23 Aprile 2026 20:01

Abusa della cugina minorenne di 9 anni. 26enne condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere e al pagamento di 20mila euro di danni

5 anni e 6 mesi di carcere, interdizione perpetua dagli uffici pubblici e privati e il pagamento di circa 20mila euro di danni alla parte civile. È questa la sentenza nei confronti dell’imputato, classe 1999, nato in Cile e residente a Ventimiglia, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni della cugina minorenne. Il collegio giudicante ha deciso al termine della camera di consiglio seguita all’udienza a porte chiuse.

L’iter giudiziario e i capi d’accusa

Secondo l’accusa, il 26enne avrebbe costretto e indotto la giovane a compiere e subire atti sessuali in più occasioni, approfittando del legame familiare e della particolare vulnerabilità della vittima. I fatti contestati risultano aggravati sia dal rapporto di parentela, i due sono cugini, sia dall’età della ragazza che, all’epoca degli episodi, non aveva ancora compiuto 14 anni. Il 26enne inoltre, le avrebbe detto che “tutti i cugini si comportavano in quel modo, ma che l’importante era non dirlo ai genitori”.

Nel corso del processo, celebrato con le tutele previste per i procedimenti che coinvolgono minori, sono stati ascoltati diversi testimoni e analizzate numerose prove documentali. L’istruttoria ha ricostruito un quadro definito dagli inquirenti come complesso e delicato, segnato da una condizione di forte fragilità psicologica della giovane.

Nel dibattimento, il 26enne è stato assistito dall’avvocato Giuliana Basso, mentre la parte civile, costituita dai familiari della giovane, è stata rappresentata dall’avvocato Mario Taddei. Al termine della requisitoria, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 7 anni e sei mesi di reclusione.

La ricostruzione della vicenda dopo la denuncia da parte degli insegnanti

La vicenda era emersa nel febbraio 2022. In quel periodo una docente dell’istituto scolastico frequentato dalla ragazza aveva segnalato alla centrale operativa l’assenza della studentessa e alcuni messaggi inviati dalla stessa a una compagna di classe, dai quali traspariva un evidente stato di sofferenza. Nel pieno rispetto dei protocolli di tutela dei minori, una telefonata partita dalla scuola aveva attivato l’intervento immediato delle forze dell’ordine.

Gli operatori si erano quindi recati presso l’abitazione della giovane per verificarne le condizioni e ricostruire, insieme ai familiari, il contesto di disagio emerso nelle settimane precedenti. Successivamente, in ambito sanitario, erano state raccolte dichiarazioni ritenute rilevanti dagli investigatori, elementi che avevano portato i genitori a formalizzare una denuncia. Da lì aveva preso avvio l’indagine che ha condotto al rinvio a giudizio dell’imputato.

🔔 Resta sempre aggiornato! Iscriviti al nostro canale Telegram

📢 Hai una segnalazione? Scrivici a redazione@imperiapost.it o inviaci un messaggio su WhatsApp

📲 Seguici sui social! Non perderti le ultime news su:
Instagram Facebook TikTok YouTube

🎯 Vuoi far crescere il tuo business? Per la tua pubblicità contattaci su marketing@imperiapost.it

Condividi questo articolo: