“L’incredibile, ma non così imprevedibile, vicenda della chat della maggioranza in cui l’assessore Gagliano ha proposto di passare alle “vie di fatto” per intimidire qualche esponente troppo molesto dell’opposizione, non può essere letta come un episodio a se stante”. Lo evidenzia il consigliere di Alleanza Verdi Sinistra Lucio Sardi in una nota.
Per Lucio Sardi l’episodio che ha visto protagonista l’ex assessore Gagliano è figlio del sistema politico che si è creato in Comune
Prosegue Sardi: “Evidentemente la responsabilità diretta dell’inaccettabile messaggio, tanto grave da smuovere qualche coscienza o qualche interessato moralismo tra le file della maggioranza, è in primo luogo dell’ex assessore Gagliano il quale, non avendo avuto la dignità di dimettersi di sua iniziativa, esce di scena con poca dignità.
Ma se si ragiona sul contesto in cui è maturata la vicenda, l’inadeguatezza di Gagliano non risulta essere l’unica e neppure la più grave, anche se rischia di fare da parafulmine per le altre. È infatti il clima di delegittimazione, ostruzionismo e intimidazione contro le opposizioni che ha fatto ritenere a Gagliano legittimo proporre, in uno spazio di discussione della maggioranza, di colpirne un esponente sul piano personale, utilizzando strumentalmente i poteri che il ruolo amministrativo riserva appunto alle forze di maggioranza.
Tale clima e comportamento è infatti una costante da inizio legislatura, ma sta ora raggiungendo livelli preoccupanti, di cui la vicenda di Gagliano è uno degli episodi più gravi. Il brodo di cultura in cui maturano certi episodi deriva anche dalla conduzione dei lavori del Consiglio comunale da parte del presidente Vassallo. Una guida parziale e piegata ai desideri del sindaco, in cui sono tollerati attacchi a volte volgari nei quali, per misura e frequenza, primeggiano il sindaco e alcuni dei capigruppo di maggioranza e per i quali viene costantemente negato il diritto di replica per “fatto personale” previsto dal regolamento.
Per non citare solo gli episodi attacchi subiti personalmente (con il “raffinato” Gagliano che ipotizzò in un intervento che avessi avuto un trauma alla nascita) e al mio partito, accusato dal consigliere La Monica di “valorizzare” persone che sfasciano vetrine o candidano “pluripregiudicati” (episodi che sono la regola in consiglio), vorrei soffermarmi su alcuni passaggi del sindaco e “maestro” dell’invettiva per i suoi discepoli, che hanno riguardato anche altri.
Solo nell’ultimo consiglio comunale Scajola, usando in modo strumentale le comunicazioni di inizio seduta (che non consentono replica o dibattito), ha fatto due interventi sulla vicenda Granatini e sul recente parere della Corte dei Conti sul porto turistico.
Il primo per replicare, citandomi direttamente, alla critica mossa all’amministrazione per la gestione schizofrenica della vicenda (già oggetto di un avvertimento minaccioso al consigliere Verda da parte di un assessore, nel lontano 2021) passata da un esproprio fatto votare in Consiglio comunale, a un accordo con la proprietà, dai termini non definiti.
Il secondo per attaccare – per l’ennesima volta – il consigliere Bracco (che a suo dire sarebbe il solo responsabile del fallimento del primo progetto di realizzazione del porto turistico), per aver sollevato legittimi dubbi sugli effetti che il parere della Corte pone sulla fattibilità del nuovo progetto del porto che rischia, per le sue caratteristiche, di “regalare” alla città un esito simile al precedente.
Per chiudere con una nota di “stile”, Scajola si è anche permesso di attaccare – attribuendogli strumentalmente responsabilità amministrative e professionali sulla vicenda portuale – l’avvocato Panero che, casualmente, sta conducendo anche una azione legale contro gli aumenti tariffari che il sindaco ha approvato nella sua veste di commissario dell’Ato idrico, soggetto evidentemente inserito dal sindaco tra gli avversari da colpire.
Non appagato da questi due messaggi diretti a tre poco tollerati “criticoni”, con cui ha scaldato gli animi dei suoi (che altrettante “cortesie” personali ci hanno rivolto nella discussione delle pratiche), Scajola ha aggiunto un capitolo alla sua guerra alle figure dei tecnici sulla pratica del finanziamento della realizzazione del tratto di ciclabile sull’incompiuta.
Il passaggio in cui ha spiegato che, per il tratto cittadino, tale opera è stata presa in carico dal comune perché lui ha scarsa fiducia nei tecnici scelti dalla Regione e che si occupano del versante dianese, ha riportato alla mente le epurazioni che operò sul cantiere del Cavour, finendo però per far allungare i tempi e aumentare i costi.
Forse perché anche lui ingegnere, un altro bersaglio degli attacchi della maggioranza e del sindaco è più volte stato anche il posato consigliere Lauretti, preso di mira dal capogruppo di maggioranza Landolfi nel corso del dibattito su una pratica di Rivieracqua per aver fornito alcune consulenze tecniche a quella società.
Nel dibattito sulle abnormi riserve pagate dal comune per il cantiere della ciclabile, Scajola aveva invece apostrofato il consigliere Lauretti minacciando di tirare fuori un fantomatico faldone in cui il sindaco avrebbe raccolto le opere pubbliche seguite in passato da Lauretti in veste di dirigente, nei quali si sarebbero verificati maggiori costi rispetto a quelli preventivati.
Andando oltre la questione degli attacchi personali, non meno sgradevole è la rigidità procedurale indotta dall’amministrazione alla struttura dirigenziale del comune in merito alle richieste di documentazione o chiarimenti sulle pratiche da parte delle opposizioni, che si sta tramutando nella sostanziale limitazione al diritto all’informazione dei consiglieri di minoranza.
All’ultima mia richiesta di dati e documenti sulle pratiche del consiglio comunale del 17 novembre, presentata il 6 novembre dopo che nella discussione nelle commissioni comunali non erano stati forniti i chiarimenti richiesti, è stato dato riscontro con una mail recapitata nella tarda mattinata dello stesso giorno del consiglio.
Peccato che l’evidente tardività nella risposta, che non avrebbe consentito di fatto di poter analizzare in tempo utile i dati richiesti, non fosse il vero problema, considerato che nella pec ricevuta, si formalizzava sostanzialmente, con motivazioni strumentali, il rifiuto a fornire i documenti richiesti.
Neanche dopo che è stata denunciata in consiglio comunale questa evidente violazione ai diritti di informazione dei consiglieri, il presidente del consiglio comunale ha ritenuto di intervenire a tutela delle dignità dell’organo che presiede.
Non meno grave è l’inerzia del presidente del Consiglio comunale in merito alla deriva presa dagli assessori (Gaggero – Fossati e il solito Gagliano in testa) durante le question time di inizio seduta quando, invece di dare risposte, si lasciano regolarmente andare ad attacchi verso il presentatore delle stesse, negando l’esistenza di fatti documentati o non fornendo le informazioni richieste.
Altro elemento che ha concorso al contesto in cui Gagliano ha “meditato” la sua proposta è certamente il comportamento del sindaco che, pochi giorni fa, si è reso protagonista di un nuovo episodio di condizionamento dell’attività della Polizia Municipale.
Dopo l’inqualificabile telefonata all’allora comandante Bergaminelli per bloccare un controllo su un abuso edilizio, per cui è ancora sotto processo, stavolta Scajola si è attivato per bloccare l’attività di rimozione di alcuni motoveicoli già in corso.
Se questo è il clima e l’esempio che l’indiscutibile e indiscusso padrone politico di questa amministrazione fornisce ai suoi sottoposti, non stupisce che quelli più arroganti e meno dotati di senso delle istituzioni, possano emularlo finendo nei guai.
È paradossale che l’allenatore che ha chiamato Gagliano fuori dal campo per evitargli un possibile cartellino rosso dopo una grave infrazione, sia lo stesso che lo ha istruito a giocare in modo scorretto e irrispettoso.
Ancora una volta Scajola, quando le cose si mettono male, si rifiuta di assumersi la responsabilità di quanto succede a seguito delle sue scelte e comportamenti e, da padrone e mandante di ogni azione della sua maggioranza, si trasforma in distratto testimone, scaricando anche i fedelissimi esecutori del suo modo di fare politica”.






