6 Maggio 2026 23:59

Imperia, consigliere Sardi contro Tavolo Antimafia: “Organismo di pura facciata, per Scajola la mafia sembra una rottura di palle”

In breve: Critico il consigliere di AVS, che chiede l'istituzione di una Commissione Consiliare

Non si placano le polemiche in seguito all’ultima riunione del Tavolo Antimafia del Comune di Imperia, tenutasi lo scorso 7 ottobre. Oltre alla consigliera PD Deborah Bellotti, che ha chiesto che il Tavolo diventi una Commissione Consiliare, a margine della seduta i consiglieri Luciano Zarbano (Imperia Senza Padroni) e Ivan Bracco (PD) avevano espresso il loro malumore per l’assenza del Prefetto Antonio Giaccari, sostituito per l’occasione dalla viceprefetto aggiunto Federica Bellofatto.

Critico il consigliere di AVS, che chiede l’istituzione di una Commissione Consiliare

A intervenire questa volta è il consigliere di AVS Lucio Sardi, che scrive: “Nel nostro paese il dibattito su quale sia il giusto approccio in merito al contrasto delle organizzazioni mafiose è stato a volte molto acceso e ha coinvolto le figure più alte della cultura oltre che della politica.

Celebre e oggetto anche di ampio dibattito pubblico, fu l’articolo di Leonardo Sciascia pubblicato nel 1987 dal Corriere della Sera titolato “I professionisti dell’antimafia” in cui lo scrittore autore di alcune delle pietre miliari letterarie sul fenomeno mafioso, muoveva critiche all’antimafia di facciata.

In quell’articolo, argomentando il suo ragionamento attraverso la lettura della dinamica nel rapporto tra mafia e fascismo, Sciascia evidenziava il rischio che una vuota retorica antimafiosa non accompagnata da spirito critico e agire politico, potesse diventare uno strumento di potere senza scalfire realmente il potere mafioso.

Fu un articolo che venne molto contestato anche a posteriori, in quanto riportava una critica alla modalità di nomina a procuratore della repubblica di Marsala di Paolo Borsellino, ma che poneva e pone tuttora – di fronte a tutti coloro che, nelle istituzioni, si incarichino di mettere in atto azioni per contrastare i fenomeni mafiosi – la necessità di agire su questo tema con concretezza e non con operazioni di facciata, utili al solo consenso o alla conservazione del potere.

Una visione critica che dovrebbe essere utilizzata per valutare sia coloro che, rispetto al fenomeno mafioso, esprimono una attenzione più marcata cercando di tenere alta l’attenzione sul fenomeno da parte dell’opinione pubblica, sia chi ha, verso il fenomeno delle infiltrazioni mafiose, un atteggiamento distratto e poco attento, ritenendo che sia sempre un problema che riguardi altre realtà.

Con questo particolare metodo di giudizio, si può ragionare sulla vicenda del “Tavolo di contrasto alla criminalità mafiosa e organizzata” del comune di Imperia, organismo ibrido creato a seguito della mediazione sulla proposta originaria delle opposizioni della costituzione di una Commissione antimafia comunale analoga a quella del comune di Diano Marina.

Una mediazione nata dall’idea che su questo tema fosse possibile trovare un equilibrio tra chi ha proposto una commissione che affrontasse un fenomeno presente e radicato nel nostro territorio e chi definiva quella proposta addirittura infangante per l’immagine della città.

I dubbi che (pur votando a favore della delibera) ponemmo sul tipo di soluzione adottata, si stanno purtroppo rivelando fondati, analizzando il modo con cui sono stati condotti i lavori del Tavolo e gli esiti della sua attività, culminata nell’ultima surreale riunione convocata per “audire” il nuovo Prefetto e risoltasi con un “nulla da dichiarare” comunicato dalla capo di gabinetto del Prefetto.

Per il sindaco Scajola il Tavolo antimafia è dapprima servito per togliersi dall’ulteriore imbarazzo (oltre a quelli derivanti da quanto emerso dal dibattimento nel procedimento penale sull’accusa di favoreggiamento nei confronti di un latitante condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) di votare contro l’istituzione di una commissione antimafia e successivamente per piegarla a strumento negazionista della presenza del fenomeno nel territorio cittadino.

Segno tangibile del fastidio con cui il sindaco guida i lavori del tavolo che è incaricato di presiedere, è il fatto che in più di una occasione, benché ne abbia anche contingentato i tempi di discussione, ha anticipatamente abbandonatole sedute, battendo ogni record negativo durante l’ultima da cui si è congedato, senza motivazioni, dopo poco più di cinque minuti dall’inizio dei lavori.

Se Peppino Impastato, uno degli esempi più virtuosi della lotta alla mafia e che pagò la sua determinazione e coerenza con la vita, diceva che “la mafia è una montagna di merda”, per il sindaco, a giudicare da come ha presieduto il Tavolo antimafia comunale, sembra invece che la mafia sia una rottura di palle.

Viene da pensarlo anche in ragione di alcuni scortesi appellativi che Scajola ha riservato agli esponenti locali di Libera (definiti salottieri dell’antimafia) i quali, nonostante i rappresentanti delle opposizioni lo avessero richiesto, non sono mai stati invitati al Tavolo comunale.

Parliamo di coloro che, proprio perché per nulla salottieri, sono stati invece protagonisti di una intensa e tenace iniziativa che ha consentito di arrivare all’assegnazione a fini culturali e sociali delle ville confiscate alle famiglie mafiose nel comune di Bordighera.

Un obiettivo raggiunto grazie alla vicinanza e alla attività svolta dalla Prefettura di Imperia e dalla commissione Regionale Antimafia, il cui allora presidente Roberto Centi è stato promotore di una legge regionale per sostenere e finanziare questi progetti.

Riprendendo il senso dello sferzante intervento di Sciascia, è evidente che – per i rappresentanti delle opposizioni nel Tavolo antimafia comunale – non è più accettabile assistere alla sostanziale totale inerzia e inconsistenza dei lavori di un organismo divenuto di pura facciata, ma vi sia la necessità di rilanciare la proposta di una vera commissione comunale antimafia che affronti con determinazione un tema che la politica non può né deve permettersi di sottovalutare”.

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