19 Aprile 2026 11:12

Porto di Imperia: Sardi (AVS) attacca le procedure per il completamento. “Troppi dubbi, rischio di consegnare tutto ai privati”

In breve: Sardi interviene con una lunga nota stampa in cui elenca punto per punto le criticità dell'operazione

Il consigliere di minoranza Lucio Sardi alza la voce sulle modalità scelte dall’amministrazione Scajola per portare a termine il progetto del porto turistico. Secondo l’esponente di Alleanza Verdi Sinistra, la procedura adottata da Marina di Imperia solleva molte riflessioni e valutazioni critiche, con il rischio concreto che dietro la facciata della gestione pubblica si nasconda in realtà un affidamento ai privati della parte economicamente più rilevante dello scalo.

Sardi interviene con una lunga nota stampa in cui elenca punto per punto le criticità dell’operazione

La procedura adottata dalla società Marina di Imperia, in attuazione delle direttive dell’amministrazione Scajola, per procedere al completamento delle opere previste nel progetto del porto turistico voluto dalla maggioranza, solleva molte riflessioni e valutazioni critiche.

Dopo aver sbandierato il risultato del mantenimento sotto una gestione pubblica dello scalo – che, è bene ricordare, non è frutto della volontà politica del centro destra imperiese e di Scajola il quale, in passato, aveva assegnato la concessione a una società (Porto di Imperia spa) di cui il comune deteneva solo un terzo del capitale – oggi, utilizzando le nuove procedure previste dal Dlgs 36/2023 (nuovo codice sugli appalti), questa amministrazione torna in sostanza a consegnare ai soggetti privati attuatori la parte economicamente più sostanziosa del porto.

Ricordiamo che il nuovo codice sugli appalti, partorito per iniziativa del governo Meloni con la regia del ministro Salvini, è stato oggetto di critiche e rilievi sia da ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) che dal Consiglio di Stato, critiche inerenti proprio la limitazione della concorrenza per la procedura di cui all’articolo 193 del decreto, utilizzata per l’assegnazione delle sub concessioni ai soggetti attuatori delle opere di completamento del porto di Imperia.

Nei giorni scorsi è infatti apparso sul sito di Marina di Imperia S.r.l. un avviso relativo a una pseudo forma di partenariato pubblico-privato, ricondotto dalla stessa società all’articolo 193 del Codice dei contratti pubblici per la Concessione di Lavori del nuovo Porto di Imperia.
Tale avviso solleva serie preoccupazioni, sia sotto il profilo procedurale sia sotto quello delle garanzie per l’interesse pubblico, che di seguito sintetizziamo.

La prima criticità riguarda il fatto che Marina di Imperia S.r.l. non risulta essere una stazione appaltante qualificata. Ciò significa che la società non è un soggetto abilitato a gestire direttamente una procedura di gara a evidenza pubblica conforme al Codice dei contratti, con tutte le tutele che tale normativa assicura in termini di trasparenza, concorrenza e controllo.

Non a caso, lo stesso avviso chiarisce che la consultazione del mercato viene svolta nell’ambito dell’art. 45-bis del Codice della Navigazione, una norma che non impone procedure a evidenza pubblica per l’affidamento a terzi delle attività oggetto di concessione.
L’articolo si limita infatti a prevedere che il concessionario, previa autorizzazione dell’autorità competente, possa affidare ad altri soggetti la gestione delle attività, senza criteri di selezione, punteggi o garanzie concorsuali.

La preoccupazione aumenta ulteriormente se si considera che non si tratta di una semplice subconcessione, bensì di una vera e propria concessione di lavori articolata in cinque lotti distinti, destinata a modificare profondamente il volto dello specchio acqueo di Porto Maurizio.

Un intervento che incide direttamente su un bene pubblico di primaria importanza per la città dovrebbe essere tutelato attraverso requisiti normativi stringenti, a partire:

  • dalla verifica delle qualificazioni SOA per lavori superiori ai 150.000 euro;
  • dall’indicazione delle percentuali di lavori/progettazione soggette o meno a subappalto;
  • dai requisiti dei progettisti incaricati della progettazione definitiva ed esecutiva;
  • dall’individuazione di criteri premiali chiari, coerenti con la normativa vigente e con l’interesse collettivo.

In caso contrario si potrebbe incorrere in pericolose situazioni di subappalti, anche a cascata, o in attività svolte tramite l’istituto dell’avvalimento, meccanismo che consente a soggetti privi di competenze di operare ottenendo in prestito i requisiti.

Altro elemento d’interesse è la sostenibilità ambientale. Nell’avviso non vi è alcun riferimento esplicito ai CAM (Criteri Ambientali Minimi), oggi obbligatori, ma solo una generica valutazione sulla “maggiore sostenibilità”.
La documentazione progettuale appare disomogenea, con riferimenti sia al D.lgs. 50/2016 sia al D.lgs. 36/2023, generando incertezza e scarsa leggibilità della procedura.

Colpisce inoltre l’assenza di riferimenti alla metodologia BIM, oggi obbligatoria per legge per opere pubbliche superiori ai due milioni di euro, che garantirebbe qualità tecnica, controllo e trasparenza.

Ancora più problematica è la dichiarazione secondo cui non sono previsti pesi o punteggi, lasciando al Committente una valutazione discrezionale con semplice motivazione.
Questo approccio rischia di tradursi in valutazioni non verificabili.
Chi effettuerà le comparazioni? È prevista una commissione tecnica? Nulla è chiarito.

Ulteriori interrogativi sorgono sulla verifica dei requisiti, sull’eventuale ricorso a una stazione appaltante qualificata, sui criteri premiali, e soprattutto sulla definizione e validazione del Piano economico-finanziario da parte di un soggetto terzo competente.

Gli interrogativi sono numerosi, le risposte carenti, le procedure vaghe.
Considerata la situazione economica e occupazionale della città, si teme un vantaggio per pochi soggetti privati a discapito dell’interesse collettivo.

Sul piano politico, la scelta di mantenere residenze di lusso e un albergo di lusso impone una ipoteca di 65 anni sui posti barca più redditizi, privando il porto di risorse utili a uno sviluppo più armonico e moderno.

Le procedure informali, l’uso degli artt. 77 e 193 del D.Lgs 36/2023, e l’assenza di strumenti di controllo, delineano un quadro in cui il controllo pubblico appare più annunciato che reale.
Un contesto in cui rischi finanziari, complessità realizzativa e dipendenza dai proventi dei posti barca espongono il progetto a pressioni dei privati attuatori, trasformando il comune e Marina di Imperia srl nel possibile “vaso di coccio”.

Anche nello scenario più favorevole, resta il rischio che il comune si ritrovi opere con imponente manutenzione, progettate per durare solo il periodo della concessione.

Per chi ha a cuore l’interesse della città, appare più opportuno lanciare un ultimo “appello a naviganti” per rendere l’opera davvero funzionale agli interessi degli imperiesi.”

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