La Corte d’Appello di Genova ha depositato le motivazioni della sentenza dell’operazione Ares, l’inchiesta della Guardia di Finanza di Imperia che nel novembre 2023 portò all’arresto di 26 persone accusate di gestire un traffico di droga tra la Calabria e la provincia di Imperia.
I giudici di secondo grado, che hanno inflitto complessivamente oltre 160 anni di carcere ai 21 imputati confermando l’aggravante del metodo mafioso, scrivono nero su bianco quello che finora era stato solo contestato dall’accusa: a Diano Castello era operativa una locale di ‘ndrangheta.
Al centro della vicenda c’è Domenico Gioffrè, ritenuto il vertice dell’organizzazione. I giudici respingono esplicitamente l’argomento difensivo secondo cui a Diano Castello non vi fosse una locale: la famiglia De Marte-Gioffrè risulta inserita nella mappa della criminalità organizzata relativa alla provincia di Imperia elaborata dalla Direzione Investigativa Antimafia.
Nelle motivazioni viene spiegato anche perché l’aggravante del metodo mafioso è stata confermata. La forza intimidatoria del gruppo, secondo la Corte, non si basava su violenze esplicite o sparatorie, ma su qualcosa di più sottile: la reputazione. Il solo fatto di provenire dalla Calabria, di evocare il nome di Antonio De Marte e i suoi legami con i Pellegrino era sufficiente a imporre il controllo della piazza di spaccio.
Le vittime sparivano, tacevano, non contrastavano. Secondo i giudici, il monopolio sullo spaccio nell’area era totale.
Ricordiamo che in appello le condanne erano state parzialmente rideterminate al ribasso rispetto al primo grado. Domenico Gioffrè, che non aveva impugnato la sentenza, aveva beneficiato della cosiddetta “riforma Cartabia”: la sua pena era scesa automaticamente da 20 a 16 anni e 8 mesi. Giovanni De Marte era passato da 16 a 14 anni e 4 mesi. L’aggravante mafiosa era invece stata esclusa per Johnny Loda e Nicolò Striglioni. Vale la pena ricordare che tra i dettagli emersi durante le indagini, c’era anche il sistema di approvvigionamento della droga: i carichi arrivavano spesso a bordo di autobus di linea da Gioia Tauro e venivano ritirati al capolinea di Largo Nanollo Piana, a pochi passi da piazza Dante, in pieno centro a Imperia.






