Mancano poco più di due mesi al referendum sulla riforma della Giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio. Gli italiani saranno chiamati alle urne il 22 e 23 marzo per esprimersi su una questione che da tempo sta infiammando il dibattito pubblico, con scambi sempre più accesi tra il fronte del “sì” e quello del “no”.
Proprio a quest’ultimo è stato dedicato l’incontro organizzato nel tardo pomeriggio di oggi, sabato 17 gennaio, nella sala del Cinema Cristo Re di via Trento dal titolo “Riforma Nordio – Perché è giusto dire no”.
Ad animare il dibattito sono stati tre magistrati chiamati a offrire un’analisi tecnica e istituzionale della riforma
Raffaella Gabriel, giudice civile al Tribunale di Genova, Giuseppe Longo, pubblico ministero presso la Procura di Genova, e Massimiliano Botti, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia.
Tra il pubblico numeroso, con una presenza significativa di giovani, anche diversi esponenti politici: gli esponenti del PD di Imperia Ivan Bracco, Daniela Bozzano e Loredana Modaffari, insieme a Edoardo Verda, il consigliere regionale Enrico Ioculano (PD) e il consigliere comunale di Imperia Lucio Sardi (AVS).
Raffaella Gabriel ha aperto i lavori spiegando le ragioni della mobilitazione: “Siamo membri del comitato del no, fondato dall’Associazione nazionale magistrati. La nostra è una campagna referendaria, non siamo né riconducibili a nessun partito né contro alcun partito. Siamo scesi in campo anche superando le nostre abitudini, la posta in gioco è alta. Abbiamo deciso di cercare di poter spiegare quali sono le ragioni per la quale abbia senso andare a votare e votare no. Ogni voto è un voto che può fare vincere il sì o il no. Fondamentale esprimere il proprio voto”.
Il procuratore Alberto Lari ha illustrato la natura del referendum: “Il referendum della giustizia è un referendum confermativo. È stata fatta una legge e questa legge, non avendo ottenuto la maggioranza assoluta dei parlamentari, deve essere confermata dai cittadini. Quindi è un referendum che non ha un quorum ed è un referendum che vince chi ottiene più voti.
Per questo nasce la mobilitazione da parte del Comitato e anche le assemblee come quelle di oggi. Perché bisogna spiegare ai cittadini che bisogna andare a votare. Perché, non essendoci il quorum, vince o il sì o il no.
È fondamentale la partecipazione. Chi non partecipa non si può poi lamentare se la giustizia viene riformata in un modo che noi riteniamo totalmente ingiusto.
Quali sono le motivazioni per dire no?
Le motivazioni per dire no sono moltissime. Noi non condividiamo nulla di questa riforma. Ma se dovessimo cercare di selezionare qualche cosa a spunto, soprattutto l’indipendenza della magistratura.
Noi siamo convinti che questa riforma privi il magistrato dell’indipendenza che ha oggi.
Perché un magistrato deve potersi anche sentire libero di decidere. Non si può affidare un potere disciplinare a un’Alta Corte, che è un organo che ha una funzione che non è solo di autogoverno, ma anche di partecipazioni esterne.
Vi sono anche tutte le altre criticità. La separazione delle carriere è il meno, perché nella separazione delle carriere c’è già oggi, di fatto. E di fatto noi, quando è stata approvata la legge che ci impedisce di passare da una funzione all’altra, non abbiamo fatto particolari obiezioni. Quella riforma invece fa cadere tutto l’impianto delle garanzie del magistrato.
Perché un magistrato più debole, più intimorito, non può rendere un servizio corretto ai cittadini“.
La riforma prevede la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura con la creazione di due consigli separati, l’elezione tramite sorteggio dei componenti magistrati e l’istituzione di un Tribunale speciale per i soli magistrati ordinari, l’Alta Corte Disciplinare. L’Italia sarebbe l’unico paese al mondo ad avere un organo eletto tramite sorteggio.

A cura di Alessandro Moschi






