Arriva una presa di posizione istituzionale sul caso della campana per i “bambini non nati”. Laura Amoretti, Consigliera di Parità della Liguria, ha inviato una lettera formale al Papa Leone XIV per esprimere il proprio disappunto in merito all’iniziativa assunta dal vescovo Antonio Suetta.
Santo Padre,
mi rivolgo a Voi in qualità di Consigliera di Parità della Regione Liguria, nel rispetto profondo del Vostro ruolo e dell’importanza che la Chiesa cattolica riveste per molte cittadine e molti cittadini.
Desidero con questa breve nota condividere l’inquietudine che ha generato in molti la recente iniziativa assunta dal Vescovo della Diocesi di Ventimiglia e Sanremo Monsignor Antonio Suetta, ovverosia quella di far suonare, ogni sera alle 20.00, una campana in memoria dei cosiddetti “bambini non nati” a seguito di interruzione volontaria di gravidanza, come “richiamo quotidiano alla coscienza”.
Tale decisione, per il suo forte valore simbolico, ha suscitato preoccupazione e dolore in molte donne e famiglie, oltre a generare un clima di giudizio e stigmatizzazione rispetto a scelte personali spesso maturate in contesti complessi e sofferti.
L’interruzione volontaria di gravidanza è infatti una scelta tutelata dall’ordinamento dello Stato italiano, regolata dalla legge 194 del 1978, parte integrante dei diritti di salute pubblica, nata anche per contrastare l’illegalità e riconosciuta come diritto sanitario e civile, spesso maturata in contesti di grande complessità personale, sociale ed economica.
In una società pluralista e in uno Stato laico, iniziative di questo tipo rischiano di trasformarsi in un giudizio pubblico sulle donne, sul loro corpo e sulla loro autodeterminazione, alimentando una narrazione che non tiene conto della responsabilità, della sofferenza e della consapevolezza che accompagnano tali decisioni.
Nel mio ruolo istituzionale, volto alla promozione della parità di genere, della non discriminazione e del rispetto reciproco, non posso non rilevare come simili iniziative rischiano di contribuire ad incrementare, anziché ridurre, disuguaglianze di genere, colpendo soprattutto, ancora una volta, una parte specifica della popolazione: le donne.
Nel rispetto della libertà religiosa e del ruolo che la Chiesa cattolica riveste per molte persone, ritengo tuttavia doveroso evidenziare che la funzione delle istituzioni – religiose e civili – dovrebbe essere quella di accompagnare, ascoltare e sostenere, non di dividere o di esporre al giudizio pubblico scelte intime e legalmente riconosciute.
Auspico che, anche su temi eticamente sensibili, prevalgano linguaggi e iniziative capaci di tenere insieme il rispetto delle convinzioni religiose e la tutela dei diritti, della dignità e della libertà delle donne, evitando azioni che rischiano di riaprire ferite e acuire conflitti sociali.
Confidando nella Vostra sensibile attenzione, con devozione
Laura Amoretti






