati armati e – con una simil divisa militare – elevati al rango di soldati dell’esercito e tanti sono esaltati, privi di qualunque regola, convinti di essere i legali proprietari della Palestina e di avere il diritto di cacciare i Palestinesi e rubare loro terra, case, campi coltivati, animali.
Ma la notizia più devastante di questi giorni è stato il bombardamento della tenda che ospitava giornalisti e fotografi di Al Jazeera a Gaza. Un brutale assassinio. Siamo a 230 giornalisti uccisi in quella piccolissima striscia dove nessun reporter straniero è ammesso, dove da anni viene ucciso o gravemente ferito chi denuncia le violenze del governo israeliano. I giornalisti Anas Al-Sharif e Mohammed Al-Qreiqea, i fotografi Ibrahim Zaher e Mohamen Aliwa e l’autista Mohammed Noufal. Tutti sapevano di essere un target dell’esercito di occupazione, ma con un coraggio estremo hanno continuato a lavorare sul campo; Anas, molto conosciuto e stimato, ad aprile aveva scritto il suo testamento che è per me una poesia. Sono parole di amore. Per chi lo vuole vi è il link in una delle foto.
Già troppo per questo report, ma troppo poco per contenere la sofferenza vissuta con una dignità che ci lascia sconcertati. Poco per descrivere la gentilezza di questo popolo, la forza incredibile attinta da una fede incrollabile.
Sto ricevendo tantissimo. Grazie Palestina!
P.S…. a proposito … oggi 45 gradi….
PPS. All’aeroporto di Ben Gurion a Don Nandino Capovilla, uomo di pace, responsabile di Pax Christi che stava accompagnando un gruppo per il Pellegrinaggio di Giustizia, è stato negato l’ingresso perché “Pericoloso per la sicurezza nazionale”. Tristemente ridicoli”.
Susanna













