8 Maggio 2026 09:32

Imperia: il ponte di Borgo d’Oneglia intitolato a Luciano Calzia. Grande partecipazione alla cerimonia. “Ha sempre cercato di unire tutti insieme” /Foto e Video

In breve: A Luciano Calzia, scomparso a causa di un raro tumore, è stato riconosciuto il particolare impegno educativo nella promozione dei valori della legalità, della partecipazione e della solidarietà.

Grande partecipazione questo pomeriggio, venerdì 19 dicembre, al ponte di Borgo d’Oneglia per l’inaugurazione della targa di intitolazione a Luciano Calzia, il giovane professore di matematica e fondatore dell’associazione Ippocedro scomparso a soli 27 anni a causa di un mare incurabile.

Presenti alla cerimonia, il sindaco Claudio Scajola, gli assessori Ester D’Agostino e Mattia Sasso, i familiari e gli amici di Luciano e il professore Vittorio Coletti.

Particolarmente toccanti le parole della sorella Annalisa: Abbiamo appena svelato la targa dedicata a Luciano. Come ha detto il professor Coletti, non c’è cosa migliore per rappresentare mio fratello.

Il ponte unisce due sponde e allo stesso tempo mio fratello ha sempre cercato di unire più compagnie possibili, amici che non si conoscevano, ha sempre cercato di unire tutti insieme.

Sono proprio contenta di questa iniziativa, quindi ringrazio tutti coloro che hanno progettato questa iniziativa e tutti coloro che l’hanno resa possibile”.

A Luciano Calzia, scomparso a causa di un raro tumore, è stato riconosciuto il particolare impegno educativo nella promozione dei valori della legalità, della partecipazione e della solidarietà.

La cerimonia è proseguita con una visita alle targhe con i vecchi toponimi di Borgo d’Oneglia. Il progetto ha recuperato le vecchie denominazioni di strade e piazze scritte nel dialetto locale, restituendole alla popolazione con un’operazione di conservazione della memoria e di trasmissione della tradizione.

“Un giovane brillante che ci ha lasciati troppo presto, ma la cui passione continua a vivere in tutti coloro che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene – Ha detto il sindaco Claudio Scajola – Questa intitolazione, come ogni gesto di memoria, non potrà riportarlo indietro né permetterci di riabbracciarlo, ma è un atto sentito e doveroso: un modo per ricordarlo, onorarlo e sentirlo ancora vicino ai nostri cuori”.

Il professore Vittorio Coletti ricorda Luciano Calzia:

L’amministrazione comunale ha accolto il suggerimento della Commissione Toponomastica, a nome della quale prendo qui la parola con il suo Presidente, dedicando il ponte che collega il suo borgo di Oneglia alla strada per Imperia a Luciano, che con il consenso del Prefetto riceve questo pubblico riconoscimento. Anche se non sono ancora interamente trascorsi i dieci anni dalla sua scontata.

Mi è difficile ricordare Luciano senza commuovermi. Tanto ho vivo nel cuore la sua immagine di lieto, leale, arguto e intelligente amico di mio figlio. E per questo leggo.

Luciano era un ragazzo vivacissimo e allegro, un geologo appassionato, portato per questa specializzazione che congiunge scienza e tecnica, teoria e vita sul campo. È stato un professore amatissimo dagli allievi, un amico per tanti giovani che ne hanno rinnovato in questi anni la memoria con immutato affetto e nostalgia.

Ma perché questa intitolazione del ponte di Borgo a Luciano? Se la ragione della scelta del luogo intuitiva, Luciano è stato uno degli abitanti più noti e attivi della sua frazione, quella di dedicaglielo non poteva essere solo una forma di compenso per la crudeltà del destino che gli ha rubato la vita così ingiustamente presto. Non poteva essere solo questa.

Sono purtroppo tanti a essere strappati alla vita troppo presto e non ci sarebbero strade e ponti a sufficienza per ricordarli tutti, per proporli tutti alla memoria pubblica in forma di parzialissimo risarcimento del torto subito.

Allora si penserà che alla ragione di questa intitolazione siano state le opere di Luciano, nei suoi pochi anni di vita adulta, moltiplicate e si è divenute ancora più generose e commoventi dopo la scoperta della malattia irreparabile. La passione per il suo paese, di cui è stato uno dei protagonisti più semplici, attivi, simpatici e operosi.

Il suo impegno di insegnante, il progetto di un campetto di calcio per i bambini, l’idea originale, stravagante e intelligente del CIC, il campionato imperiese casuale di calcio, cui può partecipare chiunque, la composizione delle squadre è sempre diversa, una magnifica trovata per liberare il gioco dalla violenza degli schieramenti tifosi. E certamente si penserà bene enumerando queste ragioni, ma ce n’è anche un’altra.

Forse la principale, o perlomeno quella più pertinente a un atto di pubblico riconoscimento come l’intitolazione toponomastica. Ed è la persistenza del ricordo e la presenza ideale di Luciano tra i suoi amici nella sua comunità, che si ritrovano ogni anno nel suo nome per sostenere e completare i suoi progetti e i suoi sogni.

Il valore simbolico di mite e intenso insegnamento che la sua breve vita, la sua tragica morte, hanno subito preso a trasmettere. La resistenza morale al male, che vince il corpo ma non lo spirito, l’eredità a chi resta di una testimonianza generosa, il dono agli altri della vita cui si è costretto a rinunciare per sé.

Questo ha fatto Luciano Calzia, diffondendo vitalità tanto più quanto questa stava fuggendo dal suo corpo.

Non è raro per fortuna che chi opera bene sia apprezzato in vita da chi lo conosce, ma è più raro che questo apprezzamento duri anni dopo la morte e sia motore di nuovi affetti, iniziative e idee. E proprio questo invece è accaduto per Luciano, che continua a proporre, non solo come ovvio nella ristretta cerca familiare, ma tra tanti giovani e giovanissimi, tra gli abitanti di Borgo e molti imperiesi, un’immagine di vita ben vissuta, attiva e generosa, in cui il pensiero degli altri sembra aver compensato la crudeltà che il destino le ha riservate.

Si sa che la Chiesa avvia i procedimenti di santificazione non solo sulla base della vita del santo, ma anche e soprattutto di ciò che ha o avrebbe fatto dopo la morte, i suoi miracoli. Ebbene, a volte la vita può sconfiggere la morte anche senza gesti soprannaturali, ma solo con il ricordo, l’affetto e l’ammirazione per una persona scomparsa, che ne prolungano la presenza tra i vivi, trasformano il dolore per una morte in motore per la vita altrui, ricevono il testimone di un bene che la morte non può distruggere.

Questo è quello che è avvenuto con l’associazione Ippocedro, nata per continuare il ricordo e completare l’opera del giovane Luciano, concretizzarne i sogni e che oggi ha già raggiunto encomiabili traguardi”.

A cura di Alessandro Moschi

 

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