Si terrà questa sera, venerdì10 ottobre, presso il circolo La Talpa e l’Orologio di Imperia, una cena di beneficienza dedicata a Moussa Balde, il giovane guineano di 23 anni morto suicida nel Cpr di Torino nel maggio del 2021.
La serata nasce come momento di solidarietà concreta verso la famiglia di Moussa, in questi giorni presente in Italia e proprio oggi a Ventimiglia e Imperia, per seguire il processo in corso al tribunale di Torino, dove sono imputati per omicidio colposo la ex direttrice del centro di Corso Brunelleschi e il medico che lo visitò prima del ricovero in isolamento.
La cena di stasera rappresenta per la comunità locale un gesto di vicinanza e sostegno, in una vicenda che ha sollevato forti interrogativi sulle condizioni dei Centri di permanenza per il rimpatrio e sulla gestione dei migranti in Italia.
Durante la serata verranno forniti aggiornamenti sul processo, materiali informativi e sarà possibile contribuire alle spese legali sostenute dalla famiglia. I partecipanti sono invitati a portare dolci o strumenti musicali per rendere il momento conviviale e condiviso.
L’iniziativa è promossa dal collettivo La Talpa e l’Orologio, da anni impegnato sul territorio in attività sociali, culturali e politiche legate alla giustizia migrante e ai diritti delle persone in transito lungo la frontiera.
Cosa era successo a Moussa Balde e il processo a Torino
Moussa Balde, 23 anni, originario della Guinea, si tolse la vita il 23 maggio 2021 nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Torino, in corso Brunelleschi.
Pochi giorni prima era stato vittima di una brutale aggressione a Ventimiglia da parte di tre uomini. Nonostante fosse lui la vittima, venne fermato perché privo di documenti e trasferito nel centro torinese in attesa del rimpatrio. Lì fu collocato in isolamento, in una cella dell’area chiamata “Ospedaletto”, dove si impiccò.
Secondo i familiari, Moussa da tempo mostrava gravi segni di fragilità psicologica, ma non ricevette assistenza adeguata. La famiglia, costituitasi parte civile, non fu mai avvisata ufficialmente della sua morte: venne a saperlo solo attraverso amici e notizie online. Davanti al tribunale di Torino, sono imputati per omicidio colposo la ex direttrice del centro, Annalisa Spataro, e il medico, Fulvio Pitanti, accusati di non aver impedito il suicidio nonostante le condizioni evidenti del giovane.






