17 Aprile 2026 09:13

Caso Maiolino, Scajola torna a parlare: “Un processo che non comprendo, mi sento totalmente estraneo”


Claudio Scajola torna a parlare in aula.
 Nel corso dell’udienza odierna del processo che lo vede imputato per favoreggiamento personale nell’ambito del cosiddetto “caso Maiolino”, il Sindaco di Imperia ha chiesto di rendere nuove dichiarazioni spontanee. Un intervento arrivato dopo la testimonianza dell’ex dirigente comunale Ilvo Calzia, che aveva ricostruito i rapporti istituzionali legati alla pratica urbanistica di via Airenti e al presunto abuso edilizio da parte di Antonio Maiolino.

Scajola ha deciso così di replicare direttamente su alcuni punti emersi nel dibattimento, ribadendo la sua posizione e fornendo, ancora una volta, la propria versione dei fatti

“Io ho sentito, nel corso di queste udienze, in particolare oggi dal Pubblico Ministero, che un teste avrebbe riferito di un rapporto secondo cui avrebbe partecipato il signor Maiolino, che io non conosco più e non ho mai incontrato, ad attività di Forza Italia, e che quindi avrebbe avuto una certa dimestichezza e frequentazione con me.

Voglio precisare due dati, non perché questo mi preoccupi, ma per precisione, è meglio evidenziarlo. Io ho costruito Forza Italia accanto a Berlusconi, ma dal 2013 non ho più partecipato a nessuna iniziativa del partito, né sono stato iscritto fino all’anno scorso, cioè per 12 anni. In particolare, in provincia di Imperia, dal 2013 all’anno scorso non c’è stata alcuna sede di Forza Italia, né alcun luogo riconducibile formalmente al partito.

Seconda argomentazione: mi pare di aver capito, nel poco che ho compreso del processo, che non so perché sia stato fatto, ho colto che tutto nasca da una segnalazione, che in passato era definita “anonima” e che ora, in modo più elegante, viene definita “segnalazione confidenziale”. Da quanto si dice, sarebbe stata fatta da un inquilino che, abitando in un palazzo lì vicino, avrebbe presentato questo esposto, da cui sarebbe poi nata la notizia di reato, sulla quale si è costruito tutto quello che è successo dopo. […] 

Voglio precisare che il compito del sindaco, di qualunque sindaco, e dei dirigenti che si muovono su nomina dell’amministrazione, non è quello di avere un ruolo passivo, limitandosi a vedere cosa arriva. Se fosse così, basterebbe un robot per provare a farlo.

E quindi la riunione del 18 luglio, l’unica riunione fatta sul tema, alla quale ho convocato diversi soggetti interessati, nasceva da una logica incontrovertibile: un signore che aveva liberato la sua area un anno prima della scadenza della sua concessione, per permettere che si potesse procedere con un lavoro pubblico di interesse nazionale, finanziato dallo Stato, aveva bisogno di installarsi da qualche parte.

Io non ho più seguito nulla, fino a quando, da notizie di stampa, anche da quanto riferito stamattina dall’architetto Calzia, il fatto è diventato noto e ho convocato una riunione, per sapere cosa fosse possibile fare per derimere questa vicenda. Non si trattava di un atto di benevolenza verso una persona che non conoscevo, ma di un dovere istituzionale per chi ricopre un ruolo pubblico.

E in quell’occasione, sanatoria o non sanatoria, la domanda era una solaprovare a trovare una soluzione, per dare uno spazio di operatività a questa persona. 

Tutto il resto, quanto viene argomentato nelle carte che ho letto, presentate dalla Procura, fa parte di un processo dal quale mi sento totalmente estraneo. È un processo di cui, mi dispiace dirlo, ho molta difficoltà a comprenderne il motivo”.

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