I sindaci del Golfo Dianese hanno trovato un’intesa per cercare di allungare la mano pubblica sull’area dell’ex caserma Camandone di Diano Castello. Un progetto condiviso per la creazione di una futura area verde, che, fra l’altro, servirebbe anche a scongiurare la realizzazione del famigerato CPR.
Il progetto, che vede come capofila il Comune di Diano Castello in cooperazione con gli altri comuni del Golfo Dianese (Diano Marina, Diano Arentino, Diano San Pietro, San Bartolomeo al Mare, Cervo e Villa Faraldi) punta alla riqualificazione di un’area di circa 14.500mq che dalla chiusura della caserma nel 1999 risulta in stato di forte abbandono e degrado.
Presentato alla Regione un progetto congiunto per la rinaturalizzazione del suolo degradato nell’ex Caserma, primo passo verso la riqualificazione totale del complesso
L’idea nasce dalla creazione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (in collaborazione con Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministero dell’economia e delle finanze) di un fondo dedicato al contrasto del consumo di suolo, che viene erogato attraverso le regioni.
L’iniziativa ministeriale prevede contributi per la realizzazione di interventi di rinaturalizzazione di suoli degradati o in via di degrado in ambito urbano e periurbano, perseguendo l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo netto evitandone un’ulteriore impermeabilizzazione, minimizzando la costruzione su nuove aree e preferendo la
riqualificazione di quelle già urbanizzate.
“Ci è sembrata l’occasione per iniziare a fare qualcosa di positivo sull’area della caserma Camandone“, commenta il sindaco di Diano Castello Romano Damonte, raggiunto da Imperiapost, che spiega come l’intervento sia stato concertato con la proprietà dell’area della Camandone, ovvero CDP Cassa Depositi e Prestiti e Fondo FIV (gestito da Investimenti CDP SRG partecipati da Cassa depositi e Prestiti stessa), con l’obiettivo di compiere un primo passo verso la totale riqualificazione dell’area.
“Stiamo iniziando un percorso per sviluppare questa meravigliosa area al centro del Golfo Dianese – aggiunge il sindaco Damonte-. Siamo soddisfatti di poter cominciare e di poter collaborare anche con le altre amministrazioni comunali. Noi siamo aperti alla collaborazione con tutte le associazioni di categoria del comprensorio e della provincia e anche dei privati. Stiamo impostando un percorso del genere”.
I dettagli del progetto
Il progetto, però, al momento, si limiterà soltanto al ripristino del suolo della Piazza d’Armi e della zona alberata, con l’obiettivo di giungere a una futura area verde a disposizione dei cittadini di tutti i comuni del Golfo.

Nell’area in oggetto “fino ad oggi è stata eseguita la sola pulizia periodica di sfalcio erba, la rimozione di eventuali alberature cadute ed interventi di potatura – si legge in uno degli allegati -. […] Le pavimentazioni dei viali sono ricoperte da strati di fogliame e la raccolta delle acque appare compromessa. Le due aree poste ai lati della Piazza d’Armi appaiono oggi come due grandi quadrati perimetrati su tutti e quattro i lati da esemplari di eucalipti. Il terreno che le caratterizza è stato originariamente compattato per realizzare dei campi in terra battuta per l’addestramento delle reclute. […] Il terreno è rimasto compattato anche dopo l’abbandono e richiede in oggi interventi attivi per adeguare la sua struttura a quella di un terreno naturale“.
La Piazza d’Armi, invece, “consiste in un’ampia area pavimentata in asfalto delimitata sul perimento da una cunetta di ampie dimensioni atta a raccogliere le acque superficiali derivanti dalla piazza stessa“.
Il progetto comprende, inoltre, anche uno dei viali interni con pavimentazione in asfalto, necessario per consentire l’accesso alla futura area verde pubblica.
L’importo generale di spesa previsto ammonta a 1.400.000,00 euro, che in caso di approvazione verrebbe cofinanziato con 168.000,00 euro di fondi propri del Comune di Diano Castello, ripartiti in 3 annualità.
L’intervento per il 32,60% riguarderebbe lavorazioni cosiddette “primarie” e per il 67,40% di lavorazioni “secondarie”.
Si tratta, nel primo caso, di “lavorazioni di de-impermeabilizzazione di superfici artificiali o di suoli compattati che prevedono il ripristino della struttura e della funzionalità ecologica del suolo esistente, mediante asportazione di materiale di copertura ordinario con conferimento in discarica o riutilizzo, scarificazione e aratura di suolo compattato, rimaneggiamento e omogeneizzazione meccanica del suolo esistente, incremento del carbonio organico, inerbimento con specie erbacee selezionate“.
“Su tutta l’area – si legge, inoltre – si prevedrà un intervento di de compattamento del suolo mediante lavorazione superficiale. […] Le superfici che non saranno destinate a viali di accesso saranno successivamente inerbite e mantenute tali. Si prediligeranno specie resistenti e spontanee che non richiedano continui interventi irrigui al fine di ridurre l’impatto economico ed ambientale dell’area, valorizzandone quindi gli aspetti naturalistici“.
Le lavorazioni secondarie, invece, prevedono innanzitutto la demolizione del potente spessore di pavimentazione in asfalto che caratterizza la ex Piazza d’Armi, “frutto di numerose ricariche fatte nel tempo per garantirne l’aspetto in occasione degli eventi e delle parate militari di allora” e lo strato di sottofondo inerte, che verrà riutilizzato per le operazioni di rimodellazione generale del terreno.
Sono, inoltre, previsti lavori di arricchimento del suolo, con l’incremento del carbonio organico programmato, per favorire la fauna nel suolo, e la fertilizzazione periodica con concimi naturali.
Prevista anche la piantumazione di vegetazione arborea con piante “autoctone o fortemente caratterizzanti per il sito e l’area circostante, soprattutto laddove l’intervento prevede il potenziamento e il ripristino di alberature storiche già insediate. […] In totale si stima circa
l’inserimento di circa 300 nuove alberature di diverse classi di grandezza, distribuite a sesto
variabile in relazione alla grandezza dell’albero nella sua massima espansione; la disposizione
delle piante terrà conto della fruibilità dell’aria, mantenendo anche delle piccole ‘chiare’ che
permettano l’accesso e la presenza di fioriture ed erbe spontanee utili alla biodiversità”.
Altri interventi riguarderanno la “piantumazione di vegetazione arbustiva di arredo e di delimitazione […] con essenze autoctone del territorio“, la realizzazione di un impianto irriguo in sub-irrigazione e di sistemi di recupero delle acque meteoriche (laghetti, cisterne, serbatoi, ecc., e relative opere accessorie).

Il progetto prevede, infine, anche l’istallazione di opere accessorie, come panchine, fontane, gazebo, recinzioni, sentieristica con materiali drenanti e piccole opere in pietra a secco.






